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*la Sinistra del XXI secolo*

Sinistra 21 (397)

LibriPOP*

6 Items

LibriPOP* è una rete di Librerie e Biblioteche popolari strutturate come gruppo d'acquisto nazionale (con la tessera sottoscritta presso la propria LibriPOP* è possibile acquistare anche presso le altre LibriPOP*) di libri.
Le LibriPOP* nascono dalla necessità di un cambiamento profondo, personale e sociale. Sono gruppi di persone, che decidono di incontrarsi per acquistare insieme libri e prodotti culturali, in quantità da ridistribuire tra di loro, e scelgono responsabilmente i prodotti secondo alcuni criteri: la solidarietà, il rispetto per l'ambiente, la sostenibilità, il sostegno a tutti coloro che subiscono le conseguenze di un modello di sviluppo iniquo.

E' una esperiennza di consumo critico che inserisce una domanda di eticità nel mercato, indirizzandolo verso un'economia che ponga al centro persone e relazioni. Il modello LibriPOP* mira a coinvolgere diversi attori sociali ed economici, affinché ognuno di essi contribuisca in maniera partecipata a migliorare la relazione produttore/consumatore, all'insegna della qualità, della responsabilità e di un autentico modello di sviluppo umano sostenibile.

Una LibriPOP* può nasscere da un gruppo di amici, dai membri di un'associazione o di un soggetto politico, dagli abitanti di un condominio, fra colleghi. Anche persone che non si conoscono tra loro possono dare vita ad una LibriPOP*.

Attraverso le riunioni, che hanno cadenza variabile, si organizza l'attività di una LibriPOP*: alcuni gruppi si incontrano tutte le settimane e altri poche volte all'anno. In queste occasioni si definiscono i criteri di acquisto e le modalità organizzative per la gestione degli ordini, si dividono i compiti e si coordina il lavoro dei referenti, ci si confronta sui prodotti acquistati e su quelli da inserire in catalogo.

Se il gruppo lo ritiene necessario viene designato un coordinatore, che spesso ha anche la funzio ne di referente per i rapporti con l'esterno.

Non è obbligatorio avere una forma giuridica. La maggior parte dei gruppi ha una struttura informale. Molti tuttavia si costituiscono in associazione in un secondo momento, con l'obiettivo di rendere più efficace l'organizzazione, o per darsi una riconoscibilità come soggetto attivo in un determinato territorio.

E' una condizione importante consentire a chiunque condivida i fini di avere accesso ai libri della LibriPOP*.

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Forum Alternativa

3 Items

b) I Forum per l'Alternativa di Società

E' un forum politico in cui delineare un programma per l'alternativa di società su base locale e le azioni per realizzarla sul territorio.

E' un luogo di incontro, riflessione e riorganizzazione della sinistra (politica e sociale) attorno ad un nuovo modello di società.

E' uno strumento che, con le dovute cautele e consci dei suoi limiti, può diventare una "istituzione sociale di movimento", cioè garantire relazioni stabili tra soggetti diversi (individuali o collettivi) per costruire una unità politica che costruisca proposte inclusive di governo (radicali e rivoluzionarie).

Obiettivi

  1. Realizzare sul territorio la massima unità possibile delle componenti politiche e sociali di sinistra attorno ad un programma concreto e concretizzabile
  2. Costruire un luogo in cui accogliere la classe frammentata sul territorio e provare a penetrare nei vecchi e nuovi luoghi di produzione
  3. Favorire l'aggregazione e l'attività unitaria, senza concepire il forum come un'organizzazione separata ed autoreferenziale, bensì come sede di discussione, approfondimento, condivisione e messa in pratica delle idee, che sia aperta, plurale, trasversale ed inclusiva

Regole

  1. Il forum, pur nella sua autonomia, deve darsi una configurazione stabile e riconoscibile
  2. I promotori devono definire modalità condivise di coordinamento con i soggetti che vogliano parteciparvi
  3. Nel rispetto delle loro autonomie, i Forum territoriali possono costituirsi in Forum Nazionale
  4. Favorire l'elaborazione, la proposta e la pratica conseguente significa  favorire il libero confronto senza voler precostituire posizioni collettive
  5. Non fare accademia, ma definire un piano di lavoro convincente, con un preciso ordine di priorità, che incroci in tempo reale e utile i temi cruciali dell'agenda politico-sociale-culturale, ma senza farsi fagocitare dalle contingenze
  6. Sostenibilità e partecipazione territoriale: il lavoro del Forum deve essere proficuo e sostenibile, perché le compagne e i compagni che hanno il loro baricentro di attività nei territori hanno poco tempo, energie e denaro da investire nell'attività politica.

