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*la Sinistra del XXI secolo*

Alessandro Tedde

Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, Presidente Nazionale di Sinistra XXI e componente della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana.
Laurea con lode in diritto costituzionale all'Università di Sassari, diploma post-laurea in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze. Ho fondato la Rete degli Studenti Medi (2008) e Sinistra XXI (2012).
Mi occupo di ricerca sui seguenti temi del diritto pubblico: sovranità, globalizzazione, socialismo costituzionale, forme di stato-governo, partiti

Lunedì, 29 Ottobre 2012 13:59

Convegno "Software libero in Comune"

in Notizie

- Lunedi 29 ottobre, ore 17 nel salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, a Genova, si terrà il convegno "software libero in Comune", cui seguiranno dibattito e proiezione di alcuni video, con la presenza di Richard Stallman, fondatore della Free Software Foundation .

CHI E' RICHARD STALLMAN: Quando Brian Reid nel 1979 mise "time bombs" in Scribe per limitare l'accesso senza licenza al software, Stallman lo considerò "un crimine contro l'umanità". Egli chiarì, anni dopo, che quello che lui considera un crimine non è far pagare i software, bensì ostacolare la libertà dell'utente. Nel 1980, a Stallman e ad alcuni altri hacker del laboratorio di intelligenza artificiale fu rifiutato il codice sorgente del software per la stampante laser Xerox 9700 ("Dover"), la prima del settore. Stallman aveva modificato il software su una vecchia stampante (la XGP, Xerographic Printer); con la sua modifica l'utente riceveva dalla stampante un messaggio elettronico che gli segnalava il completamento della stampa da lui richiesta. Tutti gli utenti in coda di stampa venivano anche avvertiti di condizioni di congestione di code di stampa, in modo che l'utente si potesse attendere un ritardo nella stampa, e la informazione necessaria per evitare altre congestioni. Vedere impedito questo servizio aggiuntivo, per l'indisponibilità del codice sorgente della stampante, non era un inconveniente trascurabile, dato che, come accadeva spesso, la stampante era unica per diversi utenti su diversi piani, e presso la stampante finivano per sostare diverse persone, a perdere tempo prezioso in attesa, o a districarsi fra le altrui stampe non ritirate. Questa esperienza convinse Stallman che le persone hanno bisogno di essere libere di modificare il software che usano." Stallman annunciò il progetto per il sistema operativo GNU nel settembre 1983 su molte mailing list ARPAnet e Usenet. Nel 1985, Stallman pubblicò il manifesto GNU, che descriveva le sue motivazioni per creare un sistema operativo libero chiamato GNU, che sarebbe stato compatibile con Unix. Il nome GNU è un acronimo ricorsivo per "GNU's Not Unix (GNU non è Unix)". Poco dopo, diede vita a una corporazione no profit chiamata Free Software Foundation per impiegare programmatori di software libero e fornire un'infrastruttura legale per il movimento del software libero. Stallman è il presidente non stipendiato della FSF, un'organizzazione no-profit fondata nel Massachusetts. Nel 1985, Stallman inventò e rese popolare il concetto di copyleft, un meccanismo legale per proteggere i diritti di modifica e redistribuzione per il software libero. Fu inizialmente implementato nella GNU Emacs General Public License, e nel 1989 fu rilasciato il primo programma indipendente sotto licenza GPL .

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L'arretratezza del dibattito nazionale su primarie e secondarie, tutto incentrato sulle vicende personali dei leader e non su quelle concrete di chi è invitato a votarli, non può che convicerci a ristabilire una certa attenzione anche verso le dinamiche politiche locali.

Alcune settimane fa, sulle colonne della Nuova Sardegna e poi in maniera più strutturata qui su sinistra21, ho posto al centro del dibattito il tema del rapporto tra la sinistra sarda e i conflitti di lavoro che emergono continuamente in quella decennale vertenza chiamata, per l'appunto, "Sardegna".

Scrivevo: "In una situazione di profondo disagio come questa, la sinistra sarda potrebbe ritrovare i fili di un discorso, quello unitario - troppe volte abusato - e di un altro troppe volte agirato: quello della propria utilità sociale. E' ormai chiaro a tutti che non basta la presenza, marginale, all'interno delle istituzioni democratiche per fare della sinistra una forza utile al proprio blocco sociale di appartenenza (la classe operaia di marxiana memoria, i lavoratori insomma) e al popolo in generale. Oltre le parole, servono i fatti: non bastano i comunicati di solidarietà, non sono sufficienti le prese di posizione sui giornali. Una sinistra sfilacciata e lontana dalla classe può fare ben poco per incidere in senso positivo all'interno delle grandi situazioni di crisi. [...] Penso ad una sinistra capace di ricostruire i legami di solidarietà nel pieno dell'azione contro la crisi: è chiaro che la ristrutturazione che sta investendo il sistema capitalista, e che si esprime attraverso questa crisi economica, in Sardegna incide su un tessuto economico ed industriale già strutturalmente debole che rischia di lasciare un numero enorme di vittime per strada. [...] Serve uno scatto in avanti, oltre le polemiche elettorali, da parte di chi ambisce a rappresentare i lavoratori. Ci chiediamo se non sia il momento di fondare i presupposti di una proposta politica seria che si ponga il problema dell'autogoverno del popolo sardo a partire dalla centralità del lavoro. [...] Oggi, una sinistra moderna (volti nuovi e metodi nuovi) dovrebbe ripartire dal fare le cose antiche: promuovere lo sviluppo della coscienza dei lavoratori e dei cittadini sui loro diritti e sulle loro potenzialità come soggetto sociale progressivo; costruire legami sociali e solidali tra componenti diverse del movimento dei lavoratori e della società (non solo ideali, ma anche materiali); definire un programma concreto con queste persone che apra la sfida del cambiamento."

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No, è chiaro: le primarie non ci piacciono.

