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*la Sinistra del XXI secolo*

Alessandro Tedde

Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, Presidente Nazionale di Sinistra XXI e componente della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana.
Laurea con lode in diritto costituzionale all'Università di Sassari, diploma post-laurea in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze. Ho fondato la Rete degli Studenti Medi (2008) e Sinistra XXI (2012).
Mi occupo di ricerca sui seguenti temi del diritto pubblico: sovranità, globalizzazione, socialismo costituzionale, forme di stato-governo, partiti

Lunedì, 25 Febbraio 2013 10:14

comunisti o liberali?

25 febbraio 2013: l’Italia è un paese di estrema sinistra!

A urne ancora aperte vi propongo questa riflessione.
Sondaggi, book maker e “naso politico spannometrico” ci raccontano che c’è 20% di italiani (forse anche di più) che votano per chi propone:

1. Reddito di cittadinanza
2. Legge sul conflitto di interessi
3. Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica
4. Acqua pubblica
5. No al nucleare e alle grandi opere
6. Energie rinnovabili e legislazione più severa ed efficace sull’inquinamento atmosferico
7. Sostegno al trasporto pubblico
8. Abolizione riforme Fornero su pensioni e lavoro
9. Abolizione riforma Gelmini
10. Contrasto digital divide
11. Abolizione legge Gasparri e nuova normativa per il pluralismo informativo

Quindi i Comunisti e la sinistra hanno il 20%
No!
E quindi qualche riflessione bisognerebbe cominciare a farla.

io vorrei evitare di mischiare capra e cavoli perché altrimenti cadiamo nell'assunto vendoliano del generico sinistrismo. Esistono dei punti politici che qualificano una forza come liberale, liberaldemocratica, socialdemocratica, socialista, e via dicendo. Se i comunisti assumono tatticamente - anche con piena consapevolezza per carità - i punti che denotano altri tipi di pensiero non significa che siano cambiate le basi del pensiero comunista. Ovvero, è legittimo che i comunisti possano sostenere tatticamente un programma di fase con accenti "liberaldemocratici" e "socialdemocratici", meno legittimo è farlo passare come un programma "comunista". Così come è inopportuno far credere all'elettore che un soggetto ed un programma non comunisti invece lo siano, giacché ai suoi occhi denota la sostanziale indifferenza con altre forze di tipo sistemico (quale non dovrebbe essere una forza comunista) e poi produce i magri risultati che sappiamo.
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Poche scarne note utili per iniziare un'analisi di Grillo e del suo movimento.

  • Il movimento 5 stelle è un partito che - è chiaro dagli scritti e dai comportamenti dei suoi responsabili - non possiede una teoria generale della società, dunque non possiede le caratteristiche minime che sono necessarie per governare uno Stato nazionale dentro un sistema economico e politico internazionale.
  • L'unico documento generale che esista è il suo programma, che è buono per amministrare al massimo un condominio o un quartiere (invito a leggere direttamente per rendersi conto).
  • Nella maggior parte delle discussioni con i suoi elettori, quasi sempre rintracciabili su internet e nei social network, di fronte a persone non convinte di un qualsivoglia aspetto del movimento, le risposte non sono puntualmente dirette a rendere fallaci le obiezioni, ma a distruggere l'interlocutore. L'elettore 5 stelle utilizza puntualmente risposte come "non sai", "non conosci", "non hai capito".
  • La sicumera dell'elettore è pari a quella di chi ritiene di conoscere, da prima della discussione, gli studi e gli interessi del suo interlocutore - il più delle volte uno sconosciuto incrociato su Facebook - perché tende all'identificazione di se stesso nell'altro. Come "io non sapevo", "io non conoscevo", "io non capivo" prima di votare 5 stelle, ora è il mio interlocutore non grillino a trovarsi in quella situazione. Questo è uno degli aspetto sociologici più interessanti da indagare, in quanto - ritengo - denota una modifica dei meccanismi cognitivi, della capacità di lettura del reale sociale e dell'influenza che i nuovi media che scoraggiano la conoscenza approfondita (tv, internet e i social network in particolare) hanno sulle persone.
  • L'approccio precedentemente descritto è identificabile nell'assunto "le mie idee coincidono con la Verità". Questo è l'atteggiamento tipico dei fedeli fondamentalisti e/o integralisti di una religione rivelata (le quali richiedono di credere ai dogmi, che sono veri senza necessità di alcuna spiegazione razionale) o dei seguaci dei pensieri unici totalizzanti, i quali al momento della presa del potere trasformano gli stati in totalitari, facendo della loro "verità" l'unica verità. De facto è il processo che conduce alla formazione delle dittature. 

