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La questione Ilva e la sinistra omologata.

Lunedì, 13 Agosto 2012 16:54 Scritto da 

L'Ilva di Taranto rappresenta al meglio tutte le contraddizioni del capitalismo straccione all'italiana.

L'Ilva è il cuore della città e della provincia di Taranto che di Ilva vivono e muoiono, essendo la stessa fabbrica che avvelena le popolazioni del luogo. I politici (ed i sindacalisti, ingiustamente contestati in questi giorni) lo hanno sempre saputo, ma tant'è.

Quel che è triste è che la sinistra taccia sul fatto che questa devastazione è l'ennesima opera del capitalimo arraffone all'italiana. Lo stesso che dopo la deprecabile privatizzazione del Italsider (perché ha regalato a padroni e padroncini incapaci un settore stretegico come l'acciaio) ha fatto guadagni, infischiandosene di fare violenza ai lavoratori e all'ambiente pur di massimizzare i profitti. La città ha risposto rabbiosamente alla chiusura, indirizzando il proprio malcontento contro tutti e tutto: sindacati e politici in primis, divisi ed incapaci finora di intercettare quella rabbia.

Viene da chiedersi: è così difficile proporre la nazionalizzazione dell'Ilva?

E dire che un comparto così importante non può essere lasciato ai privati, oltretutto dopo che ci stiamo sobbarcando i costi di bonifica?

E' tanto difficile proporre la gestione dell'Ilva di Taranto ad un comitato di cittadini e lavoratori che insieme decidano su strategie produttive e ambientali e quindi gestiscano la fabbrica? Cose dell'altro mondo - dirà qualcuno - eppure in Argentina, ad esempio, sono realtà quotidiana.

E' davvero significativo della situazione che solo Giorgio Cremaschi (No Debito - ex Fiom) e Marco Ferrando (PCL) abbiano fatto tali proposte: un altro segno dell'incapacità di pensiero critico e di alternatività di proposta della sinistra. Il coro soddisfatto per Monti che terrà aperto lo stabilimento bonificandolo, ma senza fare pagare niente ai Riva - che a quanto pare hanno bruoni amici anche in politica - va dal PDL a Ferrero. Sono fatti come questo che pongono pesanti ombre sul futuro di un autonomo e non marginale pensiero anticapitalista.

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Marzo 2018 17:28
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Antonino Martino

(Reggio Calabria, 1987), studia giurisprudenza a Torino. A 14 anni si impegna nella Sinistra giovanile (allora l'unica organizzazione giovanile al Liceo Classico Newton di Chivasso), ma l'anno seguente aderisce ai Giovani Comunisti da indipendente. Nel 2005 fonda il coordinamento dei collettivi studenteschi Libera Lotta, diffuso in tutta Italia, che si evolve in Sinistra Nostra superando l'ambito studentesco e, nel 2008, pur mantenendo una propria elaborazione culturale, confluisce nel Movimento Radicalsocialista. Nel 2009, pertanto, diventa Responsabile Comunicazione e poi Responsabiile Movimenti della segreteria nazionale.

Convinto della necessità di una forte sinistra unita, prosegue un percorso coerente con la propria impostazione politica di comunista che si batte per l'egemonia.
Appassionato di lettura e musica (rock e metal), fin dalla sua origine ha aderito convintamente al progetto di Sinistra XXI.

Sito web: https://www.facebook.com/profile.php?id=100005179248315&fref=hovercard
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