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*la Sinistra del XXI secolo*

Alessandro Tedde

Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, Presidente Nazionale di Sinistra XXI e componente della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana.
Laurea con lode in diritto costituzionale all'Università di Sassari, diploma post-laurea in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze. Ho fondato la Rete degli Studenti Medi (2008) e Sinistra XXI (2012).
Mi occupo di ricerca sui seguenti temi del diritto pubblico: sovranità, globalizzazione, socialismo costituzionale, forme di stato-governo, partiti

Nasce anche a Trento l'associazione Sinistra XXI, che si pone l'obiettivo di riunire attorno ad un tavolo di dialogo tutti i soggetti politici, partiti e movimenti, che condividono l'urgenza di guardare al futuro dal punto di vista dei valori, quali il diritto al lavoro, la democrazia, il diritto alla conoscenza e alla formazione, il mutualismo, la solidarietà, che, per tradizione, sono stati peculiarità della sinistra italiana, pur nelle molteplici e variegate forme che ne mettono in evidenza le divisioni.

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Alle elezioni in Repubblica Ceca, il Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM) conquista il 15%.

I media occidentali, da tempo, pubblicano "sondaggi shock" che rivelano che uno studente ceco su tre ritiene che nel socialismo si vivesse meglio, e che solo una persona su quattro è "soddisfatta della democrazia" capitalista.

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  1. Basta con la fondazione di nuovi partiti. Nella sinistra esiste quasi un partito per ciascuna sfumatura di pensiero del movimento dei lavoratori. Il nostro obiettivo è che si giunga a fondare l'unico partito che non esiste: il partito dei lavoratori come classe;

  2. Il "Partito Sociale" non è un nuovo partito, ma un nuovo modo di concepire l'organizzazione politica per "favorire la politicizzazione dei movimenti e la socializzazione dei partiti

  3. Ciascun dirigente è, innanzitutto, un militante. Ciascun militante è, potenzialmente, un dirigente. Per questo, ci riferiamo ai componenti della Sinistra del XXI secolo in termini di quadri "militanti-dirigenti": obiettivo di ognuno è accrescere la propria conoscenza e consapevolezza per giungere ad un livello di elaborazione autonoma della propria linea politica che, in rapporto con quella degli altri, sviluppi la linea politica comune. Senza lo studio, esistono sono militanti senza testa. Senza l'attività militante concreta, esistono solo dirigenti pigri e distaccati.

  4. Il futuro partito del Lavoro si costruisce oggi con la formazione dei suoi quadri che, innanzitutto, siano militanti: per questo è necessario partecipare a tutti i momenti e luoghi in cui emerge la parte più vitale della società che si autorganizza. E' inutile che un quadro o un dirigente sappia parlare se, prima di tutto, non sa ascoltare: la direzione politica è un processo che parte dalla spontaneità della classe e alla classe ritorna con un surplus di consapevolezza cosciente;

  5. Il rapporto di una direzione consapevole con i movimenti spontanei dev'essere dialettico. L'azione politica reale delle classi subalterne è, pertanto, politica di massa e non deve essere la semplice avventura di gruppi che si richiamano alla massa (Gramsci, Ordine Nuovo);Deve essere sempre possibile passare dalla spontaneità delle masse all'elemento di coscienza del Partito e dall'elemento di coscienza del Partito passare ad incontrare lo stato d'animo delle masse.Rinunciare a dare ai movimenti "spontanei" una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendolli nella politica, può causa re conseguenze gravi. Quasi sempre ad un movimento spontaneto delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominanete. Larinuncia dei gruppi responsabili a dare una direzione consapevole ai moti spontanei e a farli diventare un fattore politico positivo.

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I marxisti ratzingeriani.

Da qualche tempo è in atto una proposta di ridefinizione dei rapporti tra la sinistra e la Chiesa Cattolica, ad opera di un gruppo di intellettuali di estrazione marxista, orfani del PCI, che ha finito per configurare un fenomeno nuovo nel rapporto tra marxismo e cattolicesimo.