Principi organizzativi

Forme di organizzazione-coordinamento del Forum:

  1. si dota di un programma di lavoro, a cui collegare le iniziative di approfondimento su temi specifici e sulle priorità d'azione;
  2. è buona prassi aprirsi ai contributi esterni di esperti nei settori trattati, evitando però che gli incontri si trasformino in "one man show" degli invitati
  3. accogliere la diversità, favorire il confronto, sostenere la partecipazione attiva
  4. territorializzare gli incontri del Forum nazionale in connessione con le idee di "responsabilità" e "buone pratiche": ogni appuntamento si svolga in una diversa città o regione, purché i compagni del territorio - se il forum locale è già costituito - siano responsabili dell'organizzazione dell'iniziativa (con il Coordinamento), se non i promotori stessi, magari in connessione con una buona pratica locale da loro intrapresa e che merita di essere approfondita e socializzata con tutti gli altri. L'utilizzo di internet e della tecnologia può favorire l'obiettivo della massima partecipeazione, che va, però, raggiunto nel reale e non solo nel virtuale.
  5. L'organizzazione dei forum nazionali può anche essere vista come strumento per agevolare, ove non esista, la fondazione del forum territoriale del luogo ospitante

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Sinistra Civica

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La partecipazione alle elezioni amministrative (comuni, municipi, ecc.) è un'occasione per promuovere un progetto di "alternativa di società" a partire dalla propria città o paese, affermando una lista civica di sinistra, creata attorno ad un programma elaborato unitariamente con tutte le forze della sinistra mediante un preventivo lavoro di riunificazione su base programmatica e che viene sottoposto ai candidati come mandato vincolante al cospetto degli elettori.

L'unità concreta si realizza nel combattere l'ingiustificata proliferazione di liste della sinistra e di liste civiche "civetta", mediante il sostegno a liste politiche della sinistra, con ispirazione civica, che esprimano candidature apicali unitarie sulla base di un programma minimo capace di spostare gli equilibri di forza a favore dei cittadini-lavoratori (art.3 Cost.). In questo modo, anche "riparare le buche delle strade" può diventare un atto coerente con un processo rivoluzionario, cioè con una strategia di medio-lungo termine di egemonia da parte della Sinistra del XXI secolo.

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Accogliamo con piacere la lettera e il primo articolo con cui il giovane compagno Davide Gasperi aderisce all'iniziativa di Sinistra21.it ed entra nel Comitato Editoriale. Speriamo che le sue motivazioni possano essere di stimolo a tanti che oggi vorrebbero trasformare quell'assordante rumore di fondo in un ruggito, come lui si…

Dal sito del consigliere comunale di Cagliari del PRC-FDS Enrico Lobina, pubblichiamo la bozza del programma per un'alternativa della sinistra elaborato dall'Ufficio apposito del Partito della Rifondazione Comunista. Vi invitiamo a direa la vostra sul forum: http://joomla.sinistra21.it/component/kunena/20-programma/8-150-proposte-del-prc-per-il-programma-di-sinistra?Itemid=0#

PREMESSA
Spesso abbiamo sentito (e anche a noi è capitato spesso di) dire che una forza politica ha bisogno di qualificare il suo
profilo a partire dalla proposta di pochi punti programmatici e sulla base di poche esemplari battaglie di assoluto rilievo sociale. Non a caso, per noi di Rifondazione Comunista (e non solo per noi) è ancora vivo il ricordo della campagna sulle 35 ore, che a suo tempo caratterizzò fortemente la percezione di massa del nostro partito.
Concentrarsi dunque su tre/quattro obiettivi di portata generale, adeguatamente selezionati e calibrati in vista di una loro concreta realizzabilità: si tratta di una giusta indicazione, essenziale per consolidare una proiezione esterna.
Un’indicazione che, tuttavia, non sostituisce o contraddice l’esigenza di avere una visione d’insieme capace di caratterizzare, in tutto il complesso degli ambiti tematici, la nostra identità politica: in definitiva, l’esigenza di un Programma compiuto e articolato. Non è tanto da intendersi la riproposizione di un impianto strategico e ideale, più consono ad un documento di rilievo congressuale, quanto piuttosto un Programma di fase, contenente le prescrizioni di una forza politica che si trovasse a governare qui ed ora avendo la forza del consenso e dei voti: uno strumento in grado di assicurare una cornice più generale ai singoli momenti dell’agire politico e dell’impegno sociale, che nel contesto dato sia legato non semplicemente a ciò che in tempi politici ravvicinati si può fare, ma sia dislocato sul registro di ciò che per noi andrebbe comunque fatto.
Evidentemente, un tale compito di chiarificazione programmatica non potrebbe esser partorito da una sola testa (né da un pool di teste) e del resto non mancano fonti importanti cui attingere, che già operano per un approfondimento programmatico (dalla Fiom a Sbilanciamoci, ma non solo). In definitiva, tale compito deve realizzarsi attraverso un serrato confronto tra tutti i protagonisti impegnati oggi a sinistra in un duro scontro sociale: forze partitiche, istituzionali, sociali, culturali, associative, di movimento. Insistiamo sul metodo della costruzione democratica e partecipata. Non si tratta di un’esigenza estrinseca e indipendente dal merito; una tale istanza partecipativa
costituisce anzi per noi il primo punto di un programma all’altezza di un’alternativa di sinistra. Non a caso, concepiamo l’esito di questo nostro iniziale sforzo come una “bozza”, suscettibile di acquisire una sua veste compiuta solo a valle di un confronto con quelli che riteniamo le nostre compagne e i nostri compagni di strada. Ad essi e al loro vaglio critico la consegniamo, nella convinzione che valga ancora la tradizionale formula: prima i contenuti, poi gli schieramenti.

