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Pubblicato in Notizie

Inaccettabile e sbagliato il referendum per decidere le alleanze della FDS. Si voti in consiglio nazionale oppure congresso straordinario.

Lunedì, 24 Settembre 2012 09:02 Scritto da  Alessandro Tedde, Antonino Martino

L'idea del referendum tra gli iscritti sta perciò prendendo piede ed allora è giusto spendere qualche riga per spiegare i motivi che ci portano, alle condizioni date, a definire tale proposta assurda e parimenti dannosa. Per cominciare, assurdo è il metodo: si vuole far esprimere i militanti su prospettive che oggi, volenti o nolenti, non sono definibili. Infatti non è ancora chiaro quale sarà la legge elettorale, tantomeno esistono regole per le primarie tra chi le condivide, avendo già trovato l'accordo di massima, come Pd e Sel. Ma non è solo questo il vulnus nella proposta di Grassi e Rossi.

L'incuria delle classi dirigenti (in primis dei due maggiori partiti) ha trasformato la FDS in una struttura elettoralistica, che risponde all'interesse dei due maggiorenti che, per motivi opposti e seppur con lodevoli eccezioni in alcuni territori in cui lavorano dirigenti assennati e volenterosi, hanno voluto che restasse niente più che il cartello elettorale visto alle europee.

La Fds ha nel consiglio politico nazionale il centro della sua struttura, rappresentativo del patto tra i quattro soggetti promotori. Quest'organo, allo stato attuale dei fatti, ha sicuramente dei limiti: bisognerebbe infatti verificare chi ne faccia parte e sulla base di quale mandato e se non vi siano, come in realtà vi sono, dei componenti che non hanno più neanche le tessere dei partiti che li hanno eletti e che continuano a farne parte, come se si trattasse di un titolo onorifico, anziché di una grande e grave responsabilità di cui rispondere. Eppure questo è quanto esiste e questo è l'organo che viene riunito per decidere: l'ultima volta è stata il primo luglio. E' il consiglio politico nazionale che, per statuto, sarebbe legittimato a prendere decisioni vincolanti sulle alleanze.

Ci chiediamo: esistono delle remore di Prc, Pdci, Lavoro-Solidarietà e Socialismo 2000 nel riconoscersi nelle decisioni assunte da quel consiglio nazionale che loro stessi hanno eletto? Se è così, se ne prenda atto e si dica chiaramente e coram populo che serve un'altra soluzione, da ricercare nello statuto e senza l'invenzione di strane alchimie.

Questa soluzione, per noi, ha uno e un solo nome: congresso straordinario della Fds.

"Una testa un voto", come piace tanto dire ai nostri dirigenti ovvero senza quote preassegnate, per decidere insieme la linea. Pare fin troppo ovvio affermare che questa scelta sensata avrebbe delle conseguenze politiche: per correttezza statutaria e per conseguenza politica tutte le quattro dirigenze dei soggetti promotori dovrebbero presentarsi dimissionarie, poiché l'atto di convocazione di un congresso straordinario a neanche due anni da quello federale e neanche uno da quello dei soggetti fondatori ne certificherebbe l'incapacità politica. Parliamo di errori talmente gravi nell'organizzazione del soggetto politico e nella definizione della sua linea che sarebbe il minimo atto dovuto per dare ragione ai militanti dell'assurda situazione di trovarsi ad un tale congresso ad una manciata di mesi dalle elezioni. L'assurdità resterebbe, ma almeno si riacquisterebbe un minimo di onestà intellettuale.

Gli ostacoli a questa prospettiva sono nei fatti (tempi, modi e regolamenti), ma soprattutto sono nelle persone. E' ben più comodo, nell'incapacità di decidere, chiamare all'adunata la base. Dopo anni di disinteresse verso quanto succedeva nella pancia della federazione, oggi le si chiede, d'un colpo, di assumersi la decisione che potrebbe essere esiziale per le sorti della sinistra di classe in Italia.

