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Pubblicato in Notizie

Quale ottimismo ai tempi della crisi?

Lunedì, 01 Ottobre 2012 12:15 Scritto da  Stefania Cavallo

Joanne, già ricercatrice e segretaria bilingue presso Amnesty International, conobbe molto tardi il successo editoriale, all'alba dei 40 anni circa, infatti la sua biografia racconta di una forte depressione avvenuta dopo il suo divorzio quando si trasferì a Edimburgo con la figlia, con l'idea di vivere con la sorella. Fu un periodo molto cupo, segnato da una depressione decisamente forte e da una situazione finanziaria disastrosa: essendo senza lavoro, doveva pagare l'affitto del suo piccolo appartamento con assegni di disoccupazione e, perciò, viveva, assieme alla figlia, completamente di sussidi statali.

Joanne, approfittando delle camminate per far addormentare la piccola Jessica nel passeggino, andava spesso al pub del cognato, in cui si impegnava con passione a portare avanti il suo romanzo, che riteneva essere la cura a quella profonda crisi che stava attraversando.

Di quel periodo ricorda un pensiero in particolare, riferendosi alla figlia Jessica:

" Era una sorpresa ogni mattina vederla ancora viva!".

Joanne, infatti, in quel periodo, pur continuando ad esorcizzare con la scrittura la sua situazione, pensava anche che ogni cosa bella sarebbe andata storta, come tutto il resto e che non sarebbe mai più stata felice o spensierata.

Da questo momento buio della sua vita, la scrittrice ha estratto la figura dei Dissennatori, creature che "risucchiano la pace, la speranza e la felicità dall'aria che li circonda".

Al primo romanzo "Harry Potter e la pietra filosofale" seguirono altri sei e da povera disoccupata, che viveva grazie ai sussidi statali e in preda alla depressione, la Rowling divenne la donna più ricca del Regno Unito.

L'evocazione di questa donna, per me straordinaria, e della sua incredibile storia mi è arrivata mentre mi è capitato tra le mani un libro che avevo nella mia libreria dal titolo "La forza dell'ottimismo" di Alan Loy McGinnis con la presentazione del mio "big president" alias ex-capo Alberto Galgano, in cui leggo che "l'autore pur avendo passato in rassegna tutte le ricerche psicologiche sull'argomento dell'ottimismo, ha scoperto che c'era molto di più da imparare studiando la vita di persone ottimiste, piuttosto che rifacendosi a teorie psicologiche. Ha quindi letto un'enorme quantità di biografie e ha analizzato la vita di molte persone di successo, scoprendo così che la maggior parte di esse avevano delle caratteristiche comuni.

Non tutti questi personaggi hanno avuto vita facile, ma hanno comunque scoperto tecniche per superare la depressione e mantenere alto il loro entusiasmo".

L'autore cita nel libro una frase di Lincoln: "Ho notato che la maggior parte della gente è felice più o meno quando decide di esserlo" (Fonte: La forza dell'ottimismo. I dodici segreti per guardare alla vita e al lavoro in positivo, di A. L. McGinnis, Ed. Le Guide de Il Sole 24 ORE, 1992, Milano).

Da qui mi vengono in mente altre associazioni e riflessioni legate ai fatti di cronaca corrente con le varie manifestazioni di licenziati o cassintegrati in giro per la penisola, con gli episodi di disperazione e di suicidi che stanno colpendo pensionati e piccoli imprenditori nei vari settori senza più risorse e speranze per poter continuare a vivere. Eppure, mi dico, forse bisognerà anche cominciare a evocare qualche situazione di sano positivismo, di chi è riuscito ad esempio a superare anche i propri fallimenti, come ci ha detto lo stesso Steve Jobs, fondatore di Apple, in uno dei suoi discorsi più famosi (Discorso di Stanford agli studenti "Unire i puntini", 12 giugno 2005, sulla sua filosofia di vita e di lavoro), e quale insegnamento possiamo ricavarne adesso ?