BOZZA A CURA DELL’UFFICIO DI PROGRAMMA DEL PRC OFFERTA ALLA DISCUSSIONE DI TUTTE E TUTTI

Mercoledì, 18 Luglio 2012 17:16

Sondaggio: chi vota chi. Dove va la classe.

Scritto da in Notizie

Tra il 9 e l'11 luglio scorsi www.scenaripolitici.com i dati disaggregati dell'ultimo sondaggio GPG sulle intenzioni di voto.

Inutile dire che siamo contrari all'utilizzo dei sondaggi per definire la tattica politica (come fanno sia Grillo che Di Pietro) e che siamo consapevoli del fatto che essi rappresentino, nei fatti, uno strumento di propaganda politica, utile a creare l'opinione pubblica anziché a registrarne le intenzioni (Berlusconi e La Repubblica insegnano). Pensiamo però che sia utile analizzare questi dati disaggregati (per età, genere e occupazione) perché possono aiutarci nell'analisi dei futuribili flussi elettorali, permettendoci di capire chi oggi ha intenzione di votare chi. Anche questo esercizio è utile per provare a capire dove sta andando il blocco sociale di riferimento della sinistra e per quali ragioni. Dopo aver letto l'articolo, dite la vostra sul forum: http://joomla.sinistra21.it/component/kunena/16-approfondimenti-tematici-dossier-interviste/9-sondaggio-chi-vota-chi-dove-va-la-classe?Itemid=0#9

Sabato, 07 Luglio 2012 11:17

syriza

Scritto da in Non categorizzato

La scorsa settimana "Ombre Rosse" ha chiesto alla sinistra politica e sociale e di movimento se la vicenda di Syriza, che ha dimostrato di saper unire la frammentata sinistra greca su di un'ipotesi di uscita dalla crisi che rovescia il paradigma monetarista, possa essere un modello per la sinistra italiana e quale sia il programma per sostenere una profonda trasformazione del Paese. L'interno è aprire un confronto politico e programmatico a sinistra. Come Sinistra XXI vogliamo contribuire, partendo intanto da un'analisi delle posizioni espresse nei singoli interventi.

Partiamo dalla Sinistra Sociale e di movimento:

  1. Nicoletta Dosio - NO TAV: Serve l'unità, ma senza cadere nel politicismo

Un programma per il futuro? A causa anche di una sinistra tesa a smorzare le lotte ed a cogestire il modello di sviluppo attuale, serve un mutamento radicale, non riforme, ma conflitto e rivoluzione. Quando ci chiederemo finalmente che cosa, come, perché, per chi produrre? Un'unità grande ed autentica sarebbe indispensabile, ma è sul piano delle lotte reali che si possono trovare compagni, chiarezza di obiettivi, forza, prospettive per il futuro, programmi non semplicemente elettorali.

L'insufficienza delle mobilitazioni sociali rispetto allo scontro in atto è evidente; l'Italia è densa di rivendicazioni collettive, ma frammentate. Prima della rappresentanza, occorre costruire la precondizione di una forte, radicale, unitaria e inclusiva mobilitazione sociale su obiettivi chiari e comunicabili, per tessere relazioni sociali e ribaltare l'agenda politica. In mancanza di un'adeguata mobilitazione sociale, la scorciatoia della rappresentanza verrebbe ancora una volta dai più percorsa nell'illusione di costruire dall'alto ciò che è complicato far emergere dal basso.