Ma non è questo a spaventarci, tutt'altro. Abbiamo creduto e crediamo nello strumento del referendum, anche interno, così come sancito dallo statuto ("Qualora sia verificata l’impossibilità dell’organismo a deliberare su una determinata materia, la stessa può essere sottoposta a referendum tra tutte le iscritte e tutti gli iscritti, secondo le procedure di cui al punto h del presente articolo. L’esito di tale referendum è vincolante per la FdS. [h] Al fine di promuovere la massima partecipazione, la FdS  prevede la possibilità di indire referendum tra le iscritte/i nella costruzione delle decisioni di indirizzo politico e programmatico, secondo modalità disciplinate dal Consiglio Politico Nazionale della FdS").

Ciò a cui non crediamo è che esistano le condizioni per organizzarlo. Alcuni dei motivi:

  1. non esiste un tesseramento della FDS, ma solo le iscrizioni ai soggetti fondatori (la cui bontà non è verificabile). Questo è un punto che ci colpisce profondamente, perché gli autori dell'articolo sono state vittime dell'impossibilità, nei fatti, di aderire alla FDS come indipendenti (a norma di statuto) e hanno potuto conseguire la possibilità di militarvi solo aderendo ad uno dei soggetti fondatori. Per questo motivo, molti compagni sono stati tenuti ai margini della vita della Federazione;
  2. nella maggior parte dei casi (come dimostrato dal questionario interno dello scorso inverno) non solo non esistono i coordinamenti locali della FDS, ma neanche le istanze di base. Il dibattito sulla situazione politica, se avviene, non è mai stato unitario, bensì oggetto di riunioni dei singoli soggetti o, peggio ancora, lasciato alla buona volontà dei singoli di informarsi e discutere;
  3. ci chiediamo se si possa decidere con un Si o un No se esistano i rapporti di forza per discutere con tale e tal'altra forza. Ci chiediamo se si possa decidere con un Si o con un No di rompere con determinati settori del movimento operaio, quali quelli che potrebbero riconoscersi nel voto ad altri partiti della sinistra a cui rifiuteremmo il confronto;
  4. ci chiediamo come rendere il risultato del referendum conseguente alla situazione politica sul territorio. E' chiaro che, se prendiamo per buono quanto espresso da Paolo Ferrero sull'incompatibilità della sinistra con il PD, allora bisognerebbe essere conseguenti e, come già chiesto da Socialismo 2000, uscire da tutte le giunte e le maggioranze di centrosinistra locali, perché a quel punto ci troveremmo di fronte ad una scelta di campo tale da impedire di tenere contemporaneamente una posizione "antisistemica" a livello nazionale, ma collaborativa e concertativa a livello locale (dove in alcune amministrazioni si giunge financo a governare nelle stesse giunte con l'UDC).

E' allora chiaro che, se non si vuole direttamente considerare conclusa l'esperienza della FDS, i nostri dirigenti nazionali debbano fare esprimere il Consiglio nazionale (magari verificando l'opportunità di sostituirne i componenti vacanti) al fine di decidere quali politiche debba perseguire la Fds o, in alternativa, andare a congresso straordinario con tutte le dirigenze dimissionarie.

Ai compagni dirigenti nazionali diciamo: scegliete voi, ma non continuate a proporre assurde vie di mezzo costruite cavillando su di uno statuto mai applicato (né sul tesseramento, né sulle norme congressuali, né sull'elezione del portavoce, ecc), infondendo nei militanti la speranza di un referendum che, sotto le sembianze di democraticità ed apertura, cela una discussione inesistente e che soprattutto oggi servirebbe a coprire le mancanze del gruppo dirigente e domani a giustificare l'eventuale sconfitta domani sulla base dell'adagio "hanno deciso gli iscritti". Una soluzione del genere ne consentirebbe la riproposizione in blocco, anche nell'ipotesi di una nuova disfatta sul modello del 2008, perché anziché individuare delle responsabilità chiare e precise, le diluirebbe sull'intero corpo militante. Quello stesso corpo militante che per mesi, o forse anni, ha chiesto a gran voce un cambio di rotta nella costruzione della casa comune e che oggi non può essere chiamato a coprire le mancanze di chi per tutto questo tempo non ha voluto ascoltarlo.

Ultima modifica il Mercoledì, 26 Settembre 2012 09:35
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