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*la Sinistra del XXI secolo*

Sinistra 21 (392)

LibriPOP*

6 Items

LibriPOP* è una rete di Librerie e Biblioteche popolari strutturate come gruppo d'acquisto nazionale (con la tessera sottoscritta presso la propria LibriPOP* è possibile acquistare anche presso le altre LibriPOP*) di libri.
Le LibriPOP* nascono dalla necessità di un cambiamento profondo, personale e sociale. Sono gruppi di persone, che decidono di incontrarsi per acquistare insieme libri e prodotti culturali, in quantità da ridistribuire tra di loro, e scelgono responsabilmente i prodotti secondo alcuni criteri: la solidarietà, il rispetto per l'ambiente, la sostenibilità, il sostegno a tutti coloro che subiscono le conseguenze di un modello di sviluppo iniquo.

E' una esperiennza di consumo critico che inserisce una domanda di eticità nel mercato, indirizzandolo verso un'economia che ponga al centro persone e relazioni. Il modello LibriPOP* mira a coinvolgere diversi attori sociali ed economici, affinché ognuno di essi contribuisca in maniera partecipata a migliorare la relazione produttore/consumatore, all'insegna della qualità, della responsabilità e di un autentico modello di sviluppo umano sostenibile.

Una LibriPOP* può nasscere da un gruppo di amici, dai membri di un'associazione o di un soggetto politico, dagli abitanti di un condominio, fra colleghi. Anche persone che non si conoscono tra loro possono dare vita ad una LibriPOP*.

Attraverso le riunioni, che hanno cadenza variabile, si organizza l'attività di una LibriPOP*: alcuni gruppi si incontrano tutte le settimane e altri poche volte all'anno. In queste occasioni si definiscono i criteri di acquisto e le modalità organizzative per la gestione degli ordini, si dividono i compiti e si coordina il lavoro dei referenti, ci si confronta sui prodotti acquistati e su quelli da inserire in catalogo.

Se il gruppo lo ritiene necessario viene designato un coordinatore, che spesso ha anche la funzio ne di referente per i rapporti con l'esterno.

Non è obbligatorio avere una forma giuridica. La maggior parte dei gruppi ha una struttura informale. Molti tuttavia si costituiscono in associazione in un secondo momento, con l'obiettivo di rendere più efficace l'organizzazione, o per darsi una riconoscibilità come soggetto attivo in un determinato territorio.

E' una condizione importante consentire a chiunque condivida i fini di avere accesso ai libri della LibriPOP*.

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Forum Alternativa

3 Items

b) I Forum per l'Alternativa di Società

E' un forum politico in cui delineare un programma per l'alternativa di società su base locale e le azioni per realizzarla sul territorio.

E' un luogo di incontro, riflessione e riorganizzazione della sinistra (politica e sociale) attorno ad un nuovo modello di società.

E' uno strumento che, con le dovute cautele e consci dei suoi limiti, può diventare una "istituzione sociale di movimento", cioè garantire relazioni stabili tra soggetti diversi (individuali o collettivi) per costruire una unità politica che costruisca proposte inclusive di governo (radicali e rivoluzionarie).

Obiettivi

  1. Realizzare sul territorio la massima unità possibile delle componenti politiche e sociali di sinistra attorno ad un programma concreto e concretizzabile
  2. Costruire un luogo in cui accogliere la classe frammentata sul territorio e provare a penetrare nei vecchi e nuovi luoghi di produzione
  3. Favorire l'aggregazione e l'attività unitaria, senza concepire il forum come un'organizzazione separata ed autoreferenziale, bensì come sede di discussione, approfondimento, condivisione e messa in pratica delle idee, che sia aperta, plurale, trasversale ed inclusiva

Regole

  1. Il forum, pur nella sua autonomia, deve darsi una configurazione stabile e riconoscibile
  2. I promotori devono definire modalità condivise di coordinamento con i soggetti che vogliano parteciparvi
  3. Nel rispetto delle loro autonomie, i Forum territoriali possono costituirsi in Forum Nazionale
  4. Favorire l'elaborazione, la proposta e la pratica conseguente significa  favorire il libero confronto senza voler precostituire posizioni collettive
  5. Non fare accademia, ma definire un piano di lavoro convincente, con un preciso ordine di priorità, che incroci in tempo reale e utile i temi cruciali dell'agenda politico-sociale-culturale, ma senza farsi fagocitare dalle contingenze
  6. Sostenibilità e partecipazione territoriale: il lavoro del Forum deve essere proficuo e sostenibile, perché le compagne e i compagni che hanno il loro baricentro di attività nei territori hanno poco tempo, energie e denaro da investire nell'attività politica.