Per un nuovo progetto serve un pensiero nuovo, che critichi l'illusione di mitigare il liberismo e contenerne gli effetti sociali, causa della più grande sconfitta della sinistra. La domanda di cambiamento non trova risposte adeguate e solo rinnovando la politica potrà avere uno sbocco positivo. C'è grande spazio per la sinistra se rappresenterà in modo credibile un'altra idea di economia, società, democrazia. I i partiti non facciano di nuovo l'errore di confidare nella propria autosufficienza e prendano atto della loro crisi. Non servono scorciatoie leaderistiche o alchimie tattiche, ma ricostruire il rapporto con la società, coinvolgere i soggetti sociali, dare dignità alle diverse forme della rappresentanza. Dal basso può crescere l'alternativa: dai territori, dall'iniziativa civica diffusa che riconquista lo spazio pubblico e ridà senso a un'idea della politica che non gestisce l'esistente ma collettivamente lo trasforma.

Ora le opinioni della Sinistra politica:

  1. Cesare Salvi - Movimento per il Partito del Lavoro (Federazione della Sinistra): Syriza è un bell'esempio, ma l'Italia non è la Grecia

Syriza è una sinistra unita (ma senza i comunisti e Sinistra democratica) per un antiliberismo non antieuropeista, contro il patto Nuova Democrazia - Pasok subalterno alla tecnocrazia europea e alla Merkel. In l'Italia la sinistra contro Monti è divisa e non c'è una forte mobilitazione sociale per dare massa critica, prevale l'"antipolitica". Il PD è diviso tra il centro sinistra "francese" e la continuità con Monti in un'alleanza col centro. In Germania Linke riduce i suoi consensi per la contraddizione tra chi vuole interloquire con SPD e chi no (molti voti ai Pirati, simili a 5 Stelle). In Francia il fronte della sinistra, eccellente risultato alle presidenziali, significativo alle legislative, deve incalzare il governo socialista perché mantenga gli impegni. In Spagna la sinistra unita ha un risultato soddisfacente, penalizzato dalla legge elettorale, e governa con i socialisti in Andalusia. La crisi offre grandi possibilità a una sinistra di alternativa, radicalmente antiliberista e critica dell'Europa delle finanze e delle banche, ma il problema è lo sbocco da dare al consenso e il rapporto con le socialdemocrazie. Brancaccio dice che Syriza non ha vinto le elezioni per la poca chiarezza sul che fare al governo. Syriza piace perché è unita, forte elettoralmente e in raccordo con un'importante mobilitazione sociale, alternativa alle politiche dominanti. Per realizzarla in Italia si parte dalla nostra realtà.

  1. Massimo Rossi - Portavoce Federazione della Sinistra: Costruire un polo autonomo della sinistra. Dal basso.

L'incapacità della sinistra italiana di farsi percepire come alternativa al sistema dominante, assumendo responsabilità, ne tarpato il successo. E' giusta la finalità della FDS data nel documento congressuale: «costruire un polo autonomo della sinistra e non una componente del centrosinistra interna alla logica del bipolarismo». FdS, Sel, ALBA, sinistra sindacale e formazioni politiche di opposizione al governo, debbono concorrere in forme nuove nel dar vita, insieme alla sinistra europea, ad una ampia aggregazione alternativa che alleandosi con l'IDV metta in campo un programma di governo. La FDS va reinterpretata in modo più aperto, unitario ed innovativo: grande capacità inclusiva, pratiche sociali con soggettività diffuse, individuali e collettive. Uno spazio politico aperto: partire da reali contenuti di trasformazione anziché da politicismo e autoreferenzialità, da movimenti, associazioni, "popolo dell'acqua", comitati locali. Il fine è mettere insieme forze e massa critica per rafforzare l'opposizione al liberismo e mettere a frutto aspirazioni e competenze su beni comuni, ambiente, riconversione industriale verso l'utilità sociale.

  1. Piero Maestri e Franco Turigliatto - Portavoce di Sinistra Critica:Per fare Syriza serve un movimento unitario contro la crisi

Il risultato di Syriza deriva anche dalla generosa lotta di resistenza che ha appoggiato (scioperi, manifestazioni, conflitto diffuso). Syriza, formula politica tipicamente greca, ha indicato un'alternativa alle politiche della Troika, distante e alternativa dal socialismo moderato e liberale del Pasok e di gran parte della socialdemocrazia europea. In Italia, sul piano del programma: rifiuto delle politiche di austerità, annullamento del debito illegittimo, riforma fiscale o nazionalizzazione delle banche; sul piano politico: un progetto che spazzi il liberalismo temperato di Bersani e proponga altro. II centrosinistra, Cgil compresa, si allinea alla vittoria dell'unità nazionale a Atene. Syriza non è modello, ma esempio di unità fra forze diverse, di rinnovamento e radicalità dei contenuti. Sindacati di classe, comitati territoriali contro devastazioni ambientali, centri sociali, studenti, precari, donne, movimento dei Pride, associazioni, collettivi, forze politiche disponibili devono lavorare a una Coalizione sociale e politica che costruisca un movimento unitario e plurale, autorganizzato e democratico, radicale e combattivo. Una priorità assoluta per uscire dalla stasi della resistenza all'austerità. Una coalizione non identitaria, né settaria, che parli a tutto il mondo del lavoro, del precariato, di chi è colpito dalla crisi e realizzi un contrasto efficace e duraturo a Monti e alla Troika e discuta della possibilità di rappresentare un'alternativa elettorale. Una Coalizione in Italia è il modo più efficace per sostenere la lotta di Syriza.