Si, è chiaro: gli elementi di personalizzazione della politica sono ormai evidenti. Nel vuoto profondo dell'analisi sul contesto sociale, emergono i caudillismi:

  • Vendola e il vendolismo, il mito salvifico della narrazione, la poesia per sconfiggere - ma è davvero possibile farlo così? - la crudezza del reale;
  • Renzi ed il montismo, cavalli giovani che corrono per fantini vecchi, decrepiti. Gli untori del liberismo;
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La compagna Eleonora Artesio, del comitato promotore di Sinistra XXI, Consigliera regionale della Federazione della Sinistra ha richiesto per mercoledì 26 settembre, dalle ore 10 alle ore 13.00 una seduta del Consiglio regionale del Piemonte dedicata alla realtà produttiva della regione e alla crisi occupazionale con particolare riguardo alla Fiat e alle aziende minori; ad essa è collegato l’ordine del giorno n.636: “Ritardo avvio produttivo di Mirafiori e ricadute sull’indotto auto” presentato da Eleonora Artesio e sottoscritto da altri gruppi di opposizione. La seduta si aprirà con le comunicazioni del Presidente della Regione Roberto Cota e della Giunta.

E' possibile seguire la seduta in streaming sul sito www.cr.piemonte.it Convocazione Consiglio regionale: http://www.cr.piemonte.it/assemblea/convoca.pdf Servizio del FattoQuotidiano TV su crisi Fiat e indotto: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/mirafiori-rischio-anche-lindotto/191306/

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Ripubblichiamo un nostro articolo del 12 marzo scorso, recuperato dal vecchio sito che era stato attaccato da un hacker (se così si può chiamare). Ci sembra oltremodo attuale, dopo gli eventi siciliani e i presagi di una candidatura del tandem Grillo-Di Pietro alle presidenze del Consiglio e della Repubblica. Più che un auspicio o una previsione, un programma politico.
Alessandro Tedde
 
 

Alle soglie della Terza Repubblica: qualche ragionamento di prospettiva tra sociologia e fantapolitica.

 "Grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente."
Quando Mao pronunciava questa frase sapeva che nella confusione generalizzata, chi avesse avuto una idea forte e coesa (quale era la sua e dei suoi seguaci) avrebbe avuto la meglio sug altri, completamente sbandati. Oggi, sotto il cielo d'Italia, la confusione è di certo grande, ma non è detto che la situazione sia eccellente. Inizio così una riflessione sul campo delle forze politiche (su quello delle forze sociali mi cimenterò un'altra volta) che chiamerò semplicemente "non capitaliste". Già la delimitazione del campo della mia analisi si presenta difficile: la definizione di "forza politica non capitalista" è tutt'altro che precisa, e può sicuramente apparire bizzarra. Per sgombrare il campo da ogni dubbio, voglio precisare che questo mio scritto proverà ad analizzare le componenti di quel campo che non accetta, con modi, tempi e motivi diversi, di muoversi necessariamente in una prospettiva di società pienamente capitalista. Il ragionamento si basa sulla composizione del 'elettorato di questi soggetti e non necessariamente sui loro dirigenti. Cercherò anzi di evitare il ricorso ad una schematizzazione basata sui leader, nell 'idea che, per farne un ragionamento valido per un periodo medio-lungo, esso debba basarsi più sulle idee e i sentimenti comuni alla base che ai calcoli dei vertici.
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Lunedì, 03 Settembre 2012 19:56

sinistra

"La crisi del movimento operaio è la crisi della sua direzione" 

L.D. Bronštejn

Elezioni 2013: il caos nella sinistra italiana ci sollecita a dire il nostro punto di vista sul "Che fare" nell'immediato futuro della sinistra italiana.

Intanto, urge una premessa. Era chiaro che, prima o poi, i nodi emersi dopo la disfatta dell'Arcobaleno sarebbero venuti al pettine: il problema della riorganizzazione della sinistra, non affrontato dai protagonisti di quel fallimento elettorale, si ripropongono con maggior forza distruttiva di fronte alla nuova sfida elettorale. La farsa di autodefinirsi soggetti politicamente credibili, socialmente utili ed elettoralmente competitivi pare ormai giungere al termine. 

I dirigenti del centrosinistra lavorano all'obbiettivo delle elezioni del 2013 con gli occhi puntati più sulla tenuta interna che sul messaggio di cambiamento delle forze sociali colpite dalla crisi. E' idea comune a molti quella di mettere insieme il minimo di forze indispensabile per una coalizione di quelli usciti meno malconci dall'interregno montiano e che non allarmi i mercati e le tecnoburocrazie europee.

Le figure apicali della sinistra italiana patiscono una visione della crisi economica nella sua specifica variante italiana (che incide su un tessuto economico, industriale e sociale strutturalmente debole) che non si rapporta col tema dei rapporti di forza internazionali. Anche da qui, ma non solo da qui, nasce l'incapacità della sinistra di rappresentare un’alternativa credibile all’astensionismo e ai populismi che sappia riportare l'attenzione dalla quesione morale e istituzionale alla macroscopica questione economica e sociale.

Dal 2008 al 2013 passano cinque anni: in questo periodo di tempo la vita della gente si è senz'altro modificata. In peggio. Ed è chiaro che dalle prossime elezioni si aspetti un segnale di inversione della rotta. Meno chiaro è come sia possibile che cinque anni fuori dal Parlamento siano trascorsi senza produrre una maturazione nelle logore e plurisconfitte direzioni politiche della sinistra, che portasse ad un cambiamento reale o, quantomeno, all'abbandono degli atteggiamenti viziati che ne hanno determinato le ripetute disfatte.