Principi organizzativi

Forme di organizzazione-coordinamento del Forum:

  1. si dota di un programma di lavoro, a cui collegare le iniziative di approfondimento su temi specifici e sulle priorità d'azione;
  2. è buona prassi aprirsi ai contributi esterni di esperti nei settori trattati, evitando però che gli incontri si trasformino in "one man show" degli invitati
  3. accogliere la diversità, favorire il confronto, sostenere la partecipazione attiva
  4. territorializzare gli incontri del Forum nazionale in connessione con le idee di "responsabilità" e "buone pratiche": ogni appuntamento si svolga in una diversa città o regione, purché i compagni del territorio - se il forum locale è già costituito - siano responsabili dell'organizzazione dell'iniziativa (con il Coordinamento), se non i promotori stessi, magari in connessione con una buona pratica locale da loro intrapresa e che merita di essere approfondita e socializzata con tutti gli altri. L'utilizzo di internet e della tecnologia può favorire l'obiettivo della massima partecipeazione, che va, però, raggiunto nel reale e non solo nel virtuale.
  5. L'organizzazione dei forum nazionali può anche essere vista come strumento per agevolare, ove non esista, la fondazione del forum territoriale del luogo ospitante

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Sinistra Civica

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La partecipazione alle elezioni amministrative (comuni, municipi, ecc.) è un'occasione per promuovere un progetto di "alternativa di società" a partire dalla propria città o paese, affermando una lista civica di sinistra, creata attorno ad un programma elaborato unitariamente con tutte le forze della sinistra mediante un preventivo lavoro di riunificazione su base programmatica e che viene sottoposto ai candidati come mandato vincolante al cospetto degli elettori.

L'unità concreta si realizza nel combattere l'ingiustificata proliferazione di liste della sinistra e di liste civiche "civetta", mediante il sostegno a liste politiche della sinistra, con ispirazione civica, che esprimano candidature apicali unitarie sulla base di un programma minimo capace di spostare gli equilibri di forza a favore dei cittadini-lavoratori (art.3 Cost.). In questo modo, anche "riparare le buche delle strade" può diventare un atto coerente con un processo rivoluzionario, cioè con una strategia di medio-lungo termine di egemonia da parte della Sinistra del XXI secolo.