Come prima conclusione, mi sento di affermare che, se anche il 5 stelle avesse un programma capace di risolvere i problemi dell'Italia, è la sua configurazione sociale, politica e - azzarderei - antropologica a renderlo una scelta sconsigliabile, anzi da evitare con forza. Almeno finché rimanga possibile esercitare una libera scelta politica.

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Venerdì, 22 Febbraio 2013 09:28

ANALISI ELEZIONI

Come salvare la sinistra.

Domenica e lunedì si darà il via ad un cambio epocale: per la prima volta si sfideranno diverse coalizioni di destra contro una sinistra divisa e frammentata. Le elezioni vanno lette all'interno di uno schema bipolare, quale è quello che presiede alla contraddizione primaria tra Capitale e Lavoro

I fattori entro cui sono stati misurati sono:

  1. Contraddizione Capitale - Lavoro : Prevalenza delll'uno o dell'altro come riferimento sociale-politico;
  2. Gestione della Crisi: Preponderanza delle ragioni dello Stato (Politica) su quelle del Mercato (Economia);
  3. Forma di stato di riferimento: Democrazia Sociale - Democrazia Liberale (la prima rappresenta la forma di stato emersa con la Costituzione, la seconda quella antecedente l'avvento del fascismo)

I competitori più credibili sono (Verranno indicati secondo i nomi dei loro CAPI.):

  • CAPITALE LAVORO (Massima adesione al CAPITALE, non meritano >> per presenza di componenti cattoliche-popolari al loro interno), si contendono l'egemonia nella ricostruzione del partito del Capitale.
    1. MONTI (Scelta Civica, UDC, FLI)
      • ECONOMIA > POLITICA
      • DEMOCRAZIA LIBERALE >> DEMOCRAZIA SOCIALE
    2. BERLUSCONI (Pdl, Lega, La Destra, Fratelli d'Italia, altri)
      • ECONOMIA >= POLITICA (con presenza di alcune componenti stataliste)
      • DEMOCRAZIA LIBERALEDEMOCRAZIA SOCIALE

 

  • CAPITALE >= LAVORO (Prevalenza non assoluta delle ragioni del Capitale. Rapporti con settori del lavoro, ordini, corporazioni), puntano al controllo dell'apparato politico dello stato.
    1. GIANNINO (Fare) - CAPITALE >= LAVORO
      • ECONOMIA >= POLITICA;
      • DEMOCRAZIA LIBERALE > DEMOCRAZIA SOCIALE
    2. PANNELLA  (Aministia, Giustizia e Libertà) - CAPITALE >= LAVORO
      • ECONOMIA = POLITICA;
      • DEMOCRAZIA LIBERALE = DEMOCRAZIA SOCIALE
    1. GRILLO (Movimento 5 stelle) CAPITALE LAVORO
      • POLITICA > ECONOMIA;
      • DEMOCRAZIA LIBERALEDEMOCRAZIA SOCIALE (qui nel senso di indifferenza. Presenza di spinte autoritarie)
  • LAVORO >= CAPITALE (Tendenza alla ricomposizione del conflitto Capitale-Lavoro con attenzione specifica a temi sociali: famiglia, disoccupazione)
    1. BERSANI (Pd, SEL, Centro Democratico) - può vincere alla Camera (anche se vi sono segni d 
      • POLITICA >= ECONOMIA;
      • DEMOCRAZIA SOCIALEDEMOCRAZIA LIBERALE
  • LAVORO > CAPITALE (Prevalenza delle ragioni del lavoro. Attenzioni su specifici ambiti del piccolo Capitale);
    1. INGROIA (Rivoluzione Civile - IDV, PRC. PdCI, Verdi, Movimento Arancione, altri)
      • POLITICA > ECONOMIA;
      • DEMOCRAZIA SOCIALE > DEMOCRAZIA LIBERALE
  • LAVORO >> CAPITALE (Prevalenza assoluta del lavoro sul capitale).
    1. FERRANDO (PCL - non tutte le circoscrizioni, ma misurabile) 
      • POLITICA > ECONOMIA;
      • DEMOCRAZIA SOCIALE >> DEMOCRAZIA LIBERALE