I maggiori sostenitori di questo orientamento sono Pietro Barcellona e Mario Tronti, ai quali è stata attribuita la qualifica di fondatori, non da soli peraltro, di una corrente di pensiero etichettata dai commentatori, mai peraltro smentiti, come “marxismo ratzingeriano”.

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Con la fiducia data al nuovo governo, si prolunga dunque l'agonia dei ceti popolari stroncati dalla crisi. Eppure si sente già l'odore di una nuova campagna elettorale, con un governo che si è auto-definito “a termine”. In questi 18 mesi è necessario chiamare a raccolta tutte le forze popolari e del lavoro al fine di costruire un fronte comune di mobilitazione, sociale e mediatica, che abbia un comune sbocco politico.

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Il 13 Maggio 2012 scrivevamo un articolo (dalle alterne fortune) che ragionava sull'ipotesi di accordo elettorale con il Movimento 5 Stelle da parte del centrosinistra, a seguito dei risultati "deludenti" delle elezioni amministrative: La sinistra e le profezie che rischiano di autoavverarsi: il centrosinistra arancione.

In particolare scrivevamo: "A sinistra è evidente il ritardo di analisi sul fenomeno “anti-politica”: è la valanga di voti alle amministrative e non un ragionamento lucido a far emergere un atteggiamento dialogante con i 5 Stelle. Da tempo riteniamo che si debba tenere conto di tale movimento e della spinta antiliberista che anima inconsciamente i suoi elettori senza dar loro una meta. Il corpo militante che progressivamente si rende autonomo da Grillo (non più leader ma “testimonial”) segna il passaggio dall'anti-politica che rifiuta alla politica che si confronta (si veda tutta la questione dei casi Favia, ecc. NdR). Sia chiaro: 5 stelle non è la nuova Lega, i grillini sono figli di un civismo radicale ed esasperato, che li porta anche a commettere errori enormi (come accreditare una lettura dogmatica della Costituzione che includa Casa Pound nelle associazioni di promozione sociale, senza capire l'inopportunità politica dell'atto), ma sono la risposta che la pancia del Paese dà al neoliberismo, vista la ventennale assenza della sinistra dall'analisi della società e dall'azione di orientamento delle masse.
E qui urge fare chiarezza nel rapporto con Di Pietro che, al pari dei 5 Stelle, rivendica un partito “né di destra né di sinistra”. Salvo che, leggendo i programmi, si scopre che IDV cede molto di più al liberismo di quanto non faccia 5 stelle.
Per questo non capiamo l'apertura di credito fatta a Di Pietro per un “fronte della sinistra” rispetto alla forte diffidenza verso Grillo: non si dica che è questione di metodi perché gli approcci non si discostano di molto (salvo sull'alleanza col PD). Si noti che Grillo ha più volte attraversato il centrosinistra (candidandosi alle primarie PD, appoggiando Vendola alle regionali e De Magistris alle europee), mentre ha negato qualsiasi alleanza al centro e alla destra. Motivo per cui, ove il centrosinistra classico venisse meno, per coerenza e opportunità il ragionamento andrebbe aperto con entrambi, seppure nel rispetto della reciproca e sacrosanta autonomia. [...]

La FDS, passato indenne il 12 maggio (ultima manifestazione unitaria. NdR), deveproporre un'agenda politica ed interloquire con tutti, verificando sulla compatibilità dei programmi l'opportunità delle alleanze per recuperare in autonomia e credibilità. Pensiamo che una sfida interessante, ove non si trovasse il classico accordo col PD, potrebbe essere quella di un nuovo CentroSinistra: IDV, SEL, FDS, Verdi, 5 Stelle, ALBA, movimenti civici e sinistre autonomiste locali(praticamente l'attuale proposta Ferrero-Ingroia. Si noti che noi ci esprimiamo sempre in termini di movimenti - IDV, 5 stelle - e mai di capi politici. Ci interessano le dinamiche sociali, non personali. Rimane sempre valido, per noi, il proposito politico di "separare Grillo dai grillini"). Un'alleanza che non costringerebbe nessuno ad incasellamenti forzosi (IDV, SEL, Verdi) e che ridurrebbe eventuali pulsioni minoritarie (5 Stelle e parti delle stesse ALBA e FDS).  