Non si può far finta di non vedere che il caos che regna all'interno della sinistra italiana è dovuto alle mancanze di interi gruppi dirigenti nell'analisi dei rapporti di forza e sociali esistenti, del livello di coscienza (anzi di smarrimento) del blocco sociale di riferimento e nell'incapacità di giungere, mediante un processo dialettico, ad una sintesi comune per agire di conseguenza. Ciò è mancato, manca e, se prendiamo per buone molte recenti dichiarazioni, continuerà a mancare. Nelle stanze della sinistra non si prepara la riorganizzazione del partito del Lavoro, da opporre a quello del Capitale che si riorganizza, come massa critica necessaria a sostenere lo scontro in atto e che ci attende. Ciò almeno fin quando - riteniamo - non saranno le leggi elettorali scritte dagli altri a porci di fronte a scelte obbligate. E perciò stesso perdenti.

La sinistra rischia due derive:

  • la fede cieca nella riproposizione del modello straniero vincente (Linke, Front de Gauche, Syriza e già si scorge il PS olandese) come lo fu un tempo per il "Paese guida";

  • l'autoconvinzione nel "vuoto che vale pieno": le primarie senza avere prima la coalizione, le alleanze senza prima il confronto programmatico. Vizi che appartengono alle sinistre di governo, così come a quelle che si definiscono di "opposizione".

Chi finora ha pensato di rispondere alla domanda che proviene dal nostro blocco sociale con risposte tattiche ed elettoralistiche dovrà ricredersi. Non c'è bandiera che tenga (Fiom o Movimenti che siano) di fronte alla disperazione dei senza lavoro, senza casa e senza futuro. Non c'è programma radicale di governo e non c'è fronti antimonti alternativo che tenga di fronte alla disperazione e alla paura di non vederla rappresentata per altri cinque anni. Chi parla di superare responsabilmente le divisioni che hanno portato la sinistra ad una condizione di minorità dando vita ad alleanze spurie con soggetti politici esterni al movimento operaio per realizzare l’opposizione al governo Monti palesa il timore di una classe dirigente di non sopravvivere a causa della debolezza (meglio: dell'inutilità) dei propri soggetti politici logorai e di leader contradditori e dediti all'autoconservazione forzosa. 

Se unità dev'essere, la si pratichi a ragion veduta secondo le necessità della classe. E queste necessità richiedono che una forza di classe che organizzi la classe pratichi non una, ma "Quattro Unità":

  • l'unità degli anticapitalisti, ovvero la salvaguardia della Federazione della Sinistra come luogo in cui ricostruire una teoria generale di transizione al socialismo, che faccia del marxismo il proprio strumento di analisi e comprenda la centralità del sindacato di classe;

  • l'unità antiliberista, con le forze che, coscientemente, si battono per la costruzione non minoritaria di un modello alternativo di società;

  • l'unità programmatica attorno alla centralità dei lavoratori, vero perno di una coalizione di forze (democratiche e progressiste) per il lavoro, al fine di sostituire un Parlamento che pratica l’equidistanza tra capitale e lavoro ed invertire la tendenza alla divisione che ha distrutto la classe operaia;

  • l'unità costituzionale con le forze contrarie al ritorno al governo delle destre eversive, come modo di stare nelle istituzioni e di salvaguardare la centralità della sovranità popolare.

 

 

 

Ma per unire simili (e non uguali) è necessaria una proposta unificante e non escludente. Alla richiesta di minore elettoralismo e tatticità, non si può rispondere indicando vagamente un programma alternativo di governo netto e radicale, di cui si ignorano i soggetti deputati a realizzarlo o se li si indica essi esprimono istanze minoritarie ed elitarie. Ma un'alternativa di governo deve ambire ad essere percepita come potenzialmente maggioritaria ed in grado di essere recepita, condivisa e fatta propria dal popolo: è inutile porsi il tema del programma di governo se si rifiuta, non solo la mediazione, ma financo il confronto programmatico, così votandosi automaticamente all'opposizione. Meglio piuttosto una linea di opposizione dura e antisistemica, senza promettere "mari e monti" per poi chiudersi in una prospettiva di mediazione a tutti i costi (come nel 2006) o di convinta autosufficienza (come nel 2008).

Per una sinistra (politica) che non ambisca alla marginalità, la costruzione delprogramma di governo deve essere il frutto della condivisione con la sinistra (sociale) che esiste: la CGIL (come soggetto di rappresentanza categoriale e generale dei lavoratori), l'ARCI, l'ANPI ed altri soggetti e reti associative, comprese quelle studentesche, di cittadinanza e del mondo cristiano radicale, la cui partecipazione al movimento dei movimenti creò un forte scompiglio nelle gerarchie ecclesiastiche. Con questi soggetti e con il loro corpo militante deve essere intrattenuto un proficuo rapporto di condivisione programmatica, rifuggendo da operazioni organizzativistiche (come proporre un frontismo "sudamericano" che per la rivendicazione di autonomia della sinistra sociale italiana e per le condizioni date è oggi improbabile) e elettoralistiche (come le candidature-spot di esponenti della "società civile" sradicati dalle realtà di crisi). Forti di un tale programma si potrebbe verificare l'agibilità delle forze che lo sostengono nel centrosinistra (la cui esistenza e composizione sono ancora incerti), garantendosi la possibilità di scegliere di porsi in completa alternativa, ove la mediazione raggiunta fosse insoddisfacente.

La programmaticità è anche il valore e il metodo su cui costruire il "superamento responsabile delle divisioni" della sinistra per dar vita ad un'alleanza - qui di tipo frontista - delle opposizioni antiliberiste. Programmaticità che eviterebbe l'inconveniente di dover descrivere come antiliberista quanto sia "a sinistra del PD", salvo poi magari collocare in tale area anche l'IDV (con buona pace di Di Pietro che rivendica essere "né di destra, né di sinistra"), benché il suo profilo in Europa la collochi alla destra delle socialdemocrazie e del PD. Verifichiamo sul campo se nell'IDV, nello stesso PD e - perché no? - nei Cinque Stelle vi siano sensibilità antiliberiste, magari tra gli iscritti insofferenti, che possano contribuire e riconoscersi in una piattaforma antiliberista.

