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*la Sinistra del XXI secolo*

Antonino Martino

Antonino Martino

(Reggio Calabria, 1987), studia giurisprudenza a Torino. A 14 anni si impegna nella Sinistra giovanile (allora l'unica organizzazione giovanile al Liceo Classico Newton di Chivasso), ma l'anno seguente aderisce ai Giovani Comunisti da indipendente. Nel 2005 fonda il coordinamento dei collettivi studenteschi Libera Lotta, diffuso in tutta Italia, che si evolve in Sinistra Nostra superando l'ambito studentesco e, nel 2008, pur mantenendo una propria elaborazione culturale, confluisce nel Movimento Radicalsocialista. Nel 2009, pertanto, diventa Responsabile Comunicazione e poi Responsabiile Movimenti della segreteria nazionale.

Convinto della necessità di una forte sinistra unita, prosegue un percorso coerente con la propria impostazione politica di comunista che si batte per l'egemonia.
Appassionato di lettura e musica (rock e metal), fin dalla sua origine ha aderito convintamente al progetto di Sinistra XXI.

Lunedì, 22 Agosto 2016 18:47

Per una sinistra utile

Per una sinistra utile

in grado di dire quale socialismo immaginiamo e vogliamo perseguire nel breve, medio e lungo termine

Vorrei in questo contributo, tornare su un concetto che ho già espresso a Roma nell’ultima assemblea di Sinistra Italiana. Nel frattempo gli ulteriori eventi hanno confermato e rafforzato la mia convinzione che la sinistra o torna utile o rischia di non avere motivo di esistere, o viene identificata come luogo di partecipazione ed emancipazione di chi deve lavorare per vivere o è persino dannosa.

Da Cosmopolitica in poi, purtroppo, abbiamo assistito ad un percorso che ha riprodotto per gran parte gli errori del passato: Processi decisionali sequestrati, discussione sterile sulle alleanze sempre di ceto politico e mai sociali, tentazioni di ripetizioni di errori drammatici come federazioni delle sinistre e/o cartelli elettorali rabberciati.

Serve invece una sinistra utile che smetta di rappresentare e faccia partecipare i lavoratori, capace di ridare alle masse il suo messaggio fondamentale, in grado di dire quale socialismo immaginiamo e vogliamo perseguire nel breve, medio e lungo termine, perchè è quello del socialismo il campo in cui bisogna operare: Una sinistra che sappia indicare e praticare forme di resistenza alla crisi capitalista che sta mettendo a dura prova la vita di quello che dovrebbe essere il suo popolo, una sinistra all’altezza di aprire nuovi spazi sociali collaborando anche con quelli già esistenti per mettere in campo pratiche mutualiste, formazione politica, appoggio e supporto alle forme di economia alternativa, da quella a chilometro zero fino alle forme di economia circolare e cooperativa.

C’è da costruire un partito ampio, aperto, partecipato, capace di fare vivere al proprio interno la ricchezza, valorizzandola, di quelle tante esperienze sopra richiamate, capace di costruire un disegno di società alternativo al neoliberismo con tutte e tutti coloro che sono disposti a portare la loro storia dentro una comunità più ampia senza volere preservare orticelli. Un partito che sappia comprendere la fase, riaggregare il blocco sociale che deve animarlo e parteciparlo che deve prendere parola, in grado di costruire alleanze sociali di medio periodo per realizzare i suoi obbiettivi tattici ed intermedi, capace di passare dalle alleanze sociali a quelle politiche senza esserne schiavo. Occorre ritornare a dire quale progetto di paese, di Europa e di mondo abbiamo da qui ai prossimi dieci anni almeno, in modo condiviso, facendo scaturire le nostre proposte da un lavoro capillare di inchiesta ed ascolto del nostro popolo. Bisogna smetterla di definirsi per contrarietà a qualcun altro che sia il Pd o il Movimento Cinque Stelle. Se sapremo fare ciò e io sono sicuro che una parte di noi almeno lo saprà fare, costruiremo qualcosa di bello ed utile per il presente e per il futuro, in caso contario rischiamo di replicare un progetto brutto e rabberciato che non serve a nessuno.

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Abbiamo assistito e stiamo assistendo ad un'incredibile opera di deturpazione della nostra democrazia.

Con sedute fiume notturne di un Parlamento prigioniero, si è messo un altro tassello nello stravolgimento del nostro assetto costituzionale, tra risse, emendamenti su questioni dirimenti per il nostro ordinamento giuridico votati in fretta e furia, totale indifferenza del Governo alle richieste delle opposizioni (tra cui gli esponenti Pd Civati e Fassina, che chiedevano un dialogo ed un ascolto reciproco). Addirittura, gli stessi Civati e Fassina hanno affermato l'indisponibilità a partecipare al voto in un siffatto clima: il ritorno ad una condizione aventiniana del parlamento è un rischio molto grave, da scongiurare.