 

Un'alleanza meno barocca di quanto possa sembrare, ma che necessita di un cambio di paradigma il cui presupposto è l'accettazione del passaggio definitivo dalla Seconda alla Terza Repubblica.
Oggi la sfida è quella di un governo delle sinistre piuttosto che di una (sola) sinistra al governo: una proposta del genere, se ben costruita sui tavoli di confronto programmatico anziché sui giornali, potrebbe attrarre parte delle sinistre PD e PSI e le realtà sociali che accettano la sfida di un'alleanza larga per l'alternativa di governo. Potrebbe anche attrarre tanta parte del partito dell'astensione: un “soggetto politico e sociale” a cui da anni non proponiamo un'alleanza."

Nel ripubblicarlo, il 24 dicembre, aggiungevamo a commento: "La provocazione presente nell'articolo, che ai tempi poteva avere il senso di una proposta politica non necessariamente succube dei propri alleati o avversari, rischia di diventare oggi la peggiore delle profezie che si autoavverano. Una proposta politica che, se ritenevamo difficile da digerire quando mesi fa potevamo ancora esserne attori senza esserne succubi, oggi risulta pressoché indigeribile in una condizione in cui ciò che rimane della FDS si trova in uno stato di evidente subalternità a culture che non appartengono alla storia del movimento operaio."

Il 4 marzo scorso (2013, dunque) scrivevamo, invece, un forte attacco nei confronti di Grillo e della deriva autoritaria del suo movimento (I primi interrogativi del voto a Grillo e al suo movimento.): "Il movimento 5 stelle è un partito (su questo eviterei di cadere nella retorica dello stesso Grillo sull'essere un “non-partito”) che - è chiaro dagli scritti e dai comportamenti dei suoi responsabili e attivisti - non possiede una teoria generale della società, dunque non detiene quelle caratteristiche minime che sono necessarie per governare uno Stato nazionale dentro un sistema economico e politico internazionale. [...] 

Nella maggior parte delle discussioni con i suoi attivisti ed elettori, quasi sempre rintracciabili su internet e nei social network, di fronte a persone non convinte di un qualsivoglia aspetto del loro movimento, non producono risposte puntualmente dirette a rendere fallaci le obiezioni che vengono loro rivolte, ma a distruggere la figura e la credibilità dell'interlocutore. L'elettore 5 stelle utilizza puntualmente risposte come "non sai", "non conosci", "non hai capito".

 

La sua sicumera è pari a quella di chi ritiene di conoscere, da prima dell'inizio della discussione, gli studi e gli interessi del suo interlocutore - il più delle volte uno sconosciuto incrociato su Facebook - perché tende all'identificazione di se stesso nell'altro. Come "io non sapevo", "io non conoscevo", "io non capivo" prima di votare 5 stelle, così ora è il mio interlocutore non grillino a trovarsi in quella situazione. Questo è uno degli aspetti sociologici più interessanti da indagare, in quanto - ritengo - denota una modifica dei meccanismi cognitivi, della capacità di lettura del reale sociale e dell'influenza che hanno sulle persone i media che scoraggiano la conoscenza approfondita (tv, internet e i social network in particolare).

 

L'approccio dell'elettore grillino precedentemente descritto è semplificabile nell'assunto "le mie idee coincidono con la Verità". Questo è l'atteggiamento tipico dei fedeli fondamentalisti e/o integralisti di una religione rivelata (le quali richiedono di credere ai dogmi, che sono veri senza necessità di alcuna spiegazione razionale) o dei seguaci dei pensieri politici totalizzanti, i quali al momento della presa del potere trasformano le democrazie che governano in stati totalitari, facendo della loro "verità" l'unica verità. De facto è il processo che ha condotto alla formazione delle dittature del Novecento."