Per finire. Il rinnovamento - tema a noi caro perché fondante del progetto di Sinistra XXI - merita un approfondimento su come ultimamente sia stata affrontata la questione della rappresentanza generazionale. Pensavamo che i compagni dei GC avessero trovato in RibAlta-Alternativa Ribelle il "soggetto unitario delle lotte della nostra generazione". Il silenzio con cui pare essere stato accantonato quel progetto, salvo smentite ufficiali, è l'esempio più recente di un errore ricorrente della sinistra: voler rappresentare il tutto (una generazione) con una parte (la federazione GC-FGCI). Per rinnovare le classi dirigenti e rappresentare istanze e bisogni generazionali non si possono ripercorrere le stesse modalità con cui hanno fallito quei gruppi dirigenti che critichiamo (ciò vale sia nella versione dell'“unità tra strutture” di RibAlta che in quella “liquida e carismatica” di TILT). Programmaticità, democrazia sostanziale e rispetto dei differenti ruoli e obbiettivi devono guidarci durante un processo unitario che porti ad un forum sociale dei soggetti generazionali e dei giovani antiliberistiche costruisca percorsi di mobilitazione e di alternativa che superino indenni la risacca che segue all'autunno di lotta e si lancino nella sfida di progettare il futuro.

 

Il risultato di Syriza alle elezioni greche ci offre alcuni spunti di riflessione per la Sinistra Italiana.

Intanto, con questa seconda tornata elettorale, si è finalmente sfatata l'idea imperante da un ventennio ovvero che le forze della sinistra radicale debbano essere votate alla minoritarietà e alla testiomianza e non possano ambire alla battaglia per essere partiti maggioritari (anche se in termini relativi) nei rispettivi contesti nazionali. In questo senso è interessante evidenziare che:

  • Syriza si pone come coalizione di partiti e movimenti e non come partito unico. Ciò sta a dimostrare l'attuale impossibilità della creazione di un partito unico della sinistra ove questo non tenga conto della profonda eterogeneità della proposta delle forze politiche e sociali riconducibili all'area della sinistra;
  • Syriza ha una dialettica interna anche alle stesse forze tra riformismo di sinistra antiliberista (Synaspimos) e forze anticapitaliste e comuniste (DEA, KOA). Inoltre garantisce uno spazio di azione autonoma per indipendenti di sinistra e forze civiche di sinistra;
  • questa dialettica, presente nella stessa Linke, non è soffocata dalla presenza del partito unico come nel caso tedesco. Ciò non impedisce che il Synaspimos abbia un ruolo egemonico all'interno di Syriza, pur nel rispetto dei diversi partiti aderenti;
  • il tema del governo è posto come tema dell'alternativa e non dell'alternanza di governo. Questo vuol dire la presenza al governo si determina sulla base dell'affinità programmatica tra le forze e della possibilità di realizzazionedi quel programma;
  • l'unità possibile tra le forze è quella sul terreno dell'antiliberismo: questo presupposto consente di arrivare ad una mediazione tra forze a spinta rivoluzionaria e forze a spinta riformista. Questo è anche il terreno su cui si può cimentare la sinistra italiana per definire un piano di unità;
  • l'adesione ai partiti europei è patrimonio delle forze della coalizione e non della coalizione tout court.


Di fronte all'avanzare dell'ipotesi di organizzazione del partito politico del capitale, riteniamo mantenere fede all'idea della necessità di costruire un Partito del Lavoro (le cui forme verranno in futuro) che abbia la massa critica per opporsi nello scontro che ci attende. Decidiamo di operare in tutti settori delle alleanze indicate per impedire alcune tendenze opposte di futuribili processi aggregativi a sinistra. Per mantenere viva la cultura politica critica di sinistra alternativa anticapitalista, dobbiamo lavorare affinché tali processi unitari non finiscano per definire una tra queste alternative opposte, ma negative:

  1. La nascita e l'egemonia sulla sinistra di un partito neosocialdemocratico, agganciato al socialismo europeo come ipotesi di governance democratica della globalizzazione capitalistica e refrattario al socialismo come alternativa di società (sul modello del Labour Party);

  2. il cartello di partiti o il partitone della sinistra “a sinistra del PD” senza scioglimento delle attuali forze esistenti (sul modello della Sinistra Arcobaleno).

  3. la chiusura in una prospettiva neocomunista di sola matrice marxista-leninista o togliattiana, refrattaria ad alleanze antisistemiche (sul modello del KKE);

  4. la costruzione di un soggetto politico alternativo (apparentemente molto aperto) in rappresentanza della radicalità dei movimenti sociali, votato all'opposizione minoritaria e all'autoreferenzialità (sul modello del NPA)."

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Sabato, 07 Luglio 2012 11:17

syriza

La scorsa settimana "Ombre Rosse" ha chiesto alla sinistra politica e sociale e di movimento se la vicenda di Syriza, che ha dimostrato di saper unire la frammentata sinistra greca su di un'ipotesi di uscita dalla crisi che rovescia il paradigma monetarista, possa essere un modello per la sinistra italiana e quale sia il programma per sostenere una profonda trasformazione del Paese. L'interno è aprire un confronto politico e programmatico a sinistra. Come Sinistra XXI vogliamo contribuire, partendo intanto da un'analisi delle posizioni espresse nei singoli interventi.

Partiamo dalla Sinistra Sociale e di movimento:

  1. Nicoletta Dosio - NO TAV: Serve l'unità, ma senza cadere nel politicismo

Un programma per il futuro? A causa anche di una sinistra tesa a smorzare le lotte ed a cogestire il modello di sviluppo attuale, serve un mutamento radicale, non riforme, ma conflitto e rivoluzione. Quando ci chiederemo finalmente che cosa, come, perché, per chi produrre? Un'unità grande ed autentica sarebbe indispensabile, ma è sul piano delle lotte reali che si possono trovare compagni, chiarezza di obiettivi, forza, prospettive per il futuro, programmi non semplicemente elettorali.