Nello sprint dei 100 metri, Ferrando corre come completo outsider (nessuna casa di scommesse è convinta che si qualifichi alla finale), puntare su di lui è solo per chi ha fede e speranza, non altro.
Ingroia registra dei tempi da qualficazione per la corsa nazionale, mentre soffre in tutti i campionati regionali, salvo quello campano. Puntare su di lui nei campionati regionali in cui è forte Bersani, potrebbe consentire a quest'ultimo di far scendere di posizione nella griglia di partenza i competitor che partono da destra (Berlusconi e Monti), consentendogli un più facile approdo sia alla finale del campionato nazionale, sia a quelle dei campionati regionali. Nelle regioni in cui il clima lo aiuta a respirare meglio, producendo tempi migliori (Emilia Romagna, Toscana), sarebbe meglio provare a favorire un corridore giovane come Ingroia che, se si qualificasse, garantirebbe a Bersani una maggiore possibilità di conquista del primo posto, senza ex aequo.

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Martedì, 01 Gennaio 2013 10:54

Qualche indicazione sul voto.

Qualche indicazione sul voto.

A pochi giorni dalla presentazione di liste e simboli, la situazione che ci troviamo a sinistra è questa: abbiamo dinanzi a noi due alleanze di tipo coalizionale che uniscono elementi centristi (liberaldemocratici e cristiano sociali) ad elementi di sinistra (socialdemocratici, ecologisti, socialisti democratici, socialisti, "eurocomunisti").

La prima coalizione è il centrosinistra classico, così come rivisitato da Bersani, uscito vincitore dalle primarie del 2 dicembre scorso: Italia. Bene Comune.

Questa coalizione sarà costituita dal Partito Democratico (socialdemcratici e crisiano-sociali)Sinistra Ecologia e Libertà (socialisti ed ecologisti)Partito Socialista Italiano (socialisti democratici) e Centro Democratico (centristi e socio-liberali). L'orientamento della coalizione è chiaramente progressista, di "centrosinistra".

 

La seconda coalizione è uno schieramento nato recentemente con il nome di Rivoluzione civile. E' composto da partiti e movimenti (che non presenteranno il proprio simbolo alle elezioni) tra cui l'Italia dei Valori, la Federazione dei Verdi, il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani ed il neonato Movimento Arancione di Luigi De Magistris. Questa coalizione riunisce forze centriste (Italia dei Valori, che aderisce al gruppo ALDE dell'Europarlamento e al suo partito ELDR, ovvero i liberali, democratici, riformisti, sostenitori di 7 punti su 10 del Fiscal Compact e primi firmatari in Italia dell'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione) e forze di sinistra (gli eurocomunisti di Rifondazione Comunista e PDCI che, dopo aver spaccato la Federazione della Sinistra sul tema dell'accordo con Bersani, ora si ritrovano da separati in casa nella stessa lista e gli ecologisti della Federazione dei Verdi). Si aggiunga il Movimento arancione che, seppure di anima civica perché legato alle esperienze referendarie sui beni comuni e ad alcune amministrazioni locali (specie Napoli, con De Magistris "padre nobile", regista dell'operazione), tenderemmo a considerare di sinistra civica, anche se la composizione e il programma di questo movimento non sono ancora molto chiari.

La guida della coalizione è stata affidata, per "acclamazione", al magistrato in aspettativa Antonio Ingroia, noto per il suo lavoro anti-mafia e su cui ha impostato, finora, buona parte degli auspici per il programma e l'azione parlamentare. L'ispirazione è fortemente civica, oscillando dal centrismo liberaldemocratico di IDV al cosiddetto benecomunismo arancione, all'ecologismo dei Verdi, al socialismo democratico e all'eurocomunismo di PRC e PdCI.