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Abito in Piemonte e la lotta No TAV è uno dei fronti di lotta che vivo da anni. Questa va anti da vent'anni, da quando se ne parlava poco e l'opera riguardava per lo più il solo Piemonte. Con il passar del tempo, mentre altre zone vivevano poco la lotta (come i paesi sulla tratta Torino-Milano dove già a fine anni ottanta essa era residuale) la Valle di Susa non ha mai molltato, anche quando la rilevanza mediatica era molto inferiore. La resistenza No Tav si è fatta sempre più partecipata: i vari comitati locali si sono coordinati mentre la lotta contro un opera - mai discussa nel merito e decisa sulla testa della gente - diventava sempre più impegnativa per l'ingente quantitativo di forze di polizia adoperate per sedare il movimento. Coordinandosi, i comitati si sono dati dei meccanismi di decisione come le assemblee popolari, strumenti che sono sempre stati all'insegna della più vasta democraticità e partecipazione (luoghi molto utili al lavoro di una sinistra capace di agire).
Ecco, veniamo al punto nodale: la sinistra e la sua capacità d'azione. Mi soffermerò principalmente sulla sinistra anticapitalista in cui milito, ma quanto segue vale un po' per tutte le sinistre. Nessuna di tali forze ha saputo cogliere l'occasione di democraticità e partecipazione fornita da questi meccanismi decisionali, mettendo in pratica la teoria dell'egemonia gramsciana. Ad esempio, era possibile ricondurre la lotta No Tav nel più corretto contesto di lotta al capitalismo, quel sistema che proprio come la TAV passa sopra la testa delle popolazioni, non valuta i rischi ambientali e sfrutta i lavoratori allo scopo di massimizzare il profitto (penso che queste considerazioni dovrebbero mettere d'accordo qualsiasi comunista ed anticapitalista di buon senso).
Ciò non è stato fatto. Il movimentismo che in quegli anni ha contraddistinto i partiti comunisti ed anticapitalisti, i centri sociali ed i collettivi autenticamente di sinistra, ha fatto sì che progressivamente si abbandonasse il tentativo di egemonia culturale e si diventasse permeabili all'egemonia culturale altrui. Infatti, specie in questi ultimi anni (dall'ultimo governo Prodi in poi) le forze comuniste ed anticapitaliste hanno gradualmente e per motivi diversi intrapreso questa via.
Non solo: si è creata al loro interno una spaccatura. Esistono forze che continuano a farsi egemonizzare da altre parti di movimento, che in val Susa si ricollegano a due matrici fondamentali: una ambientalista-radicale e non violenta che discute dell'impatto dell'opera sulla Valle ed al massimo del Tav in generale ed una più anarchica che dalla lotta no tav vuole far emergere un modello di società futura basato sull'assemblearismo diffuso ed un'apparente mancanza di leaders. Quest'ultimo filone non esclude l'uso della violenza e proclama apertamente di essere contro lo Stato (distruttore della Val Susa) considerato istituzione dannosa e repressiva in generale. Le forze egemonizzate alternativamente da queste matrici, combinano gli atti dimostrativi di spettacolarizzazione delle lotte alla difesa di comportamenti indifendibili, ma finiscono con l'essere tacciati di incoerenza al primo comportamento che esuli dalla linea del modello no tav, cambiamento normale ed accettabile in una forza autonoma, visto come incoerenza in una forza subalterna. Vi è poi invece, un secondo schieramento di forze comuniste ed anticapitaliste che hanno proprio deciso di abbandonare la lotta no tav, poichè, analizzando il movimento, hanno assunto la determinazione che questo non è più modificabile. Tralasciando di sottolineare la totale negatività delle forze che ancora oggi sono subalterne, vorrei invece soffermarmi sull'atteggiamento di questi ultimi compagni. Alcune domande vengono spontanee: davvero un comunista o un anticapitalista possono permettersi di giudicare un movimento non più modificabile, non implica questa affermazione una resa al sistema e quindi una dichiarazione di fallimento che dovrebbe portare allo scioglimento dell'organizzazione? Davvero c'è un momento x in cui un movimento non è più modificabile, oppure si dovrebbe cercare di creare i rapporti di forza perchè la situazione cambi? Terza ed ultima donda: davvero si può affermare l'immodificabilità di un movimento senza fare una seria autocritica sul perchè si è creata questa situazione? Doande che abbiamo posto e continueremo a porre a questi compagni, intanto diamo le nostre risposte. Io penso che il movimento No Tav, per la sua stessa natura appunto di movimento, sia in continuo divenire, ritengo che ci sia non solo lo spazio, ma anche il tempo, perchè questo assuma una prospettiva anticapitalista, non violenta e pronta sul piano della pratica e della teoria rivoluzionaria, consapevole della necessità di una resistenza detrminata, con gli argomenti e con le azioni, in grado di maturare e di marginalizzare le componenti, ora maggioritarie, che desiderano incanalare il movimento su altri binari. Ciò non per una mia fede nel movimento, ma per fatti concreti. Si moltiplicano gli esponenti del movimento che rispondono, con studi, nel merito a chi asserisce l'utilità dell'opera, si moltiplicano gli esponenti del movimento che mettono in collegamento la lotta no tav e quella contro Monti, oppure quella contro questa Europa plutocratica e antipopolare, certo sono azioni ancora minotritarie ed embrionali ma sono posizioni che possono e debbono maturare, con la giusta prassi Gramsciana dell'egemonia culturale e politica del movimento. Oggi si può stare nel movimento, oserei dire si deve stare nel movimento, affermando che la Tav è dannosa in Val Susa, ma ad esempio è da accogliere con favore in zone del sud dove le ferrovie vivono un arretramento ancora spaventoso e dove sarebbe la ben venuta dalle popolazioni. Si può stare nel movimento dicendo che è sbagliata la Tav in Val Susa, perchè antieconomica, perchè è una decisione ademocratica, perchè è incompatibile con l'ecosistema locale, portando prove a ciò che si afferma. Si può stare nel movimento, affermando che la lotta no tav deve incanalarsi nella lotta contro il capitalismo e per un alternativa di governo e di società. Ci si può stare marginalizzando i violenti, interagendo e difendendo i lavoratori, compresi gli operai  e le forze dell'ordine, parlando con loro e facendo, anche con loro, soprattutto direi, un opera di convincimento culturale e politico.
Antonino Martino Sinistra 21.
Venerdì, 06 Luglio 2012 09:08