  1. Paolo Ferrero - Rifondazione Comunista:Come in Grecia costruiamo un polo unitario della sinistra antiliberista

Syriza è in intransigente contrarietà alle politiche neoliberiste europee. L'Italia è solo formalmente divisa tra centro destra e centro sinistra: in realtà lo è tra forze che accettano i dictat europei e che si oppongono. Syriza non è disponibile ad una maggioranza che non rifiuti di applicare il memorandum imposto dall'Europa. Pasok e Sinistra Democratica governano con Nuova Democrazia per applicare i dictat. In Italia Monti che è sostenuto da ABC bipartisan per applicare le imposizioni dell'Europa. Serve costruire un polo della sinistra antiliberista e anticapitalista, autonomo dalle forze socialiste e con un progetto politico economico e sociale contrapposto alle ricette di centro destra e centro sinistra. Una Syriza italiana alleata al PD è una mistificazione del solito trasformismo italiano. Il Front de Gauche non vota la fiducia al governo Hollande, ritenendo il programma inadeguato alla crisi e più moderato rispetto alle elezioni. Monti è un governo costituente per gli assetti sociali, la costruzione politica centrista e gli effetti politici di lungo periodo. Occorre subito un polo della sinistra alle elezioni con un proprio profilo politico e programmatico. Per costruirlo è utile l'esperienza greca e francese: il problema non è fare un nuovo partito ma costruire uno spazio pubblico unitario della sinistra in cui ognuno ci stia a partire dai propri convincimenti e dalle proprie pratiche sociali. Occorre un'aggregazione a base democratica, secondo la democrazia partecipata e il principio "una testa un voto". La crisi della sinistra è crisi politica e di legittimità democratica. La costruzione della sinistra unita dev'essere un percorso di chiarificazione politica e di rivoluzione nelle forme organizzative. Il modello della federazione, della costruzione comune delle scelte politiche e del parallelo rispetto delle specificità culturali, politiche ed organizzative è il modello più vicino alle esigenze. Nei prossimi mesi una discussione pubblica su programma e forme di organizzazione dell'aggregazione politica.

  1. Marco Ferrando - Partito Comunista dei Lavoratori:Per un programma di rivoluzione, nelle lotte e alle elezioni

"Fare Syriza anche in Italia": lo dicono Sinistra Critica, FDS, SEL, gli innamorati delusi di Monti (Revelli), ma si allude a intenti e proposte più "a destra". SEL e molta FDS la evocano per negoziare col PD; PRC, scaricato nazionalmente dal PD, per proporre il "blocco progressista" con l'IDV i sindaci di centrosinistra; ALBA e parte di Sinistra Critica come "sintesi" tra "sociale e politico" o marchio elettorale "antipartito" competitivo col grillismo. Syriza non sfonda per il programma o la forma federativa, ma per l'ascesa del movimento di massa greco. In Italia la crisi del movimento di massa e la subalternità delle sinistre al PD hanno spianato la strada al grillismo. Però Syriza respinge il memorandum della Troika, ma difende l'UE; rivendica la "rinegoziazione del debito" verso le banche, non la sua abolizione; propone il "controllo pubblico" sulle banche private (come il Front de Gauche) e non la nazionalizzazione senza indennizzo; vuole la Grecia nella Nato. Raccoglie il vento della ribellione e rassicura le classi dirigenti sulla propria compatibilità di sistema. Una contraddizione di fondo che i comunisti rivoluzionari greci (EEK) -legati al PCL - incalzano nell'azione di massa: fuori dal settarismo stalinista del KKE, contro adattamenti a una nuova socialdemocrazia di sinistra. Non è la crisi del "modello liberista", è il fallimento del capitalismo: non compromessi riformatori all'orizzonte, non borghesie "buone" e democratiche con cui realizzare "equilibri più avanzati", non un'"Europa sociale e democratica" dentro l'UE e il capitalismo europeo. Queste illusioni disarmano l'alternativa e la resistenza sociale e predispongono nuove corresponsabilità di governo contro i lavoratori. Solo una rottura anticapitalistica e rivoluzionaria può liberare i lavoratori e le masse: governi dei lavoratori e Stati Uniti Socialisti d'Europa, unica prospettiva di progresso. Una mancata soluzione anticapitalista della crisi sociale può liberare cupi fantasmi passati. Rivoluzione o reazione è il futuro dell'Europa. Serve costruire una sinistra rivoluzionaria all'altezza del nuovo livello di scontro, confrontarci su come realizzare una svolta unitaria del movimento operaio italiano (forme di lotta, forme organizzative, programmi); confrontarci su come connettere ogni lotta alla prospettiva della rivoluzione sociale e di un governo dei lavoratori. Se la proposta più "radicale" è un blocco con IDV il messaggio non è incoraggiante, tanto più se si resta nelle giunte locali col PD e l'UDC (come in Liguria). Il PCL è disponibile incondizionatamente alla massima unità d'azione nelle lotte, non a sacrificare il programma anticapitalista del governo dei lavoratori e la sua libera presentazione nelle mobilitazioni e nelle elezioni.