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Partiamo dal considerare l'appello "Con Vendola Per il Lavoro" degli oltre 200 quadri della sinistra di classe e dei punti che lo compongono:

  1. centralità del lavoro per ricostruire la democrazia: "non esiste Repubblica democratica se non fondata sul lavoro";
  2. sconfiggere le destre: l’impegno contro Berlusconi, Lega Nord e rigorismo tecnico e sacrifici a senso unico;
  3. spostare a sinistra il quadro politico: coalizione e programma con più idee di sinistra per un nuovo modello di sviluppo sostenibile, più lavoro e diritti;
  4. unire la sinistraimpegno comune nel sostenere Vendola per costruire uno spazio unitario della sinistra, consapevoli dei limiti delle primarie.

Dunque, se questi sono gli obbiettivi, bisogna capire cosa abbiamo capitalizzato sostenendo la candidatura di Vendola.

  1. La questione è quella di costruire una forza non equidistante tra Capitale e Lavoro. Se la candidatura di Vendola era pro-Lavoro e quella di Renzi (nei fatti, non nelle parole) è pro-Capitale, quella di Bersani nel primo turno è stata costruita proprio sul binomio Capitale-Lavoro come unicum, anziché come contraddizione, mostrando appunto quella equidistanza (o meglio: equivicinanza) che riteniamo debba essere sconfitta. E' chiaro che una coalizione incentrata su Bersani, senza un contrappeso a sinistra avrà questa tendenza, come già visto nelle precedenti edizioni del centrosinistra;
  2. Prima di tutto è il caso di considerare le cose per come stanno: in Italia esistono tre destre. Quella berlusconiana, quella leghista e quella tecnocrate che, solo per la storica composizione del quadro italiano, sembra essere più vicina al centro che alla destra (ma in Europa i popolari sono forza di destra, non di centro). Per sconfiggere le tre destre, serve una coalizione che chiuda ad ipotesi di maggioranza con il "centro tecnico" (per cui se è vero che Bersani dice sì all'UDC e Reni no, nessuno dei due chiude a Montezemolo e vari altri soggetti d'area). Cosa serve: un centrosinistra forte e, vista la legge elettorale, largo con una sinistra forte che chiuda ad intese, anche post elettorali, con UDC e Montezemolo;
  3. Per spostare il quadro politico a sinistra serve una sinistra forte 

 

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Vendola è terzo. Le sue percentuali coincidono, più o meno, con quelle di Bertinotti del 2005. Questo, per la sinistra, è un risultato positivo.

In una fase in cui la sinistra politica è sparita, si dimostra che sul versante programmatico essa possa ancora contare sulla presa su un bacino di elettorato stabile.

Vendola, ieri sera, ha sostenuto che le primarie sono state descritte dai media come la resa dei conti nel PD. Questo secondo turno rischia di diventare tale. E' una prospettiva che non ci interessa e che sembra non interessare neanche lo stesso Vendola.

Vendola afferma di avere un risultato penalizzato dalla mancanza di un grande partito alle spalle. E' chiaro che SEL, se non vuole morire sotto i colpi della marginalità e della subalternità a Bersani, debba aprire un percorso nuovo. Serve il soggetto politico del lavoro, ove la partita dentro il PD si gioca tra chi sostiene apertamente il Capitale (Renzi) e chi sostiene l'equidistanza/equivicinanza tra Capitale e Lavoro (Bersani). Serve un soggetto politico della Sinistra.

Ecco la nostra proposta.

Da un'analisi del comportamento delle forze che ci sta consegnando la cosiddetta Seconda repubblica, secondo criteri di coerenza storica ed omogeneità della cultura politica, dovremmo lavorare ad un Partito della Sinistra che comprenda quella parte non settaria del Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani, il Movimento per il Partito del Lavoro, Sinistra Ecologia Libertà, la sinistra PSI, sul modello della Linke tedesca o del Front de Gauche (se in forma federata), con un affiliazione aperta al Gruppo (e non al Partito) della Sinistra Europea-Sinistra Verde Nordica. Un partito capace di essere motore di sviluppo della cooperazione, non limitandosi a diventare rappresentanza parlamentare, ma che sia attore degli interessi materiali del popolo, come fu il PCI nel dopoguerra. Espressione della tensione morale, culturale ed economica del popolo: un partito olistico, incentrato sullo sviluppo di soluzioni concrete dei problemi quotidiani e materiali del popolo, attraverso la cooperazione, l'azione ed obiettivi concreti, fuori da qualsiasi ipotesi di partito di opinione o a matrice leaderistica. Un partito del lavoro (dove possono convivere comunisti, socialisti e associazioni della Sinistra italiana) può essere l'unico modo per rinascere, per ritrovare quella Sinistra sommersa che aspetta solo di tornare a contare.