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Dopo i primi giorni di governo Tsipras, l'Eruopa, nei suoi poteri forti, è apparsa letteralmente terrorizzata dalle prime mosse del greco, che ha affermato di non volersi piegare ai voleri della Troika e di non voler rinunciare al programma con cui è stato eletto.
Tramite il suo ministro dell'economia Varoufakis, Tsipras ha messo sul tavolo il tema di un'alternativa vera e seria rispetto alle fallimentari politiche di austerità e rigore della Troika.
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A mio giudizio, è opportuno che la sinistra del nostro Paese analizzi con cura ciò che si sta muovendo nella destra del nostro Paese, tanto più se è vero come è vero che questo qualcosa appaia molto pericoloso.

Il modello Le Pen, un "fronte Nazionale" che va oltre i tradizionali confini della destra radicale, raccogliendo anche pezzi non politicizzati, o politicizzati solo su alcuni temi come quelli economici, capace di stabilire legami e anche di avere nuove forme di finanziamento si sta sviluppando anche in Italia e, ci pare, la sinistra non se ne sta avvedendo e rischia paradossalmente di favorirlo.

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Mentre scriviamo, l'elezione di Sergio Mattarella (esponente della sinistra DC, poi Margherita e PD) a Presidente della Repubblica è solo molto probabile, non essendo ancora finita la quarta votazione.

Il comportamento della sinistra politica presente in parlamento (Sinistra Pd e Sel) è un comportamento subalterno e per me sbagliato, nel merito e nel metodo.

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Venerdì, 09 Gennaio 2015 09:48

La sinistra e i fatti di Parigi.

Non è facile esprimere un pensiero politico, che vada oltre l'umano ed istintuale sgomento dopo i fatti di Parigi. E' tuttavia necessario, io penso, fare una riflessione su come a sinistra ci poniamo di fronte a simili fatti e quali soluzioni siamo in grado di proporre.

Dopo l'iniziale cordoglio, più o meno sentito, è partita una gara all'insegna del politically correct, del buonismo, del "né con gli uni, né con gli altri". Una gara a capire le ragioni degli altri, a farsene interpreti, a dire "condanniamo ma": tutte analisi sociali giustificazioniste sul perché e sul per come, su quanto, come e perché soffrano queste persone e, in conseguenza di ciò, agiscano. Penso che questo sia il modo di porsi più sbagliato, antipopolare ed assurdo.

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Anche il Senato ha approvato il Jobs Act. Come al solito, sono seguite le dichiarazioni trionfalistiche del premier Renzi sui social network Facebook e Twitter. Vediamo la loro fallacia nel dettaglio.

La retorica renziana.

"Finalmente il Jobs Act è stato approvato. Se ne parlava da anni e noi finalmente abbiamo riscritto le regole del mercato del lavoro. Lo abbiamo fatto in primis per chi lavora come e più di altri senza gli stessi diritti".

Renzi parte con la retorica, ma l'unica verità, in questa frase, è il verbo "riscrivere", ma sarebbe meglio dire che il Jobs Act "distrugge" tutto il sistema del diritto del lavoro Italiano. "Chi lavora come e più di altri": è la solita contrapposizione tra "giovani" lavoratori e "vecchi", tipica del Renzismo. Ovviamente il Premier non spiega dove sarebbe l'estensione di questi diritti. Ma andiamo avanti.

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Caso Juncker: molto scalpore, soprattutto all'estero meno abituato di noi al mal'affare, per il presidente UE, Juncker, che da premier del Lussembrurgo ha favorito l'evasione fiscale internazionale.

Queste le accuse mosse dagli organi inquirenti. Al di là della loro rispondenza a verità delle accuse ad un governatore già di suo insostenibile, popolare seguace dell'austerità, cui al PSE è toccato ancora una volta, volontariamente o meno, accodarsi (salve le eccezioni come Cofferati), quali riflessioni si possono trarre da questo caso?

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Venerdì, 28 Novembre 2014 09:36

Contro Galli Della Loggia, punto per punto.

in Notizie

Sul Corsera di ieri, Errnesto Galli Della Loggia, con un articolo iper critico sulla sinistra PD ma in realtà sulla sinistra in generale, ha ancora una volta dimostrato a cosa miri la grande stampa, cassa di risonanza della borghesia Italiana, che, anche quando critica Renzi (si pensi a Della Valle), lo fa da destra per "battergli il tempo", spronandolo nel suo ruolo di garante dei padroni - parola antica ma sempre attuale -, senza troppe distrazioni, esuberanze e politicismi.

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