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Scuola e università: appello alla mobilitazione per gli scioperi e le manifestazioni del 24-25-26 settembre In evidenza

Sabato, 22 Agosto 2020 02:03 Scritto da 
24-25-26 settembre 2020: scioperi e mobilitazioni della scuola e dell'università 24-25-26 settembre 2020: scioperi e mobilitazioni della scuola e dell'università noirestiamo.org

I sindacati USB, Cub, UniCobas, Cobas Sardegna proclamamo due giornate di sciopero e mobilitazione il 24 e 25 settembre a cui aderiscono organizzazioni studentesche e collettivi universitari. I sindacati confederali manifesteranno sabato 26 con il movimento "Priorità alla scuola". Ma cosa accadrà a settembre nelle scuole e nelle facoltà?

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Scuola e università: dal Governo numeri assolutamente insufficienti a garantire la ripartenza in sicurezza

La pandemia aggraverà le disparità sociali colpendo settori fondamentali della società come l’istruzione e il diritto allo studio: per il rientro servono spazi adeguati e un numero consono di lavoratori"

Il protocollo sulla riapertura delle scuole firmato dal Governo e dai sindacati confederali prevede norme sul distanziamento e per il monitoraggio del Covid 19, per far ripartire le lezioni in presenza nelle scuole dell’infanzia, mentre gli istituti superiori potrebbero ricorrere alla didattica mista, con una quota dididattica a distanza (DAD) oggetto di discussione di un tavolo ad hoc con il Ministero.

Durante la fase emergenziale, i diritti dei minori sono stati ignorati e rischiano di esserlo ancora, salvo vibranti proteste e mobilitazioni: la scuola, a partire da quella primaria, non può essere delegata ai genitori o alla didattica a distanza. Il lockdown ha dimostrato grandissime differenze nella capacità di gestire la didattica a distanza tra gli alunni e tra i docenti, mancanza di infrastrutture pubbliche adeguate (banda larga, piattaforme didattiche digitali, ecc.) e di connessioni domestiche, nonché disomogenea distribuzione tra la popolazione dei dispositivi necessari. Il primo risultato della DAD è l'approfondimento delle distanze sociali economiche e culturali, in contraddizione con l'art. 3 della Costituzione.

Le conseguenze prodotte dal venir meno della scuola come luogo materiale di rapporti umani, tra coetanei e tra adulti e ragazzi: la didattica a distanza non è idonea in assenza di un sostegno adeguato da parte di un adulto per le fasce di età dei bambini più piccoli e per i bambini con difficoltà di apprendimento. La scuola dell’infanzia e primaria sono istituzioni educative che strutturano un primo fondamentale momento di relazione sociale continuativa e organizzata fra gli esseri umani: a questa esperienza formativa di socializzazione, è stata sostituita la solitudine della didattica e dell’apprendimento a distanza, che non può sostituire il patrimonio di educazione alla socialità e alla cittadinanza che le scuole formano in presenza. La didattica a distanza non può essere considerata altro che una soluzione di pura emergenza, a meno che non ci siano evidenze scientifiche tali da costringere a tenere chiuse tutte le attività siano esse economiche, sociali, culturali, sportive o scolastiche. Ciò vale per tutti gli ordini e gradi di istruzione.

La ripresa da parte dei genitori della propria attività lavorativa impedirà a molti di essi la cura e l’assistenza – anche quella didattica, indispensabile per le prime classi elementari – ai propri figli minori. In questa prospettiva sorge per le famiglie la preoccupazione di dover far fronte a un vero e proprio abbandono dei figli per gran parte della giornata, tenuto anche conto che moltissime famiglie non potranno più fare affidamento sulla presenza e sull’aiuto dei nonni (fascia di popolazione maggiormente esposta a rischio Covid) e che il costo di una babysitter per tutto il corso della giornata sarebbe, per molti, insostenibile, nonostante i voucher promessi.

In caso di figli molto piccoli, per chi fosse ancora costretto allo smartworking, neppure la presenza di una babysitter assicurerebbe in ogni caso efficiente ripresa. Inevitabilmente molti genitori – soprattutto madri di bambini non ancora autosufficienti, nei bisogni primari o anche solo nella didattica – saranno indotti a rinunciare al proprio lavoro, o ad accantonarlo, proprio per non far venir meno l’assistenza ai propri figli.
Per la riapertura di tutte le scuole in sicurezza servono test sierologici per bambini e ragazzi, turni ridotti e differiti, le supplenze extra per sostituire il personale più a rischio, all’ottimizzazione nell’uso dello spazio nelle aule in rapporto al numero di studenti, alla regolarizzazione dei docenti precari, all’assunzione di più personale, alla sanificazione degli ambienti, alla conversione a uso scolastico di edifici inutilizzati e di scuole precedentemente chiuse, alla riapertura delle scuole differenziata su base regionale, in relazione alle diverse situazioni sociali ed epidemiologiche. Sono misure che richiedono un enorme lavoro di organizzazione, programmazione e finanziamento.

La gestione della didattica in presenza pone notevoli problemi a contemperare il diritto allo studio e quelli alla salute e alla prevenzione, giacché l'attuale situazione degli spazi è già insufficiente al rispetto delle ordinarie regole di sicurezza: la media, infatti, è di circa 25-30 studenti per classe. A ciò si aggiunga che, facendo leva sull'autonomia,ogni istituto scolastico (o ateneo universitario) è lasciato solo nell'affronterare il problema delle cosiddette “classi pollaio”.

