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*la Sinistra del XXI secolo*

Lunedì, 05 Dicembre 2016 16:18

Referendum del 4 dicembre e partecipazione

Il referendum costituzionale del 4 dicembre è stato uno dei grandi eventi di partecipazione della Storia recente italiana.

La partecipazione è stata la vera vincitrice del voto, mentre le vere sconfitte dal voto sono le varie forze politiche che a titolo vario si sono schierate per il SI e per il NO e che ora si trovano a gestire un risultato che nessuna di esse attendeva, né tanto meno sperava.

L'elenco degli sconfitti ha senza dubbio al primo posto Matteo Renzi e il Pd che puntavano ad una sconfitta di misura e su si una bassa affluenza al voto per potersi intestare la minoranza dei SI e le cui aspettative si sono esattamente rovesciate con un numero altissimo di votanti e una nettissima prevalenza del NO.

Gli ulteriori sviluppi politici del PD si presentano quindi fortemente difficoltosi e saranno determinati dalle decisioni che Renzi prenderà a questo punto sul suo destino personale che segneranno inevitabilmente anche il partito che a lui si è legato tanto strettamente.

Hanno però perso anche le forze politiche sostenitrici del NO.

Le destre in primo luogo che aveva sostenuto in realtà un progetto di riforma analogo a quello proposto dal governo Renzi nel 2006, bocciato anche esso dagli italiani, per cui esse aderendo al fronte del NO e sostenendo argomenti opposti a quelli sostenuti nel 2006 si sono di fatto dichiarate incapaci di prospettare un progetto istituzionale coerente.

Hanno perso poi anche i cinquestelle sia perchè la partecipazione così ampia dei cittadini mette in discussione il modello partecipativo da essi proposti, quella virtuale che ha numeri ben più ristretti, ma anche per i meccanismi istituzionali prodotti dal referendum che non mette solo in discussione la riforma istituzionale del governo, ma anche il combinato disposto con la legge elettorale. Questo significa che il movimento ha perso come riferimento privilegiato per il suo costituirsi il sistema elettorale fondato sul maggioritario che ne ha favorito l'esplosione, ma non si può però dire che il punto di arrivo ovvero il neoproporzionalismo del consultellum sembra proporre sia acquisito. In un quadro politico fondato su meccanismi proporzionali la dimensione delle alleanze sarebbe infatti ineludibile, tema che il movimento cinquestelle ha sempre eluso, invece.

Ha perso infine anche la SInistra nel senso più ampio, perché ormai è falito il progetto di costruire un partito a SInsitra del PD. Questo schema è stato già bocciato dagli elettori nella scorsa tornata elettorale amministrativa dove le liste legate a questo schema hanno avuto risultati scarsi, ma con il compiuto emergere della crisi del PD innescato dal risultato referendario esso risulta ormai archeologico. Il destino di tutta la Sinistra e non solo di una parte sarà decisa dal decorso della crisi del PD e non sarà possibile restare alla finestra a guardare, ma sarà necessario intervenire personalmente, anche se in modi diversi, pena essere condannati ad una totale irrilevanza.

Il decorso della crisi mostra come il concetto di Sinistra non ouò essere riproposto senza quello di Socialismo. I soli diritti civili e politici senza quelli sociali non possono rispondere alle esigenze sociali che il voto evidenzia, per cui gli elettori soprattutto quelli più giovani sembra siano andati a votare in massa soprattutto per segnalare le loro gravi condizioni e lo stato di impoverimento sempre più accellerato e segnalato dall'ultimo rapporto dal Censis, ma non solo.

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Lunedì, 05 Dicembre 2016 10:33

Ha vinto la Costituzione ora attuiamola

E' stata una bella ed importante vittoria, quella del referendum di ieri. Innanzitutto nei numeri.

Il 60% dei cittadini che dice no significa che nessun partito può intestarsi la vittoria, che è da addebitarsi ad un Paese che, nonostante tutto, tiene alla Costituzione Italiana nata dalla Resistenza a livello di riconoscimento unitario.

La percentuale dei votanti è stata altissima rispetto alle ultime magre prestazioni. Il no ha poi prevalso nelle periferie, tra i giovani (il 68% degli under 34 ha votato no), nei comuni con il più alto tasso di disoccupazione (nei primi 134 comuni per disoccupati il no ha una media del 75%). Ciò significa che il nostro referente sociale vede nella Costituzione una salda certezza di tutela e di avanzamento della propria condizione.

Ora tocca a noi: una sinistra seria deve fare una proposta all'insegna del socialismo Costituzionale, per attuare la Carta, estendere la democrazia partecipativa, nelle istituzioni e nel nostro partito. Sì perchè serve costruire, qui ed ora, un partito unito lavorista, dove la partecipazione dei militanti sia al primo posto. Occorre poi costruire un fronte progressista del cambiamento in discontinuità non solo con il Renzismo, non solo con l'austerità dei governi Monti-Letta, ma anche con gli errori del centro-sinistra degli ultimi venti anni.

Serve rifuggire dalle tentazioni di ribellismi che ci vedano chiusi in un fortino, come pure dalle opposte sirene governiste che ci vorrebbero impegnati in governi di larghe intese con chicchessia. Occorre lavorare in Parlamento per migliorare la legge di stabilità e scrivere una legge elettorale proporzionale, dopo di che serve andare a votare.

Nel frattempo, pena l'irrilevanza, il congresso di Sinistra Italiana dovrà vedere una proposta centrale rispetto ai nostalgici della vecchia Sel e al documento "Politica in Comune" (tra i primi animatori: Fratoianni): un documento che abbia le sue basi fondative nell'attuazione della Costituzione e nel porsi come forza principale di un campo progressista del cambiamento, scritto in maniera partecipata e con pari rappresentanza anche negli organismi dirigenti per chi lo ha contribuito a scrivere e diffondere, non calato dall'alto, da qualche parlamentare o da manovre "di palazzo".

Insomma, sfide importanti ed inedite ci attendono: la certezza di farle a Costituzione vigente e la possibilità di attuarla, finalmente, ci fanno credere che sarà possibile fare alcuni passi avanti.

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Lunedì, 05 Dicembre 2016 07:00

Lavoro contro Capitale

Le alleanze che si formano prima delle elezioni, anche sotto forma di coalizioni plurali di centro-sinistra o di centro-destra, non hanno la capacità di rappresentare la frammentazione sociale presente nel Paese.

La semplificazione è piuttosto il prodotto storico del lavorìo di una serie di meccanismi antidemocratici finalizzati a produrre due poli politici interclassisti (dunque non socialmente omogenei), che hanno nascosto la persistente attualità del bipolarismo di classe, il Lavoro contro il Capitale.

L'esistenza di tale bipolarismo sociale, nucleo del più ampio pluralismo sociale, è riconoscita della Costituzione repubblicana che, di fronte ad uno storico partito delle élites sostenitrici del capitale, ha legittimato la strutturazione politica di un partito "lavorista" che, per il tramite della stessa Costituzione, porti tutti colori i quali sono soggetti al lavoro e, più in generale, gli oppressi a sostituirsi alle élites borghesi nel governo della Repubblica.

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