L'insufficienza delle mobilitazioni sociali rispetto allo scontro in atto è evidente; l'Italia è densa di rivendicazioni collettive, ma frammentate. Prima della rappresentanza, occorre costruire la precondizione di una forte, radicale, unitaria e inclusiva mobilitazione sociale su obiettivi chiari e comunicabili, per tessere relazioni sociali e ribaltare l'agenda politica. In mancanza di un'adeguata mobilitazione sociale, la scorciatoia della rappresentanza verrebbe ancora una volta dai più percorsa nell'illusione di costruire dall'alto ciò che è complicato far emergere dal basso.

Per un nuovo progetto serve un pensiero nuovo, che critichi l'illusione di mitigare il liberismo e contenerne gli effetti sociali, causa della più grande sconfitta della sinistra. La domanda di cambiamento non trova risposte adeguate e solo rinnovando la politica potrà avere uno sbocco positivo. C'è grande spazio per la sinistra se rappresenterà in modo credibile un'altra idea di economia, società, democrazia. I i partiti non facciano di nuovo l'errore di confidare nella propria autosufficienza e prendano atto della loro crisi. Non servono scorciatoie leaderistiche o alchimie tattiche, ma ricostruire il rapporto con la società, coinvolgere i soggetti sociali, dare dignità alle diverse forme della rappresentanza. Dal basso può crescere l'alternativa: dai territori, dall'iniziativa civica diffusa che riconquista lo spazio pubblico e ridà senso a un'idea della politica che non gestisce l'esistente ma collettivamente lo trasforma.

Ora le opinioni della Sinistra politica:

  1. Cesare Salvi - Movimento per il Partito del Lavoro (Federazione della Sinistra): Syriza è un bell'esempio, ma l'Italia non è la Grecia

Syriza è una sinistra unita (ma senza i comunisti e Sinistra democratica) per un antiliberismo non antieuropeista, contro il patto Nuova Democrazia - Pasok subalterno alla tecnocrazia europea e alla Merkel. In l'Italia la sinistra contro Monti è divisa e non c'è una forte mobilitazione sociale per dare massa critica, prevale l'"antipolitica". Il PD è diviso tra il centro sinistra "francese" e la continuità con Monti in un'alleanza col centro. In Germania Linke riduce i suoi consensi per la contraddizione tra chi vuole interloquire con SPD e chi no (molti voti ai Pirati, simili a 5 Stelle). In Francia il fronte della sinistra, eccellente risultato alle presidenziali, significativo alle legislative, deve incalzare il governo socialista perché mantenga gli impegni. In Spagna la sinistra unita ha un risultato soddisfacente, penalizzato dalla legge elettorale, e governa con i socialisti in Andalusia. La crisi offre grandi possibilità a una sinistra di alternativa, radicalmente antiliberista e critica dell'Europa delle finanze e delle banche, ma il problema è lo sbocco da dare al consenso e il rapporto con le socialdemocrazie. Brancaccio dice che Syriza non ha vinto le elezioni per la poca chiarezza sul che fare al governo. Syriza piace perché è unita, forte elettoralmente e in raccordo con un'importante mobilitazione sociale, alternativa alle politiche dominanti. Per realizzarla in Italia si parte dalla nostra realtà.

  1. Massimo Rossi - Portavoce Federazione della Sinistra: Costruire un polo autonomo della sinistra. Dal basso.

L'incapacità della sinistra italiana di farsi percepire come alternativa al sistema dominante, assumendo responsabilità, ne tarpato il successo. E' giusta la finalità della FDS data nel documento congressuale: «costruire un polo autonomo della sinistra e non una componente del centrosinistra interna alla logica del bipolarismo». FdS, Sel, ALBA, sinistra sindacale e formazioni politiche di opposizione al governo, debbono concorrere in forme nuove nel dar vita, insieme alla sinistra europea, ad una ampia aggregazione alternativa che alleandosi con l'IDV metta in campo un programma di governo. La FDS va reinterpretata in modo più aperto, unitario ed innovativo: grande capacità inclusiva, pratiche sociali con soggettività diffuse, individuali e collettive. Uno spazio politico aperto: partire da reali contenuti di trasformazione anziché da politicismo e autoreferenzialità, da movimenti, associazioni, "popolo dell'acqua", comitati locali. Il fine è mettere insieme forze e massa critica per rafforzare l'opposizione al liberismo e mettere a frutto aspirazioni e competenze su beni comuni, ambiente, riconversione industriale verso l'utilità sociale.

  1. Piero Maestri e Franco Turigliatto - Portavoce di Sinistra Critica:Per fare Syriza serve un movimento unitario contro la crisi

Il risultato di Syriza deriva anche dalla generosa lotta di resistenza che ha appoggiato (scioperi, manifestazioni, conflitto diffuso). Syriza, formula politica tipicamente greca, ha indicato un'alternativa alle politiche della Troika, distante e alternativa dal socialismo moderato e liberale del Pasok e di gran parte della socialdemocrazia europea. In Italia, sul piano del programma: rifiuto delle politiche di austerità, annullamento del debito illegittimo, riforma fiscale o nazionalizzazione delle banche; sul piano politico: un progetto che spazzi il liberalismo temperato di Bersani e proponga altro. II centrosinistra, Cgil compresa, si allinea alla vittoria dell'unità nazionale a Atene. Syriza non è modello, ma esempio di unità fra forze diverse, di rinnovamento e radicalità dei contenuti. Sindacati di classe, comitati territoriali contro devastazioni ambientali, centri sociali, studenti, precari, donne, movimento dei Pride, associazioni, collettivi, forze politiche disponibili devono lavorare a una Coalizione sociale e politica che costruisca un movimento unitario e plurale, autorganizzato e democratico, radicale e combattivo. Una priorità assoluta per uscire dalla stasi della resistenza all'austerità. Una coalizione non identitaria, né settaria, che parli a tutto il mondo del lavoro, del precariato, di chi è colpito dalla crisi e realizzi un contrasto efficace e duraturo a Monti e alla Troika e discuta della possibilità di rappresentare un'alternativa elettorale. Una Coalizione in Italia è il modo più efficace per sostenere la lotta di Syriza.