Con un maggiore monitoraggio attraverso i test diagnostici e il conseguente divieto di accesso per chi manifesta sintomi parainfluenzali, se non saranno stati presi provvedimenti concreti sugli spazi e nuove assunzioni del personale, la DAD rischia di essere la soluzione obbligata perché la gran parte degli studenti sarà costretta a casa. Ciò pone un problema di qualità della didattica, di pedagogia e di aggravio delle disparità sociali, in quanto rende molto diseguale il percorso di apprendimento tra chi possiede collegamenti internet veloci, spazi personali per lo studio, possibilità di essere seguito e aiutato dalla famiglia e chi non se li può permettere.

Per garantire il distanziamento, il corpo docenti dovrebbe essere quasi raddoppiato, invece il Movimento 5 Stelle aumenta la piaga del precariato. Infatti, gli annunciati 40 mila nuovi assunti con contratto precario - non più annuale eventualmente rinnovabile bensì con la clausola di licenziamento nel caso sia necessario ritornare all'uso massivo della DAD - sono appena poco più dei circa 30 mila andati in pensione lo scorso giugno. Non si tratta, perciò, di una misura anti-Covid, bensì di una maggiore precarizzazione rispetto al normale turnover, come peraltro ammesso dal Ministro dell'economia Gualtieri, che pure si è impegnato con la Ministra Azzolina ad assumere a tempo indeterminato altri 85 mila docenti. Tuttavia, anche queste ipotetiche assunzioni sarebbero assolutamente insufficienti a coprire il fabbisogno: si tratterebbe, in media, di uno-due lavoratori in più nei circa 60 mila edifici scolastici (quasi 50 mila scuole pubbliche e circa 11 mila istituti paritari).

"La 'narrazione' progressista del governo non è affiancata da nessun atto concreto: sul diritto allo studio delle classi meno abbienti aleggia lo spettro dell'elitismo"

Neppure nell’istruzione universitaria: gli atenei affronteranno autonomamente la questione del rientro in presenza sulla base delle proprie capacità economiche. Qui si cela il vero segno classista e antipopolare di tutta la vicenda: solo alcuni cosiddetti atenei di serie A, infatti, potranno garantire il 100% di didattica in presenza finanziato con alte tasse, mentre quelli cosiddetti di serie B forse riusciranno a garantirne un 20%. In prospettiva, alcuni atenei eccellenti garantiranno lezioni in presenza ai più abbienti che potranno sostenere le alte rette, lo spostamento fuori-sede e lo studio a tempo pieno, altri atenei, invece, saranno obbligati a competere sul "mercato" della didattica a distanza con le università private, secondo una logica che porterà altra precarizzazione del corpo docenti e del personale, corsi DAD a numero aperto e classi digitali da centinaia di studenti. Questo autunno nuove lotte sociali coinvolgeranno l’istruzione, uno dei primi campi in cui va difesa e potenziata l'eguaglianza nei diritti e nelle opportunità, coinvolgendo l’intero corpo della società.

La politica deve garantire il diritto alla salute nel saggio bilanciamento di tutti gli altri diritti dei cittadini, fra i quali quello all’istruzione, che non deve essere sacrificato. Serve un piano per la riapertura di asili e scuole adeguato ai bisogni dei bambini e degli adolescenti e a sostegno delle famiglie e dei genitori, insiem a un piano di intervento e finanziamento per l’anno scolastico 2020-2021.

La Ministra Azzolina ha preferito finora perdere tempo in dichiarazioni confuse e imbarazzanti scegliendo rimedi inconsistenti, come lezioni nei parchi e in spazi improvvisati, piuttosto che impegnarsi seriamente nella ricerca di soluzioni strutturali. Nel frattempo, il Comitato tecnico scientifico riunitosi in seduta il 12 agosto è corso in aiuto del Governo affermando che nelle situazioni in cui fosse impossibile garantirle, le misure di distanziamento previste nelle scuole potrebbero essere poste in deroga.

Il mondo della formazione fronteggia la minaccia di chi interpreta la crisi attuale come ​occasione ​ per accelerare i processi di riorganizzazione in funzione del modello di sviluppo sociale, economico e politico dimostratosi incapace di tutelare il benessere collettivo durante le fasi più acute dell'emergenza sanitaria.

Per questi motivi, in vista dei due giorni di agitazione, sciopero e mobilitazione del 24 e 25 settembre, che prevedono un presidio permanente di 24 ore a Montecitorio e manifestazioni diffuse da discutere e costruire collettivamente, le realtà giovanili, studentesche e di movimento interessate terranno una prima riunione in forma mista (presenza e telematica) giovedì 3 settembre a Roma.

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Ultima modifica il Mercoledì, 16 Settembre 2020 19:24
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Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, presidente di Sinistra XXI, in passato ha militato in alcune formazioni politiche della sinistra, anche assumendo ruoli dirigenziali. Nel 2008 è stato uno dei fondatori dell'allora più grande sindacato studentesco d'Italia, la Rete degli Studenti Medi.

Laureato con lode all'Università di Sassari con una tesi in diritto costituzionale sul principio di sovranità popolare, ha conseguito un diploma in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze e attualmente è dottorando di ricerca in Diritto dell'Unione europea e ordinamenti nazionali presso l'Università di Ferrara.

Sito web: www.avvocatoalessandrotedde.it

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