 

A riprova di ciò, il giorno dopo, portavamo una testimonianza diretta da uno dei "fronti caldi" del movimento, quello No Tav, nel report fatto della riunione organizzativa della manifestazione nazionale del 23 marzo (Il Movimento Cinque Stelle e la lotta no tav.): "Oggi però, come in tutta Italia, il movimento, il quale prima si caratterizzava con tratti tipici di un popolo deluso dalla sinistra, subisce un'evoluzione, andando a pescare anche e molto da destra ed assumendo molti tratti tipici dello squadrismo e del diciannovismo della più becera destra. Fra questi vi è il leaderismo dei due capi incontrastati, Grillo e Casaleggio, i quali stanno imponendo una struttura fortemente gerarchizzata al movimento, che qui in Piemonte passa per la leadership di Davide Bono, consigliere regionale e portavoce del movimento, di fatto capo politico come e più di Grillo. [...] Tale lotta [No Tav] si caratterizza da venti anni per la sua trasversalità e tematicità: raccoglie dai leghisti, ai comitati territoriali, ai sindaci, passando per i partiti tipici della sinistra cosiddetta radicale, i comitati cattolici di base, fino agli autonomi dei centri sociali Torinesi, agli anarchici, ai Grillini. Da quando però, leader come Perino, ma non solo, hanno praticato l'endorsement per il moVimento, questo si è sempre più impossessato del movimento no tav, e man mano che ha evoluto il suo carattere diciannovista, è cresciuta anche la mancanza di democrazia e la pretesa di decidere tutto riguardo alle lotte sul tav. [...] 

è cambiato qualcosa. I Grillini, prima su  internet, e poi nei momenti preparativi per la manifestazione nazionale, rivendicano ed ottengono il cambiamento della partenza del corteo, del percorso e a quanto pare anche del logo che sponsorizza l'iniziativa, che dicono dovrà avere il marchio del Cinque Stelle. Questo ha prodotto non poco mal contento tra gli attivisti no tav, Valsusini e non, ma questo malcontento mal viene tollerato dai Grillini e dai leader storici del movimento e chi non condivide, come parecchi comitati cattolici di base, viene invitato - neanche troppo gentilmente - ad andarsene.

 

Come andrebbe affrontata questa situazione? L'auspicio è che ovviamente ci sia una reazione popolare che si opponga a tutto ciò e riporti il movimento no tav alla sua originaria trasversalità e compattezza. Ma questa manca da un bel po' di tempo: i centri sociali furono i primi a determinare una divaricazione rispetto alle masse valsusine ed alle forze più democratiche del movimento, con pratiche dimostrative, anche di forza, volte più ad un esercizio di lotta contro il potere statuale, personificato secondo loro dai poliziotti e persino dagli operai presenti nel cantiere, piuttosto che contro l'opera in sè.

 

Ora però, persino i centri sociali tacciono di fronte all'egemonia Grillina, un po' per rispetto dei territori Valsusini, come si fa trapelare a mezza bocca dai compagni, un po' perchè si teme l'estromissione dal movimento, come toccato ai cattolici di base e  a parecchi comitati territoriali. Di certo non è plausibile che forze comuniste accettino una marcia che diventerebbe sic et simpliciter del Movimento Cinque Stelle.

 

Questa è l'evoluzione più significativa da registrare, un'involuzione in senso intollerante ed insofferente per la democrazia partecipata, di cui tanto si riempiono la bocca gli esponenti Grillini, la quale rasenta appunto lo squadrismo, violenta nelle espressioni verbali, ma potenzialmente pericolosa anche a livello fisico.

 

D''altronde lo si è visto anche a livello nazionale, ad esempio con la cacciata dei cameramen Rai e delle tv sgradite dalle piazze dello Tsunami Tour."