  1. Paolo Ferrero - Rifondazione Comunista:Come in Grecia costruiamo un polo unitario della sinistra antiliberista

Syriza è in intransigente contrarietà alle politiche neoliberiste europee. L'Italia è solo formalmente divisa tra centro destra e centro sinistra: in realtà lo è tra forze che accettano i dictat europei e che si oppongono. Syriza non è disponibile ad una maggioranza che non rifiuti di applicare il memorandum imposto dall'Europa. Pasok e Sinistra Democratica governano con Nuova Democrazia per applicare i dictat. In Italia Monti che è sostenuto da ABC bipartisan per applicare le imposizioni dell'Europa. Serve costruire un polo della sinistra antiliberista e anticapitalista, autonomo dalle forze socialiste e con un progetto politico economico e sociale contrapposto alle ricette di centro destra e centro sinistra. Una Syriza italiana alleata al PD è una mistificazione del solito trasformismo italiano. Il Front de Gauche non vota la fiducia al governo Hollande, ritenendo il programma inadeguato alla crisi e più moderato rispetto alle elezioni. Monti è un governo costituente per gli assetti sociali, la costruzione politica centrista e gli effetti politici di lungo periodo. Occorre subito un polo della sinistra alle elezioni con un proprio profilo politico e programmatico. Per costruirlo è utile l'esperienza greca e francese: il problema non è fare un nuovo partito ma costruire uno spazio pubblico unitario della sinistra in cui ognuno ci stia a partire dai propri convincimenti e dalle proprie pratiche sociali. Occorre un'aggregazione a base democratica, secondo la democrazia partecipata e il principio "una testa un voto". La crisi della sinistra è crisi politica e di legittimità democratica. La costruzione della sinistra unita dev'essere un percorso di chiarificazione politica e di rivoluzione nelle forme organizzative. Il modello della federazione, della costruzione comune delle scelte politiche e del parallelo rispetto delle specificità culturali, politiche ed organizzative è il modello più vicino alle esigenze. Nei prossimi mesi una discussione pubblica su programma e forme di organizzazione dell'aggregazione politica.

  1. Marco Ferrando - Partito Comunista dei Lavoratori:Per un programma di rivoluzione, nelle lotte e alle elezioni

"Fare Syriza anche in Italia": lo dicono Sinistra Critica, FDS, SEL, gli innamorati delusi di Monti (Revelli), ma si allude a intenti e proposte più "a destra". SEL e molta FDS la evocano per negoziare col PD; PRC, scaricato nazionalmente dal PD, per proporre il "blocco progressista" con l'IDV i sindaci di centrosinistra; ALBA e parte di Sinistra Critica come "sintesi" tra "sociale e politico" o marchio elettorale "antipartito" competitivo col grillismo. Syriza non sfonda per il programma o la forma federativa, ma per l'ascesa del movimento di massa greco. In Italia la crisi del movimento di massa e la subalternità delle sinistre al PD hanno spianato la strada al grillismo. Però Syriza respinge il memorandum della Troika, ma difende l'UE; rivendica la "rinegoziazione del debito" verso le banche, non la sua abolizione; propone il "controllo pubblico" sulle banche private (come il Front de Gauche) e non la nazionalizzazione senza indennizzo; vuole la Grecia nella Nato. Raccoglie il vento della ribellione e rassicura le classi dirigenti sulla propria compatibilità di sistema. Una contraddizione di fondo che i comunisti rivoluzionari greci (EEK) -legati al PCL - incalzano nell'azione di massa: fuori dal settarismo stalinista del KKE, contro adattamenti a una nuova socialdemocrazia di sinistra. Non è la crisi del "modello liberista", è il fallimento del capitalismo: non compromessi riformatori all'orizzonte, non borghesie "buone" e democratiche con cui realizzare "equilibri più avanzati", non un'"Europa sociale e democratica" dentro l'UE e il capitalismo europeo. Queste illusioni disarmano l'alternativa e la resistenza sociale e predispongono nuove corresponsabilità di governo contro i lavoratori. Solo una rottura anticapitalistica e rivoluzionaria può liberare i lavoratori e le masse: governi dei lavoratori e Stati Uniti Socialisti d'Europa, unica prospettiva di progresso. Una mancata soluzione anticapitalista della crisi sociale può liberare cupi fantasmi passati. Rivoluzione o reazione è il futuro dell'Europa. Serve costruire una sinistra rivoluzionaria all'altezza del nuovo livello di scontro, confrontarci su come realizzare una svolta unitaria del movimento operaio italiano (forme di lotta, forme organizzative, programmi); confrontarci su come connettere ogni lotta alla prospettiva della rivoluzione sociale e di un governo dei lavoratori. Se la proposta più "radicale" è un blocco con IDV il messaggio non è incoraggiante, tanto più se si resta nelle giunte locali col PD e l'UDC (come in Liguria). Il PCL è disponibile incondizionatamente alla massima unità d'azione nelle lotte, non a sacrificare il programma anticapitalista del governo dei lavoratori e la sua libera presentazione nelle mobilitazioni e nelle elezioni.