  1. Oliviero Diliberto - Partito dei Comunisti Italiani (Federazione della Sinistra):Unità è la parola chiave

L'Europa aveva visto il patto sociale di progresso con un originale modello basato sul welfare, alti livelli di diritti e garanzie del lavoro, un patto di democrazia, d'inclusione delle masse popolari e dei lavoratori, per fermare i partiti comunisti. Oggi non c'è più il campo socialista; la lotta di classe la fanno i padroni; le sinistre – comuniste o socialdemocratiche – sono sconfitte. La sinistra in Europa non ha il suo Foro di San Paolo, luogo plurale di elaborazione e costruzione della nuova sinistra. E' un'altalena di successi parziali: ieri la speranza era Linke, poi Front de Gauche, Izquierda Unida, i comunisti di Cipro. Troppo spesso alle avanzate seguono inesorabili battute d'arresto: non siamo ancora all'inversione di tendenza. L'Italia non ha più possibilità di altri di vedere una vittoria delle sinistre d'alternativa. Non esistono modelli da replicare. L'unità è lo snodo del problema: tra i partiti della sinistra, internazionalista tra le sinistre europee, tra i movimenti di progresso del mondo. Tutti i partiti comunisti e di sinistra, con sfumature diverse, sono contro questa Europa tecno-liberista. Ciò non basta a realizzare processi unitari o successi duraturi. Non ce la facciamo da soli: ci rassegniamo a consegnare le socialdemocrazie alla compatibilità mercatiste e monetariste del tecno-liberismo? Smettiamo di scavare nelle contraddizioni del socialismo europeo? È possibile un patto contro l'austerità, consegnando alla sovranità popolare le scelte europee, espungendo la tecnocrazia e la dittatura dei mercati, rimettendo al centro il pubblico e i beni comuni? Le sinistre hanno questo compito, la loro ragione fondativa rimane la radicale critica all'economia politica del capitalismo.

  1. Andrea Bagni - ALBA:In Italia non basta mettere assieme delle sigle, serve un rinnovamento radicale

La sinistra ha senso e ruolo se non si perde in una sterile discussione su alleanze, tutte istituzionali. Bisogna farsi carico della crisi della democrazia che si risolve con la democrazia: spazio e rappresentanza a ciò che è fuori dalle istituzioni. Siamo in una fase costituente, aperta dal capitale, per liberarsi della mediazione col lavoro e della democrazia. La democrazia costituzionale si salva se si costruiscono relazioni nella società, corpi intermedi, spazi pubblici allargati e domande radicali di senso. Si ragiona di un centro-sinistra che tutto contiene, di primarie fra il neoliberismo di Renzi e l'antiliberismo etico ed estetico di Vendola. Se il popolo decide fra opzioni radicalmente diverse, lo fa alle elezioni politiche, non alle primarie che prevederebbero un'appartenenza comune sui contenuti. Syriza è insufficiente per l'Italia se somma le forze politiche in una federazione che riconosce le differenze, libere di consolidarsi nel patriottismo di sigla e di lettura della realtà. La soluzione non è la somma dell'esistente (stessi protagonisti dei disastri di questi anni, chiusi nei gruppi dirigenti, nei modelli organizzativi novecenteschi, gelosi di tradizioni e sconfitte): la parte ancora viva della società italiana chiede un cambiamento radicale di forme e contenuti della politica. Non semplicemente aggiungere su di un comune denominatore minimo ciò che esiste, frammentato in tante sigle, non semplicemente costituire liste civiche per rendere più attraente l'offerta elettorale. Occorre un rinnovamento radicale delle forme politiche, una rivoluzione democratica nei soggetti, anche rischiosa, per aprire spazi e tempi di partecipazione alla società italiana.