Cosa è cambiato dalla prima parte del 2012 ad oggi? E come è giustificabile il nostro cambio di atteggiamento, prima improntato ad un tentativo di dialogo programmatico ed oggi di strenua opposizione?

Viene in nostro aiuto lo studio di due esponenti dell'Istituto Cattaneo, Piergiorgio Corbetta e Elisabetta Gualmini ("Il partito di Grillo, ed. Il Mulino) che ha indagato proprio l'evoluzione dei Cinque Stelle dalle amministrative del 2012 alla vigilia delle politiche del 2013.

Citiamo alcuni passi dall'introduzione di Gualmini: "[Con il] videodiscorso del 30 ottobre 2012 [...] Beppe Grillo annuncia formalmente l'avvio della campagna elettorale per le politiche 2013 [dicendosi] "capo politico" di un movimento". Per Gualmini le elezioni del 2012 "hanno rappresentato un punto di non ritorno per il Movimento".

Nella sua fase iniziale "ci troviamo davanti a una forza politica che affonda le proprie origini nell'humus dei movimenti e dei partiti della sinistra libertaria e radicale [...] da cui sono nati ad esempio i partiti dei Verdi in Germania e in altri paesi europei. Si tratta di quella silent revolution caratterizzata dalla lotta per l'affermazione di valori trasversali, post-ideologici e post-materialisti come i diritti civili e di pari opportunità, la pace, lo sviluppo solidale e l'ecologia".

Secondo l'autrice, la vicinanza di Grillo all'area della sinistra è testimoniata, oltre che dalle esibizioni politiche alle feste dell'Unita degli anni '80 e '90, anche "dall'appoggio, seppure turandosi il naso, al governo Prodi del 2006 e dal tentativo di candidarsi alle primarie per la segreteria del Pd nel 2009". E questo è un elemento che anche noi avevamo colto nel primo articolo pubblicato.

Tuttavia, ecco lo snodo delle amministrative 2012 in cui "il M5s inizia ad attrarre consensi dagli elettori del centrodestra, anche a fronte dello sfacelo della Lega [...] e della frantumazione del Pdl". Diviene un asso "pigliatutti": un movimento "che nasce in opposizione al sistema vigente dei partiti, di cui si denuncia l'inefficacia e il degrado secondo un arcinoto repertorio populista, e che poi finisce per essere esso stetto un partito, con i propri eletti nelle assemblee regionali e comunali [...] Un non partito che assume le vesti del partito [...] Che all'inizio raccoglie i transfughi della sinistra e che poi si sposta verso destra, collocandosi alla fine oltre qualsiasi rigida dicotomia tra sinistra e destra."

L'identikit dell'elettore tipo del M5s (al momento delle amministrative 2012) conferma da un lato la predominanza del centrosinistra (46,3%), ma dall'altro la crescita importante della componente di centrodestra (39%) cui si aggiunge il 14,2% proveniente dall'area del non voto. L'elettore tipo è prevalentemente maschio, tra i 35 e i 44 anni, diplomato e dipendente (in leggera prevalenza) del settore privato, distribuito su tutto il territorio. "Non ha una propensione a partecipare ad attività associative più elevata di quella degli elettori di altri partiti e non è un "escluso della società" (la componente del precariato risulta contenuta). Si distingue dagli altri partiti semmai per la lontananza dalla pratica e dal credo religioso e per la refrattarietà ad autocollocarsi sull'asse destra-sinistra."

L'autrice chiosa affermando che "I dati sui flussi elettorali [...] confermano l'ipotesi del mescolamento in atto tra sinistra e destra. Tra gli elettori che hanno votato il M5s nelle amministrative 2012, il 40% proviene dall'Idv e dalla Lega Nord, le due ali estreme da cui Grillo ha trascinato una consistente quota di elettori". In conclusione si afferma poi che "in una fase di crisi e di profondo "disallineamento" tra i partiti e il loro elettorato [...] il tassto di "volatilità", cioè di cambiamento nel voto tra un'elezione e l'altra sta aumentando moltissimo, esattamente come nel 1994 [vi è] una quota consistente di elettori (oltre un terzo) mobile e disponibile a cambiare partito. L'intenzione di voto per Grillo è allora il segnale più evidente di "disallineamento" e di presa di distanza dal sistema dei partiti".