  1. Oliviero Diliberto - Partito dei Comunisti Italiani (Federazione della Sinistra):Unità è la parola chiave

L'Europa aveva visto il patto sociale di progresso con un originale modello basato sul welfare, alti livelli di diritti e garanzie del lavoro, un patto di democrazia, d'inclusione delle masse popolari e dei lavoratori, per fermare i partiti comunisti. Oggi non c'è più il campo socialista; la lotta di classe la fanno i padroni; le sinistre – comuniste o socialdemocratiche – sono sconfitte. La sinistra in Europa non ha il suo Foro di San Paolo, luogo plurale di elaborazione e costruzione della nuova sinistra. E' un'altalena di successi parziali: ieri la speranza era Linke, poi Front de Gauche, Izquierda Unida, i comunisti di Cipro. Troppo spesso alle avanzate seguono inesorabili battute d'arresto: non siamo ancora all'inversione di tendenza. L'Italia non ha più possibilità di altri di vedere una vittoria delle sinistre d'alternativa. Non esistono modelli da replicare. L'unità è lo snodo del problema: tra i partiti della sinistra, internazionalista tra le sinistre europee, tra i movimenti di progresso del mondo. Tutti i partiti comunisti e di sinistra, con sfumature diverse, sono contro questa Europa tecno-liberista. Ciò non basta a realizzare processi unitari o successi duraturi. Non ce la facciamo da soli: ci rassegniamo a consegnare le socialdemocrazie alla compatibilità mercatiste e monetariste del tecno-liberismo? Smettiamo di scavare nelle contraddizioni del socialismo europeo? È possibile un patto contro l'austerità, consegnando alla sovranità popolare le scelte europee, espungendo la tecnocrazia e la dittatura dei mercati, rimettendo al centro il pubblico e i beni comuni? Le sinistre hanno questo compito, la loro ragione fondativa rimane la radicale critica all'economia politica del capitalismo.

  1. Andrea Bagni - ALBA:In Italia non basta mettere assieme delle sigle, serve un rinnovamento radicale

La sinistra ha senso e ruolo se non si perde in una sterile discussione su alleanze, tutte istituzionali. Bisogna farsi carico della crisi della democrazia che si risolve con la democrazia: spazio e rappresentanza a ciò che è fuori dalle istituzioni. Siamo in una fase costituente, aperta dal capitale, per liberarsi della mediazione col lavoro e della democrazia. La democrazia costituzionale si salva se si costruiscono relazioni nella società, corpi intermedi, spazi pubblici allargati e domande radicali di senso. Si ragiona di un centro-sinistra che tutto contiene, di primarie fra il neoliberismo di Renzi e l'antiliberismo etico ed estetico di Vendola. Se il popolo decide fra opzioni radicalmente diverse, lo fa alle elezioni politiche, non alle primarie che prevederebbero un'appartenenza comune sui contenuti. Syriza è insufficiente per l'Italia se somma le forze politiche in una federazione che riconosce le differenze, libere di consolidarsi nel patriottismo di sigla e di lettura della realtà. La soluzione non è la somma dell'esistente (stessi protagonisti dei disastri di questi anni, chiusi nei gruppi dirigenti, nei modelli organizzativi novecenteschi, gelosi di tradizioni e sconfitte): la parte ancora viva della società italiana chiede un cambiamento radicale di forme e contenuti della politica. Non semplicemente aggiungere su di un comune denominatore minimo ciò che esiste, frammentato in tante sigle, non semplicemente costituire liste civiche per rendere più attraente l'offerta elettorale. Occorre un rinnovamento radicale delle forme politiche, una rivoluzione democratica nei soggetti, anche rischiosa, per aprire spazi e tempi di partecipazione alla società italiana.