Abito in Piemonte e la lotta No TAV è uno dei fronti di lotta che vivo da anni. Questa va anti da vent'anni, da quando se ne parlava poco e l'opera riguardava per lo più il solo Piemonte. Con il passar del tempo, mentre altre zone vivevano poco la lotta (come i paesi sulla tratta Torino-Milano dove già a fine anni ottanta essa era residuale) la Valle di Susa non ha mai molltato, anche quando la rilevanza mediatica era molto inferiore. La resistenza No Tav si è fatta sempre più partecipata: i vari comitati locali si sono coordinati mentre la lotta contro un opera - mai discussa nel merito e decisa sulla testa della gente - diventava sempre più impegnativa per l'ingente quantitativo di forze di polizia adoperate per sedare il movimento. Coordinandosi, i comitati si sono dati dei meccanismi di decisione come le assemblee popolari, strumenti che sono sempre stati all'insegna della più vasta democraticità e partecipazione (luoghi molto utili al lavoro di una sinistra capace di agire).
Ecco, veniamo al punto nodale: la sinistra e la sua capacità d'azione. Mi soffermerò principalmente sulla sinistra anticapitalista in cui milito, ma quanto segue vale un po' per tutte le sinistre. Nessuna di tali forze ha saputo cogliere l'occasione di democraticità e partecipazione fornita da questi meccanismi decisionali, mettendo in pratica la teoria dell'egemonia gramsciana. Ad esempio, era possibile ricondurre la lotta No Tav nel più corretto contesto di lotta al capitalismo, quel sistema che proprio come la TAV passa sopra la testa delle popolazioni, non valuta i rischi ambientali e sfrutta i lavoratori allo scopo di massimizzare il profitto (penso che queste considerazioni dovrebbero mettere d'accordo qualsiasi comunista ed anticapitalista di buon senso).
Ciò non è stato fatto. Il movimentismo che in quegli anni ha contraddistinto i partiti comunisti ed anticapitalisti, i centri sociali ed i collettivi autenticamente di sinistra, ha fatto sì che progressivamente si abbandonasse il tentativo di egemonia culturale e si diventasse permeabili all'egemonia culturale altrui. Infatti, specie in questi ultimi anni (dall'ultimo governo Prodi in poi) le forze comuniste ed anticapitaliste hanno gradualmente e per motivi diversi intrapreso questa via.
Non solo: si è creata al loro interno una spaccatura. Esistono forze che continuano a farsi egemonizzare da altre parti di movimento, che in val Susa si ricollegano a due matrici fondamentali: una ambientalista-radicale e non violenta che discute dell'impatto dell'opera sulla Valle ed al massimo del Tav in generale ed una più anarchica che dalla lotta no tav vuole far emergere un modello di società futura basato sull'assemblearismo diffuso ed un'apparente mancanza di leaders. Quest'ultimo filone non esclude l'uso della violenza e proclama apertamente di essere contro lo Stato (distruttore della Val Susa) considerato istituzione dannosa e repressiva in generale. Le forze egemonizzate alternativamente da queste matrici, combinano gli atti dimostrativi di spettacolarizzazione delle lotte alla difesa di comportamenti indifendibili, ma finiscono con l'essere tacciati di incoerenza al primo comportamento che esuli dalla linea del modello no tav, cambiamento normale ed accettabile in una forza autonoma, visto come incoerenza in una forza subalterna. Vi è poi invece, un secondo schieramento di forze comuniste ed anticapitaliste che hanno proprio deciso di abbandonare la lotta no tav, poichè, analizzando il movimento, hanno assunto la determinazione che questo non è più modificabile. Tralasciando di sottolineare la totale negatività delle forze che ancora oggi sono subalterne, vorrei invece soffermarmi sull'atteggiamento di questi ultimi compagni. Alcune domande vengono spontanee: davvero un comunista o un anticapitalista possono permettersi di giudicare un movimento non più modificabile, non implica questa affermazione una resa al sistema e quindi una dichiarazione di fallimento che dovrebbe portare allo scioglimento dell'organizzazione? Davvero c'è un momento x in cui un movimento non è più modificabile, oppure si dovrebbe cercare di creare i rapporti di forza perchè la situazione cambi? Terza ed ultima donda: davvero si può affermare l'immodificabilità di un movimento senza fare una seria autocritica sul perchè si è creata questa situazione? Doande che abbiamo posto e continueremo a porre a questi compagni, intanto diamo le nostre risposte. Io penso che il movimento No Tav, per la sua stessa natura appunto di movimento, sia in continuo divenire, ritengo che ci sia non solo lo spazio, ma anche il tempo, perchè questo assuma una prospettiva anticapitalista, non violenta e pronta sul piano della pratica e della teoria rivoluzionaria, consapevole della necessità di una resistenza detrminata, con gli argomenti e con le azioni, in grado di maturare e di marginalizzare le componenti, ora maggioritarie, che desiderano incanalare il movimento su altri binari. Ciò non per una mia fede nel movimento, ma per fatti concreti. Si moltiplicano gli esponenti del movimento che rispondono, con studi, nel merito a chi asserisce l'utilità dell'opera, si moltiplicano gli esponenti del movimento che mettono in collegamento la lotta no tav e quella contro Monti, oppure quella contro questa Europa plutocratica e antipopolare, certo sono azioni ancora minotritarie ed embrionali ma sono posizioni che possono e debbono maturare, con la giusta prassi Gramsciana dell'egemonia culturale e politica del movimento. Oggi si può stare nel movimento, oserei dire si deve stare nel movimento, affermando che la Tav è dannosa in Val Susa, ma ad esempio è da accogliere con favore in zone del sud dove le ferrovie vivono un arretramento ancora spaventoso e dove sarebbe la ben venuta dalle popolazioni. Si può stare nel movimento dicendo che è sbagliata la Tav in Val Susa, perchè antieconomica, perchè è una decisione ademocratica, perchè è incompatibile con l'ecosistema locale, portando prove a ciò che si afferma. Si può stare nel movimento, affermando che la lotta no tav deve incanalarsi nella lotta contro il capitalismo e per un alternativa di governo e di società. Ci si può stare marginalizzando i violenti, interagendo e difendendo i lavoratori, compresi gli operai  e le forze dell'ordine, parlando con loro e facendo, anche con loro, soprattutto direi, un opera di convincimento culturale e politico.
Antonino Martino Sinistra 21.
Venerdì, 06 Luglio 2012 09:08