Questa era la situazione alla vigilia delle elezioni politiche di Febbraio, quando si è verificato un nuovo spostamento di blocco sociale che si è riconosciuto nel grillismo.

Questo è esemplificato dai dati dello studio dell'Istituto Demos http://www.demos.it/a00831.php
Per citare Ilvo Diamanti, che ha commentato l'articolo per Repubblica (http://www.demos.it/a00832.php), "Il M5S, invece, ha assunto una struttura sociale interclassista. Da partito di massa all'italiana. Come la Dc e il Pci della Prima Repubblica. Primo fra gli imprenditori e i lavoratori autonomi, fra gli operai (40%), ma anche fra i disoccupati (43%). Fra i "liberi professionisti" (31%) e fra gli studenti (29%) - dunque fra i giovani.
In più, ha un impianto territoriale "nazionale". Distribuito in tutto il territorio.
Ciò induce a usare prudenza nel considerare il voto delle recenti elezioni come un evento violento, ma transitorio. Che è possibile riassorbire con strategie tradizionali. Attraverso grandi alleanze, tra vecchi e nuovi soggetti. Oppure integrando nell'area di governo gli "ultimi arrivati". Non è così. Perché il retroterra stesso delle tradizionali forze politiche, dopo una lunga erosione, è franato. Le stesse fratture politiche che hanno improntato la Seconda - ma anche la Prima - Repubblica oggi non riescono più a "dividere" e ad "aggregare" gli elettori. Siamo entrati in un'altra Storia. I partiti "tradizionali", per affrontare la sfida del M5S, non possono inseguirlo sul suo terreno. Blandirlo. Sperare di integrarlo. Scommettere sulla sua dis-integrazione. Al Pd, per primo. Non basta rinnovarsi, ringiovanire. Il Pd. Deve cambiare. "
 
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Riflettendo sull'attuale situazione che si sta creando a sinistra, ci sembrano illuminanti le parole di Luigi Vinci, scritte nell'Intervento introduttivo dell'assemblea nazionale di Socialismo XXI - Forum sinistra europea. Era il 24 novembre del 2007. Che la situazione sia ancora quella di cinque anni e mezzo fa, dopo ripetuti disastri, ci deve far riflettere ed agire di conseguenza.

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Nelle conclusioni dell'ultima direzione nazionale, Nichi Vendola ha esplicitato ciò che in via informale si dice da tempo: SEL chiederà l'adesione al PSE, il Partito del Socialismo Europeo, a cui aderisce il PSI ma non il PD.

Le reazioni - a sinistra e specie tra i vecchi compagni di strada - sono state tendenzialmente negative, come se non fosse ancora chiara la mutazione in atto da tempo in una parte della sinistra che aveva fondato Rifondazione Comunista nel 1991 (il cui inizio è per noi nell'abbandono del leninismo da parte di Bertinotti nei primi anni '2000 anziché nella scissione vendoliana del 2008).

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Versione completa dell'articolo pubblicato da La Nuova Sardegna il 03.03.2013.

La prima lezione che può fornire questa tornata elettorale riguarda Grillo e il suo movimento.

Il movimento 5 stelle è un partito (su questo eviterei di cadere nella retorica dello stesso Grillo sull'essere un “non-partito”) che - è chiaro dagli scritti e dai comportamenti dei suoi responsabili e attivisti - non possiede una teoria generale della società, dunque non detiene quelle caratteristiche minime che sono necessarie per governare uno Stato nazionale dentro un sistema economico e politico internazionale.

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