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*la Sinistra del XXI secolo*

Marcello Marani

Marcello Marani

Nel ringraziare Marcello Marani per l'egregio lavoro fatto con la prima parte ed augurargli una pronta guarigione, pubblichiamo alcune sue riflessioni sulla Parte Prima della Costituzione.

 

Giunti a questo punto, ogni persona semplicemente di buon senso sarebbe portata a chiedersi: come mai, possedendo la "Costituzione più bella del mondo" siamo ridotti in questo stato? E' forse il caso di cambiarla vista la quasi totale inefficienza dimostrata?

Ma un lettore attento degli articoli che abbiamo sinora commentato si potrà rendere conto che prima di tutto la Costituzione va difesa, salvaguardata, rispettata, divulgata ed applicata e solo poi, se necessario, si possono proporre alcune modifiche migliorative e non abrogative, che ne rafforzino la funzione sociale e di partecipazione e controllo democratico.

Perché, oggi come oggi, a mettere mano alla Costituzzione assieme a coloro che fanno capo ai guastatori (ovvero tutti coloro che si sono dichiarati disponibili a riformarla) sarebbe come affidare alle faine la difesa dei pollai e quindi non ne può venire altro se non una manomissione, un degrado o peggio una cancellazione.

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art. 45. La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.
La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.

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art. 41. L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché‚ l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

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art. 37. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

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art. 33. L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

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Titolo II - Rapporti etico-sociali.

art. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

Ha qui inizio il titolo II che stabilisce i rapporti etico sociali a partire dalla famiglia. Articolo di cui i conservatori e i reazionari (in primo luogo i talebani clerico-bigotti) fanno uso ed abuso quasi che la Costituzione fosse composta solo da questo articolo. Dimentichi di tutti gli altri (a partire dell'art. 2 che "riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità") ne fanno abuso, dandone un'interpretazione forzosamente taroccata e distorta al solo fine di impedire, ad esempio, la parificazione tra coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali, quasi che il riconoscimento della famiglia in questo articolo abrogasse quanto sancito dall'art. 2. Ma siccome nell'affermare che "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" manca l'avverbio "unica", la famiglia non è altro che una delle formazioni sociali, che in questo articolo viene meglio definita, ma senza che possa prevaricare i diritti precedentemente riconosciuti. E' dunque curioso e paradossale il fatto che al tanto conclamato "Family day", (voluto e promosso in combutta dagli eversori e spergiuri che della Costituzione fanno quotidianamente strame assieme alle gerarchie clericali dello Stato Vaticano che, occupandoci dall'interno, ci pensano loro colonia) a marciare i testa c'erano fior di divorziati, separati e per la Curia "concubini" a partire dal Fra Inteso, sempre Piduista, eversore e spergiuro affiancato dall'ex missino Fini e dal Cattolico Divorziato, il chierichetto Casini, seguiti da altri.

art. 30. È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Con questo articolo è posto un ulteriore tassello per rendere concreto il dettato dei citati artt. 2 e 3 poiché aggiunge la parità dei diritti dei figli nati anche al di fuori del matrimonio (prima considerati cittadini di serie B), aggiungendo anche che, in caso di incapacità dei genitori ad esercitare correttamente i compiti che derivano dal matrimonio e dal "dovere e diritto di mantenere istruire ed educare i figli" comunque nati, sia la legge a fungere da surrogato, provvedendo nel merito. Altresì si stabiliscono i presupposti per la definizione di norme e limiti sulla ricerca della paternità.

art. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Altro articolo quasi del tutto disatteso ed inapplicato, proprio a causa delle scarse misure economiche e provvidenze a tutela della famiglia, comprese quelle con anziani e con figli disabili. Intanto, continui scandali, ormai divenuti normalità, vengono alla luce e anche gli istituti che dovrebbero assolvere questi compiti spesso sono lasciati a se stessi e fatti oggetto di chi, come nell'ultimo caso milanese sulle colonie estive dei minori, vi lucra a discapito di altri.