Sinistra XXI sbarca su Youtube

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Come scritto nell'appello presente sulla pagina "Chi Siamo" e più volte ribadito in altri articoli, Sinistra XXI nasce anche con l'obbiettivo di formare quadri, dirigenti e militanti della Sinistra del Lavoro. Ampio spazio sarà dato dunque ai percorsi formativi e in particolare all'utilizzo delle nuove tecnologie e degli strumenti offerti dal web interattivo (il Web 2.0) per rendere il messaggio raggiungibile da fruitori diversi.

Questa sera una cospicua parte di italiani sarà ipnotizzata dalla partita di calcio che ci vede contrapposti alla Germania. Una partita che rischia di assumere, se già non lo ha fatto, una connotazione politica che va ben oltre l’avvenimento sportivo. Non dovrebbe essere così, ma alzi la mano chi non desidera imporre una sonora sconfitta alla cancelliera Merkel oltre che alla squadra di calcio del suo Paese.

In questi giorni si sono rincorse le voci di intercettazioni riguardanti il presidente Napolitano sui fatti legati alla presunta trattativa Stato-Mafia. Nel merito di questi ultimi non entreremo perché è giusto che prima di tutto la magistratura accerti eventuali responsabilità. Tuttavia non possiamo tacere dinanzia all'ennesimo scandalo. Tralasciando l'abbandono del ruolo di terzo di fronte alla contesa politica e di garante dell'unità dello Stato e della Costituzione da parte di Napolitano (ormai, in tutto e per tutto, un attore politico - si veda la genesi del governo Monti). Ci colpisce che proprio ora emerga un nuovo attivismo dell'inquilino del Colle che propone di esaminare nuovamente la "legge bavaglio" su intercettazioni e giornalisti. E, altresì, ci lascia sbigottiti il silenzio imbarazzante di certa sinistra o presunta tale.

Ci domandiamo: dove sono finite le barricate che il PD alzava quando era Berlusconi a propore leggi di tal fatta? E dove sono le campagne di Repubblica contro la "legge bavaglio"? Per non parlare delle edizioni dell'Unità con le pagine listate a lutto. E' sconcertante come certe battaglie - lo dimostrano i fatti - non fossero portate avanti per convinzione, ma esclusivamente come strumento politico nei confronti della persona di Berlusconi.

Berlusconi, che rappresenta solo la punta dell'iceberg del problema più evidente: la diffusione della cultura del personalismo e dell'ideologia iperliberista che è permeata tra la società e, con essa, ha finito per essere acquisita da ampi strati della sinistra italiana. Sinistra XXI è contraria ad ogni legge che limiti la libertà costituzionale di stampa, nonché l'azione responsabile della magistratura. Le leggi atte a limitare tali facoltà all'interno dell'alveo delle garanzie costituzionali già vi sono e non necessitano di ulteriori modifiche, soprattutto se frettolose e strumentali all'interesse di qualcuno: ad personam, come avremmo gridato tutti in altri tempi.

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