Sinistra XXI sbarca su Youtube

Scritto da in Notizie

Come scritto nell'appello presente sulla pagina "Chi Siamo" e più volte ribadito in altri articoli, Sinistra XXI nasce anche con l'obbiettivo di formare quadri, dirigenti e militanti della Sinistra del Lavoro. Ampio spazio sarà dato dunque ai percorsi formativi e in particolare all'utilizzo delle nuove tecnologie e degli strumenti offerti dal web interattivo (il Web 2.0) per rendere il messaggio raggiungibile da fruitori diversi.

Questa sera una cospicua parte di italiani sarà ipnotizzata dalla partita di calcio che ci vede contrapposti alla Germania. Una partita che rischia di assumere, se già non lo ha fatto, una connotazione politica che va ben oltre l’avvenimento sportivo. Non dovrebbe essere così, ma alzi la mano chi non desidera imporre una sonora sconfitta alla cancelliera Merkel oltre che alla squadra di calcio del suo Paese.

In questi giorni si sono rincorse le voci di intercettazioni riguardanti il presidente Napolitano sui fatti legati alla presunta trattativa Stato-Mafia. Nel merito di questi ultimi non entreremo perché è giusto che prima di tutto la magistratura accerti eventuali responsabilità. Tuttavia non possiamo tacere dinanzia all'ennesimo scandalo. Tralasciando l'abbandono del ruolo di terzo di fronte alla contesa politica e di garante dell'unità dello Stato e della Costituzione da parte di Napolitano (ormai, in tutto e per tutto, un attore politico - si veda la genesi del governo Monti). Ci colpisce che proprio ora emerga un nuovo attivismo dell'inquilino del Colle che propone di esaminare nuovamente la "legge bavaglio" su intercettazioni e giornalisti. E, altresì, ci lascia sbigottiti il silenzio imbarazzante di certa sinistra o presunta tale.

Ci domandiamo: dove sono finite le barricate che il PD alzava quando era Berlusconi a propore leggi di tal fatta? E dove sono le campagne di Repubblica contro la "legge bavaglio"? Per non parlare delle edizioni dell'Unità con le pagine listate a lutto. E' sconcertante come certe battaglie - lo dimostrano i fatti - non fossero portate avanti per convinzione, ma esclusivamente come strumento politico nei confronti della persona di Berlusconi.

Berlusconi, che rappresenta solo la punta dell'iceberg del problema più evidente: la diffusione della cultura del personalismo e dell'ideologia iperliberista che è permeata tra la società e, con essa, ha finito per essere acquisita da ampi strati della sinistra italiana. Sinistra XXI è contraria ad ogni legge che limiti la libertà costituzionale di stampa, nonché l'azione responsabile della magistratura. Le leggi atte a limitare tali facoltà all'interno dell'alveo delle garanzie costituzionali già vi sono e non necessitano di ulteriori modifiche, soprattutto se frettolose e strumentali all'interesse di qualcuno: ad personam, come avremmo gridato tutti in altri tempi.

Quando si discute di un rinnovamento profondo della classe politica, massimamente utile, il giovanilismo, massimamente dannoso, spesso  prende il sopravvento e riduce tutto alla mera rivendicazione anagrafica.

Piuttosto che dal ricalcare logiche e vizi delle classi dirigenti contestate, il protagonismo dei giovani della sinistra passa dalla formazione teorica e dalla militanza politica e sindacale, cioè dal cambiamento del modo di farsi "classe dirigente" consapevole.

Contro il giovanilismo deresponsabilizzante, operiamo per:

  • la riappropriazione della teoria gramsciana del partito;
  • l'abbandono del correntismo in favore della costruzione di reti tra pari;
  • la sostituzione della prassi personalistica con la gestione collettiva e collegiale;
  • la costruzione di percorsi formativi che permettano il ricambio continuo di quadri e dirigenti nelle organizzazioni di classe.