Ecco cominciamo allora a raccontare storie significative di "autodeterminazione" e "automotivazione" alla vita, così come è già stato narrato ad esempio attraverso le numerose storie dei campi di concentramento, dove perfino in situazioni di così orribile abbrutimento si può scorgere l'importanza di una scelta d'azione: "Sì può togliere tutto tranne una cosa, l'ultima delle libertà umane: quella di scegliere il proprio atteggiamento in ogni data serie di circostanze, di scegliere ciascuno il proprio modo" (sull'esperienza dell'Olocausto: Man's Search for Meaning di Viktor Frankl).

Ecco anche oggi in altre situazioni di "lavorochenoncè", come nel caso degli 800 Licenziati dei Treni notte, l'atteggiamento di fondo che si coglie è quello di chi non vuole accomodarsi in una posizione di "vittima" ma ritiene prioritario nei nuovi scenari economici nazionali e mondiali, sperimentare altre possibilità di consapevolezza della propria situazione e del proprio lavoro come "le relazioni e i modi" oltre che il reddito e i contratti, (qualora ci siano). Da licenziati, disoccupati e precari ci si batte con nuove forme di "protesta pacifica" che non vogliono sovvertire l'ordine sociale, anche se forse i discorsi correnti sul tema della crisi e del lavoro, nei palazzi che contano, vogliono normalizzare e riportare all'ordine.

Il mio intento, anche con questo scritto, è quindi proprio quello di dare un piccolo contributo di ottimismo realistico al dibattito attuale che ci vede coinvolti in prima persona tutti, perché le cose migliorino e si possano trovare, con le intelligenze di tutti, soluzioni concrete per i giovani, le donne e gli over 40-50 senza lavoro. Chi è senza lavoro intanto ha un vantaggio, ad esempio, quello di poter disporre di più tempo. Vi sembra poco?

Vi ricordate quando non avevate tempo, magari eravate gli eterni "assenti" perché dovevate lavorare sino a tardi, oppure avevate la riunione, o da prendere i figli in palestra, ecc. come dice Concita De Gregorio nel suo recente e bel libro "Così è la vita. Imparare a dirsi addio":

"Hai presente come passano gli anni , quella illusione di senso che danno l'ordine e il dovere, una serie ininterrotta di urgenze, tu sui binari segnati e quegli altri binari che stanno di lato vuoti che uno dice c'è tempo, per quello c'è tempo poi un giorno all'improvviso capisci che il tempo non ti basterà e allora la vita intera si sposta nei binari vuoti: il suo vero senso. Il tempo che hai speso a ricordare, immaginare, a tenere con te ostinatamente tutto quello che non c' è".

Il tema del tempo e della sua assenza è sempre molto interessante da affrontare, da qualsiasi parte si incominci e ci interroga in diversi momenti della nostra esistenza e sicuramente richiederebbe una nostra maggiore attenzione e cura!

Ad un certo punto la De Gregorio usa la metafora del "ramo" come sostegno vitale per i fiori e per gli uccelli così immagine evocativa di noi umani, e dice:

"Abbiate cura dei rami, soprattutto di quelli che sembrano forti. Sono quelli che cedono quando non te l'aspetti."

Il segreto di noi esseri umani consiste proprio nella capacità di trasformare in forza le nostre debolezze siano esse la paura di morire, la paura di perdere il lavoro, la paura di non avere il tempo, di rimanere soli, come infine la paura di essere abbandonati per sempre, eppure sappiamo che la sfida definitiva appunto non è il nostro dolore di fronte a tutte queste sventure umane, ma è la nostra capacità di reagire ai nostri dolori e ai nostri "lutti", possibilmente attraverso nuove scelte e modalità narrative più consapevoli e per nulla scontate.

di Stefania Cavallo (da "Lavoratori Acrobati .Pensieri, immagini e racconti di crisi." - Collana Orientamenti , Ed. La Sapienza di Roma , 2012)

Ultima modifica il Lunedì, 01 Ottobre 2012 12:19
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