art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Ulteriore caso del pessimo concetto che si ha del diritto alla salute, pur tanto solennemente indicato come oggetto di chiara tutela "come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività". Si consente che si degradi ed inquini il territorio ed è più che accertato e provato che sui fondi destinati a tutela della salute ormai intingano tutti - dai politicanti alla curia, dal personale sanitario ai personaggi delle ASL - così che è persino inutile citare i singoli casi, dato che la sanità è stata ridodatta ad una palude, per cui seppur il livello del personale medico e paramedico abbia una media soddisfacente se non ottima (con anche punte di eccellenza), sono quotidiani i casi di "malasanità", dovuta al dilagare di corruzioni, concussioni e tangenti. Altresì esiste una burocrazia becera, inefficiente, corrotta, spocchiosa ed autoritaria, così che potremmo chiosare che "se i sanitari ti salvano, è poi il burocrate a condannarti".
"Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana": emerge chiaramente che nei casi Welby ed Englaro, questo comma sia stato totalmente disatteso e violato ed è quindi indispensabile che si faccia una legge sul testamento biologico e sulla disposizioni del "finis vitae". Questo per impedire che siano degli estranei - che prima affermano "la vita è un dono indisponibile" e poi negano al titolare la possibilità di disporne come meglio gli aggrada - a stabilire le cure e gli interventi, in totale spregio della norma in parola, pretendendo di impossessarsi delle vite altrui, con il paradosso di scambiare l'alimentazione forzata parentale con un pranzo familiare a tavola.
Al nostro liberale e democratico: "Tu puoi!" vorrebbero opporre ed imporre il loro illiberale ed antidemocratico: " Tu devi!". Ma ci chiediamo: "Tu devi" a chi e perché?

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art. 25. Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

"Nullum crimen sine poena":  già nel corpus delle leggi del diritto romano era presente questa norma che significava, appunto, che se un fatto non è punito, allora non costituisce reato e dunque chi lo commette non è da considerarsi reo. Si tratta della negazione della retroattività delle leggi (specie se penali) sancita dalla nostra Costituzione

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Alcuni disguidi tecnici ci hanno portato a pubblicare con un paio di giorni di ritardo i nuovi articoli della Costituzione commentati da Marcello Marani. Ci scusiamo per il disagio, ma speriamo che sia valsa la pena dell'attesa. Red

 

art. 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denuncia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo d'ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

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art. 17. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

La libertà di riunione rientra anch'essa nelle libertà riconosciute e garantite dell'uomo, come già espresso nel precedente art. 2, che in questo caso specifica anche le forme del come e del quando, anche se persino in questo non mancano prevaricazioni di questure, sindaci e prefetti, che dietro il paravento dei motivi di ordine pubblico, si mettono a vietare manifestazioni e cortei a loro arbitrio e senza che vi siano concreti elementi di rischio per l'ordine pubblico.

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PARTE I - DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

Titolo I - Rapporti civili.

art.13. La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

I principi espressi in questo articolo erano già a fondamento degli statuti richiesti a gran voce dagli artefici del Risorgimento per porre freno agli arbitrii polizieschi, ma pare che la Costituzione non sia ancora pienamente entrata nei Commissariati di PS, nelle Questure e nelle Stazioni e Comandi dei CC, perché purtroppo ancora ci sono troppi arbitrii intollerabili per uno Stato repubblicano, democratico e costituzionale. Fatti come quelli del G8 a Genova o di Roma dopo una partita di calcio e tutti quelli descritti da Adriano Chiarelli nel libro "“Malapolizia" fanno accapponare la pelle e  dovrebbero far fremere di sdegno e pronunciarsi all'’unisono per provvedimenti severissimi e invece trovano alibi, coperture e complicità, non solo per spirito di corpo dai superiori, ma anche per un atteggiamento di una parte della magistratura ancora propensa a complicità giustificatorie antidemocratiche, per cui le “autorità, avrebbero sempre e comunque ragione.

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