livello elettorale una Coalizione (democratica e progressista) del Lavoro formata da Partito della Sinistra, da un Partito dei Socialisti e Democratici (depurato dai sostenitori del liberismo) e dagli Ecologisti, con la chiara intenzione di espungere tutti quei riferimenti che non fanno parte del percorso storico della sinistra italiana (Di Pietro, Grillo, Renzi, Montezemolo, Casini). Accogliere la sfida dell’unità della sinistra perché Berlusconi, la Lega e Monti siano definitivamente consegnati al passato. Riconoscere il limite delle primarie nel portare la discussione dal piano dei contenuti a quello delle personalità, ma essere consapevoli che possono essere uno strumento importante di contrattazione nella seconda fase di costruzione di coalizioni e programmi incentrati sul lavoro e sui diritti, ovvero più di sinistra. Accogliere il fatto che SEL non è autosufficiente e non possa diventarlo alle attuali condizioni. Il massimo che può raggiungere l'ha fatto con la candidatura di Vendola: portare idee di sinistra nel centrosinistra. Bisogna subito costruire una interlocuzione a sinistra (a partire da quelle di sicura derivazione del movimento operaio come le costituenti di FDS e SEL) fino ad oggi insufficiente. Serve uno "spazio unitario della sinistra" che superi le appartenenze di origine, saltando i ritardi delle rispettive burocrazie, e valorizzi le differenti storie di ognuno, incontrandosi in un progetto futuro per il Paese. 

L'incapacità della sinistra "di rappresentare un’alternativa credibile all’astensionismo e al grillismo" e di "rideterminare la scala di priorità” del Paese oggi spostatasi dalla macroscopica questione economica alla questione morale e istituzionale rischia di prendere due derive:

  • credere di risolvere tutto importando un modello straniero vincente, salvo poi sostituirlo alla prima sconfitta con un altro (Syriza);

  • confondere "il vuoto per il pieno": primarie senza avere la coalizione, alleanze senza programmi condivisi.

Serve un salto di qualità vero" da costruire intorno a tre punti:

  • un programma alternativo di governo netto e radicale che torni a dare risposte concrete a problemi concreti;

  • il superamento responsabile delle divisioni e delle fratture che hanno portato ad una condizione di minorità e di inconsistenza, dando vita a breve ad un’alleanza permanente tra le reti, le organizzazioni politiche, sociali e associative all’opposizione del governo Monti che condividono un programma antiliberista;

  • il rinnovamento contro la debolezza dovuta alla sopravvivenza di soggetti politici logorati e contraddittori e di leader che si autoriproducono. Moltiplicare i momenti di confronto e di azione per aprire una fase costituente.

Qui ci preme fare una nota di metodo: per unire simili (e non uguali) è necessaria una proposta unificante e non escludente. Alla richiesta di minore elettoralismo e tatticità, non si può rispondere indicando vagamente un programma alternativo di governo netto e radicale, di cui si ignorano i soggetti deputati a realizzarlo. La piattaforma della FIOM è condivisibile (ma non è generale visto che la FIOM fa il sindacato e non il partito, con sommo dispiacere di alcuni), ma, ad esempio, non è quella di Syriza. Ed è chiaro che ambedue non siano, oggi, maggioritarie (si veda chi ha risposto all'appello della FIOM e in che termini). Ma un'alternativa di governo deve ambire ad essere percepita come potenzialmente maggioritaria: è inutile porsi il tema del programma di governo se si parte  dal presupposto di rifiutare la mediazione programmatica, così votandosi automaticamente all'opposizione. A quel punto è meglio che si scelga la linea di un'opposizione dura e antisistemica, senza promettere "mari e monti" per poi chiudersi in una prospettiva di mediazione a tutti i costi (come nel 2006) o di convinta autosufficienza (come nel 2008).