L'intervento dei portavoce dei Giovani Comunisti Oggionni e Belligero ("Tre proposte per il futuro della sinistra"), in risposta all'articolo di Zamponi e Riccio ("Sinistra: cronaca di un suicidio imminente" pubblicati entrambi sotto) ci sollecita a contribuire al dibattito sul "Che fare" nell'immediato futuro della sinistra italiana.

Mercoledì, 20 Giugno 2012 11:58

Per un piano della formazione

Scritto da in La pagina dei Blog
La formazione politica-culturale, quale attività pedagogica e di ricerca, è una priorità della nostra agenda, poiché la sinistra ha un profondo ritardo sul versante della politica dei quadri. Si tratta di avviare un lavoro di lunga lena che contribuisca alla (ri)costruzione di un nuovo pensiero politico della Sinistra del XXI…
Lunedì, 18 Giugno 2012 10:37

Le unità della sinistra

Scritto da in Analisi politiche

Sinistra XXI è una forza di classe che punta ad organizzare la classe, promuovendo lacostituzione politica del Partito del Lavoro in opposizione al Partito del Capitale anche mediante una politica di alleanze opposta alle attuali tendenze aggregative della sinistra:

  1. del cartello dei partiti “alla sinistra del PD” senza scioglimenti;
  2. della chiusura in una prospettiva neocomunista di sola matrice marxista-leninista o togliattiana, refrattaria ad alleanze antisistemiche;
  3. della costruzione di un soggetto politico alternativo (apparentemente molto aperto) che rappresenti la radicalità dei movimenti sociali, ma votato all'opposizione minoritaria e all'autoreferenzialità;

e che, invece, persegua quattro piani diversi di unità:

1. Anticapitalista

Per ricostruire una teoria generale di transizione al socialismo, fondata sull'analisi marxista e sul pensiero gramsciano, a partire dai luoghi del conflitto capitale-lavoro (nodi associativi nei luoghi della produzione).

2. Antiliberista

Per il radicamento sociale di una iniziativa politica maggioritaria per un modello alternativo di società. Nei Forum per l'alternativa di società realizziamo la mediazione dialettica tra forze a spinta rivoluzionaria (comuniste o anticapitaliste) e forze a spinta riformista (antiliberiste) entro una coalizione che garantisca autonomia a indipendenti e civici di sinistra.

3. Programmatica del lavoro

Per riaffermare la centralità del lavoro (e del sindacato di classe) contro l'equidistanza con il Capitale all'interno di un'alternativa maggioritaria di governo, definita secondo predeterminate affinità programmatiche e obiettivi concreti di realizzazione del programma.

4. Costituzionale e democratica

Contro le destre eversive.

Dopo la chiusura del blog di Sinistra21.it, ripubblichiamo questo articolo tratto dal blog di Manuel Santoro del Direttivo Nazionale della Lega dei Socialisti - PSI che riprende uno studio internazionale in cui si dimostra la possibilità della semplificazione dei debiti sovrani europei a causa della loro interconnettività. Il modello è sempre quello per cui "Se A deve a B che deve a C che deve ad A", sostanzialmente nessuno deve niente a nessuno (in caso di parità del debito) o comunque solo alcuni devono in misura minore. Si aggiunga che lo studio non tiene conto dei debiti non detenuti dalle banche, ma direttamente dai privati (che dovrebbero costituire una quota minoritaria). Tuttavia rappresenta una buona traccia per lo studio di un'alternativa alla gestione schizofrenica del problema dei debiti sovrani, senza dover cedere ad ipotesi inutilmente radicali che non tengono conto delle ripercussioni sull'economia reale (siano esse liberiste o no).

Sulla interconnettività dei debiti sovrani europei e sulla loro semplificazione.

 

Il problema del debito sovrano all’interno dell’Euro zona è certamente sistemico. Per quanto necessario possa essere ripagare gran parte del debito pubblico, affinché esso porti ad un abbassamento dei tassi di interessi sul capitale, è fondamentale capirne la struttura e le varie ramificazioni internazionali.
Il primo passo consiste nel chiarire l’ammontare di debito interconnesso tra Paesi. Iniziamo a verificare la situazione tra Paesi quali Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna, Gran Bretagna, Francia e Germania. Il grafico 1 (Datas from BIS Locational banking Statistics & IMF World Economic Outlook Database, October 2010 – ESCP Europe Business School) fotografa la situazione, in miliardi di Euro:

Debito Europeo - prima

http://stratoplot.com/tFl

Tenendo conto dei dati prelevati, l’Italia dovrebbe 270 miliardi di Euro alla Francia, quasi 112 miliardi alla Germania e quasi 46 miliardi alla Gran Bretania. Dal grafico si evince, senza dubbio, l’enorme complessità ed interconnettività dei debiti sovrani all’interno della zona Euro e ci si rende conto, analizzando i grafici successivi, come alcuni Paesi siano meno “scaricabili” di altri per quanto riguarda possibili default sul debito. Il grafico 2 rende l’idea più chiara anche se la valuta è il dollaro, ed i dati considerati sono di periodi diversi (Bank for International Settlements – maggio 2010):

Debito Europeo

*http://www.nytimes.com/interactive/2010/05/02/weekinreview/02marsh.html

E’ interessante la situazione della Grecia la quale è oggi potenzialmente “scaricabile”, così come il Portogallo in futuro, in quanto le banche europee hanno già avuto tempo e modo di coprirsi sul possibile default. I grafici che seguono (dati del Bank for International Settlements, IMF, World Bank, UN Population Division – 2010) rendono l’idea di come la Grecia ed il Portogallo abbiano avuto (dati 2010) un livello di debito verso creditori esteri, suppur considerevole per le potenzialità greche di ripagarlo, molto inferiore rispetto ad altri Paesi europei come l’ Italia e l’ Irlanda:

Debito Grecia

Debito Portogallo

Debito Irlanda

Debito Italia

http://www.bbc.co.uk/news/business-15748696

La Grecia, quindi, deve (o meglio, doveva) alla Francia 41,4 miliardi di Euro ed alla Germania 15,9 miliardi. Il Portogallo è debitore verso la Francia per 19,1 miliardi mentre deve alla Germania 26,6 miliardi. L’Irlanda, invece, deve alla Francia 23,8 miliardi di Euro ed alla Germania la notevole somma di 104,5 miliardi di Euro. L’Italia, infine, è la vera bomba europea in quanto dovrebbe alla Francia ben 309 miliardi di Euro ed alla Francia 120 miliardi di Euro.

E’ evidente, allora, come il tema Italia (e aggiungerei Irlanda) pone un problema serio alla tenuta dell’Euro in quanto minaccia gravemente il sistema bancario internazionale. Chi ha poco debito verso il sistema bancario estero (Grecia e Portogallo) ma, essendo in difficoltà, non ha le capacità di crescita adeguate per ripagarlo, è scaricabile dal “sistema Euro” perché non più una minaccia una volta trovate le risorse adeguate per la copertura bancaria sul default. Chi, invece, ha tanto debito (Italia in primis) non è affatto scaricabile. Causerebbe la disintegrazione della moneta unica in quanto non sarebbe possibile per il sistema bancario europeo assorbirne le ingenti perdite, neanche a valle di creazione di nuova moneta da parte della BCE.

Nel maggio 2011, ESCP Europe Business School portò avanti una serie di simulazioni tenendo conto dei dati del BIS Locational banking Statistics & IMF World Economic Outlook Database, October 2010, con l’intento di semplificare l’interconnettività dei debiti sovrani della zona Euro, cancellando una parte o la totalità dei debiti che gli Stati avevano tra loro. Il primo grafico in questo articolo mostra la situazione al 2010-11.

L’idea è: se lo Stato A deve allo Stato B €0.34 (in miliardi) di debito di breve periodo, e lo Stato B deve allo Stato A €0.17 (in miliardi), possiamo cancellare il debito dello Stato B e lasciare lo Stato A con un debito ridotto di €0.17 (in miliardi). Ovviamente tutto ciò si complica se consideriamo altri Stati i cui debiti sono interconnessi, la diversificazione dei debiti, i tassi, ecc.

Tenendo conto di tutto questo, i risultati della simulazione furono sintetizzati nel seguente grafico e mostrano una riduzione dei debiti sovrani enorme. In alcuni casi la totale cancellazione dei debiti di alcuni Paesi verso altri. Risultati che renderebbero meno pesante la vita dei cittadini europei nel ripagare i debiti e gli interessi connessi, ma che renderebbero molto infelici le banche, le quali vedrebbero privarsi degli enormi profitti proprio sugli interessi:

Debito Europeo - dopo

http://www.eudebtwriteoff.com/

Manuel Santoro
Partito Socialista Italiano

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