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Abito in Piemonte e la lotta No TAV è uno dei fronti di lotta che vivo da anni. Questa va anti da vent'anni, da quando se ne parlava poco e l'opera riguardava per lo più il solo Piemonte. Con il passar del tempo, mentre altre zone vivevano poco la lotta (come i paesi sulla tratta Torino-Milano dove già a fine anni ottanta essa era residuale) la Valle di Susa non ha mai molltato, anche quando la rilevanza mediatica era molto inferiore. La resistenza No Tav si è fatta sempre più partecipata: i vari comitati locali si sono coordinati mentre la lotta contro un opera - mai discussa nel merito e decisa sulla testa della gente - diventava sempre più impegnativa per l'ingente quantitativo di forze di polizia adoperate per sedare il movimento. Coordinandosi, i comitati si sono dati dei meccanismi di decisione come le assemblee popolari, strumenti che sono sempre stati all'insegna della più vasta democraticità e partecipazione (luoghi molto utili al lavoro di una sinistra capace di agire).
Ecco, veniamo al punto nodale: la sinistra e la sua capacità d'azione. Mi soffermerò principalmente sulla sinistra anticapitalista in cui milito, ma quanto segue vale un po' per tutte le sinistre. Nessuna di tali forze ha saputo cogliere l'occasione di democraticità e partecipazione fornita da questi meccanismi decisionali, mettendo in pratica la teoria dell'egemonia gramsciana. Ad esempio, era possibile ricondurre la lotta No Tav nel più corretto contesto di lotta al capitalismo, quel sistema che proprio come la TAV passa sopra la testa delle popolazioni, non valuta i rischi ambientali e sfrutta i lavoratori allo scopo di massimizzare il profitto (penso che queste considerazioni dovrebbero mettere d'accordo qualsiasi comunista ed anticapitalista di buon senso).
Ciò non è stato fatto. Il movimentismo che in quegli anni ha contraddistinto i partiti comunisti ed anticapitalisti, i centri sociali ed i collettivi autenticamente di sinistra, ha fatto sì che progressivamente si abbandonasse il tentativo di egemonia culturale e si diventasse permeabili all'egemonia culturale altrui. Infatti, specie in questi ultimi anni (dall'ultimo governo Prodi in poi) le forze comuniste ed anticapitaliste hanno gradualmente e per motivi diversi intrapreso questa via.
Non solo: si è creata al loro interno una spaccatura. Esistono forze che continuano a farsi egemonizzare da altre parti di movimento, che in val Susa si ricollegano a due matrici fondamentali: una ambientalista-radicale e non violenta che discute dell'impatto dell'opera sulla Valle ed al massimo del Tav in generale ed una più anarchica che dalla lotta no tav vuole far emergere un modello di società futura basato sull'assemblearismo diffuso ed un'apparente mancanza di leaders. Quest'ultimo filone non esclude l'uso della violenza e proclama apertamente di essere contro lo Stato (distruttore della Val Susa) considerato istituzione dannosa e repressiva in generale. Le forze egemonizzate alternativamente da queste matrici, combinano gli atti dimostrativi di spettacolarizzazione delle lotte alla difesa di comportamenti indifendibili, ma finiscono con l'essere tacciati di incoerenza al primo comportamento che esuli dalla linea del modello no tav, cambiamento normale ed accettabile in una forza autonoma, visto come incoerenza in una forza subalterna. Vi è poi invece, un secondo schieramento di forze comuniste ed anticapitaliste che hanno proprio deciso di abbandonare la lotta no tav, poichè, analizzando il movimento, hanno assunto la determinazione che questo non è più modificabile. Tralasciando di sottolineare la totale negatività delle forze che ancora oggi sono subalterne, vorrei invece soffermarmi sull'atteggiamento di questi ultimi compagni. Alcune domande vengono spontanee: davvero un comunista o un anticapitalista possono permettersi di giudicare un movimento non più modificabile, non implica questa affermazione una resa al sistema e quindi una dichiarazione di fallimento che dovrebbe portare allo scioglimento dell'organizzazione? Davvero c'è un momento x in cui un movimento non è più modificabile, oppure si dovrebbe cercare di creare i rapporti di forza perchè la situazione cambi? Terza ed ultima donda: davvero si può affermare l'immodificabilità di un movimento senza fare una seria autocritica sul perchè si è creata questa situazione? Doande che abbiamo posto e continueremo a porre a questi compagni, intanto diamo le nostre risposte. Io penso che il movimento No Tav, per la sua stessa natura appunto di movimento, sia in continuo divenire, ritengo che ci sia non solo lo spazio, ma anche il tempo, perchè questo assuma una prospettiva anticapitalista, non violenta e pronta sul piano della pratica e della teoria rivoluzionaria, consapevole della necessità di una resistenza detrminata, con gli argomenti e con le azioni, in grado di maturare e di marginalizzare le componenti, ora maggioritarie, che desiderano incanalare il movimento su altri binari. Ciò non per una mia fede nel movimento, ma per fatti concreti. Si moltiplicano gli esponenti del movimento che rispondono, con studi, nel merito a chi asserisce l'utilità dell'opera, si moltiplicano gli esponenti del movimento che mettono in collegamento la lotta no tav e quella contro Monti, oppure quella contro questa Europa plutocratica e antipopolare, certo sono azioni ancora minotritarie ed embrionali ma sono posizioni che possono e debbono maturare, con la giusta prassi Gramsciana dell'egemonia culturale e politica del movimento. Oggi si può stare nel movimento, oserei dire si deve stare nel movimento, affermando che la Tav è dannosa in Val Susa, ma ad esempio è da accogliere con favore in zone del sud dove le ferrovie vivono un arretramento ancora spaventoso e dove sarebbe la ben venuta dalle popolazioni. Si può stare nel movimento dicendo che è sbagliata la Tav in Val Susa, perchè antieconomica, perchè è una decisione ademocratica, perchè è incompatibile con l'ecosistema locale, portando prove a ciò che si afferma. Si può stare nel movimento, affermando che la lotta no tav deve incanalarsi nella lotta contro il capitalismo e per un alternativa di governo e di società. Ci si può stare marginalizzando i violenti, interagendo e difendendo i lavoratori, compresi gli operai  e le forze dell'ordine, parlando con loro e facendo, anche con loro, soprattutto direi, un opera di convincimento culturale e politico.
Antonino Martino Sinistra 21.
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Lunedì, 18 Giugno 2012 10:37

Le unità della sinistra

Sinistra XXI è una forza di classe che punta ad organizzare la classe, promuovendo lacostituzione politica del Partito del Lavoro in opposizione al Partito del Capitale anche mediante una politica di alleanze opposta alle attuali tendenze aggregative della sinistra:

  1. del cartello dei partiti “alla sinistra del PD” senza scioglimenti;
  2. della chiusura in una prospettiva neocomunista di sola matrice marxista-leninista o togliattiana, refrattaria ad alleanze antisistemiche;
  3. della costruzione di un soggetto politico alternativo (apparentemente molto aperto) che rappresenti la radicalità dei movimenti sociali, ma votato all'opposizione minoritaria e all'autoreferenzialità;

e che, invece, persegua quattro piani diversi di unità:

1. Anticapitalista

Per ricostruire una teoria generale di transizione al socialismo, fondata sull'analisi marxista e sul pensiero gramsciano, a partire dai luoghi del conflitto capitale-lavoro (nodi associativi nei luoghi della produzione).

2. Antiliberista

Per il radicamento sociale di una iniziativa politica maggioritaria per un modello alternativo di società. Nei Forum per l'alternativa di società realizziamo la mediazione dialettica tra forze a spinta rivoluzionaria (comuniste o anticapitaliste) e forze a spinta riformista (antiliberiste) entro una coalizione che garantisca autonomia a indipendenti e civici di sinistra.

3. Programmatica del lavoro

Per riaffermare la centralità del lavoro (e del sindacato di classe) contro l'equidistanza con il Capitale all'interno di un'alternativa maggioritaria di governo, definita secondo predeterminate affinità programmatiche e obiettivi concreti di realizzazione del programma.

4. Costituzionale e democratica

Contro le destre eversive.

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