Per una sinistra (politica) che non ambisca alla marginalità, la costruzione delprogramma di governo deve essere il frutto della condivisione con la sinistra (sociale) che esiste: la CGIL (come soggetto di rappresentanza categoriale e generale dei lavoratori), l'ARCI, l'ANPI ed altri soggetti e reti associative, comprese quelle studentesche, di cittadinanza e del mondo cristiano radicale, la cui partecipazione al movimento dei movimenti creò un forte scompiglio nelle gerarchie ecclesiastiche. Con questi soggetti e con il loro corpo militante deve essere intrattenuto un proficuo rapporto di condivisione programmatica, rifuggendo da operazioni organizzativistiche (come proporre un frontismo "sudamericano" che per la rivendicazione di autonomia della sinistra sociale italiana e per le condizioni date è oggi improbabile) e elettoralistiche (come le candidature-spot di esponenti della "società civile" sradicati dalle realtà di crisi). Forti di un tale programma si potrebbe verificare l'agibilità delle forze che lo sostengono nel centrosinistra (la cui esistenza e composizione sono ancora incerti), garantendosi la possibilità di scegliere di porsi in completa alternativa, ove la mediazione raggiunta fosse insoddisfacente.

La programmaticità è anche il valore e il metodo su cui costruire il "superamento responsabile delle divisioni" della sinistra per dar vita ad un'alleanza - qui di tipo frontista - delle opposizioni antiliberiste. Programmaticità che eviterebbe l'inconveniente di dover descrivere come antiliberista quanto sia "a sinistra del PD", salvo poi magari collocare in tale area anche l'IDV (con buona pace di Di Pietro che rivendica essere "né di destra, né di sinistra"), benché il suo profilo in Europa la collochi alla destra delle socialdemocrazie e del PD. Verifichiamo sul campo se nell'IDV, nello stesso PD e - perché no? - nei Cinque Stelle vi siano sensibilità antiliberiste, magari tra gli iscritti insofferenti, che possano contribuire e riconoscersi in una piattaforma antiliberista.

Per finire. Il rinnovamento - tema a noi caro perché fondante del progetto di Sinistra XXI - merita un approfondimento su come ultimamente sia stata affrontata la questione della rappresentanza generazionale. Pensavamo che i compagni dei GC avessero trovato in RibAlta-Alternativa Ribelle il "soggetto unitario delle lotte della nostra generazione". Il silenzio con cui pare essere stato accantonato quel progetto, salvo smentite ufficiali, è l'esempio più recente di un errore ricorrente della sinistra: voler rappresentare il tutto (una generazione) con una parte (la federazione GC-FGCI). Per rinnovare le classi dirigenti e rappresentare istanze e bisogni generazionali non si possono ripercorrere le stesse modalità con cui hanno fallito quei gruppi dirigenti che critichiamo (ciò vale sia nella versione dell'“unità tra strutture” di RibAlta che in quella “liquida e carismatica” di TILT). Programmaticità, democrazia sostanziale e rispetto dei differenti ruoli e obbiettivi devono guidarci durante un processo unitario che porti ad un forum sociale dei soggetti generazionali e dei giovani antiliberistiche costruisca percorsi di mobilitazione e di alternativa che superino indenni la risacca che segue all'autunno di lotta e si lancino nella sfida di progettare il futuro.

 

Intanto, con questa seconda tornata elettorale, si è finalmente sfatata l'idea imperante da un ventennio ovvero che le forze della sinistra radicale debbano essere votate alla minoritarietà e alla testiomianza e non possano ambire alla battaglia per essere partiti maggioritari (anche se in termini relativi) nei rispettivi contesti nazionali. In questo senso è interessante evidenziare che:

  • Syriza si pone come coalizione di partiti e movimenti e non come partito unico. Ciò sta a dimostrare l'attuale impossibilità della creazione di un partito unico della sinistra ove questo non tenga conto della profonda eterogeneità della proposta delle forze politiche e sociali riconducibili all'area della sinistra;
  • Syriza ha una dialettica interna anche alle stesse forze tra riformismo di sinistra antiliberista (Synaspimos) e forze anticapitaliste e comuniste (DEA, KOA). Inoltre garantisce uno spazio di azione autonoma per indipendenti di sinistra e forze civiche di sinistra;
  • questa dialettica, presente nella stessa Linke, non è soffocata dalla presenza del partito unico come nel caso tedesco. Ciò non impedisce che il Synaspimos abbia un ruolo egemonico all'interno di Syriza, pur nel rispetto dei diversi partiti aderenti;
  • il tema del governo è posto come tema dell'alternativa e non dell'alternanza di governo. Questo vuol dire la presenza al governo si determina sulla base dell'affinità programmatica tra le forze e della possibilità di realizzazionedi quel programma;
  • l'unità possibile tra le forze è quella sul terreno dell'antiliberismo: questo presupposto consente di arrivare ad una mediazione tra forze a spinta rivoluzionaria e forze a spinta riformista. Questo è anche il terreno su cui si può cimentare la sinistra italiana per definire un piano di unità;
  • l'adesione ai partiti europei è patrimonio delle forze della coalizione e non della coalizione tout court.

Ci sembra che tale situazione sia compatibile con la nostra proposta delle "Quattro Unità" e della Coalizione del Lavoro (dalla bozza di Documento per Sinistra XXI, di prossima discussione):

"Per una forza di classe che organizzi la classe, riteniamo nostri livelli di azione:

  • la Federazione della Sinistra come luogo di unità anticapitalista, dove ricostruire una teoria generale di transizione al socialismo, che faccia del marxismo il proprio strumento di analisi, valorizzando il pensiero di Antonio Gramsci e comprendendo la centralità del sindacato di classe;

  • la Sinistra Europea – Sezione Italiana come luogo di unità antiliberistaper una visione maggioritaria della nostra iniziativa politica e del nostro radicamento sociale e per la costruzione né settaria né minoritaria di un modello alternativo di società;

  • la Coalizione del Lavoro come luogo di unità programmatica che riaffermi la centralità del lavoro, sostituita in Parlamento dall'idea dell’equidistanza tra capitale e lavoro, per invertire la tendenza alla divisione che ha distrutto la classe operaia,

  • l'Alleanza elettorale democratica come luogo di unità costituzionale contro le destre eversive.

Di fronte all'avanzare dell'ipotesi di organizzazione del partito politico del capitale, riteniamo mantenere fede all'idea della necessità di costruire un Partito del Lavoro (le cui forme verranno in futuro) che abbia la massa critica per opporsi nello scontro che ci attende. Decidiamo di operare in tutti settori delle alleanze indicate per impedire alcune tendenze opposte di futuribili processi aggregativi a sinistra. Per mantenere viva la cultura politica critica di sinistra alternativa anticapitalista, dobbiamo lavorare affinché tali processi unitari non finiscano per definire una tra queste alternative opposte, ma negative:

  1. La nascita e l'egemonia sulla sinistra di un partito neosocialdemocratico, agganciato al socialismo europeo come ipotesi di governance democratica della globalizzazione capitalistica e refrattario al socialismo come alternativa di società (sul modello del Labour Party);

  2. il cartello di partiti o il partitone della sinistra “a sinistra del PD” senza scioglimento delle attuali forze esistenti (sul modello della Sinistra Arcobaleno).

  3. la chiusura in una prospettiva neocomunista di sola matrice marxista-leninista o togliattiana, refrattaria ad alleanze antisistemiche (sul modello del KKE);

  4. la costruzione di un soggetto politico alternativo (apparentemente molto aperto) in rappresentanza della radicalità dei movimenti sociali, votato all'opposizione minoritaria e all'autoreferenzialità (sul modello del NPA)."

 

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Vendola è terzo. Le sue percentuali coincidono, più o meno, con quelle di Bertinotti del 2005. Questo, per la sinistra, è un risultato positivo.

In una fase in cui la sinistra politica è sparita, si dimostra che sul versante programmatico essa possa ancora contare sulla presa su un bacino di elettorato stabile.

Vendola, ieri sera, ha sostenuto che le primarie sono state descritte dai media come la resa dei conti nel PD. Questo secondo turno rischia di diventare tale. E' una prospettiva che non ci interessa e che sembra non interessare neanche lo stesso Vendola.

Vendola afferma di avere un risultato penalizzato dalla mancanza di un grande partito alle spalle. E' chiaro che SEL, se non vuole morire sotto i colpi della marginalità e della subalternità a Bersani, debba aprire un percorso nuovo. Serve il soggetto politico del lavoro, ove la partita dentro il PD si gioca tra chi sostiene apertamente il Capitale (Renzi) e chi sostiene l'equidistanza/equivicinanza tra Capitale e Lavoro (Bersani). Serve un soggetto politico della Sinistra.

Ecco la nostra proposta.

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