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*la Sinistra del XXI secolo*

Alessandro Tedde

Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, Presidente Nazionale di Sinistra XXI e componente della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana.
Laurea con lode in diritto costituzionale all'Università di Sassari, diploma post-laurea in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze. Ho fondato la Rete degli Studenti Medi (2008) e Sinistra XXI (2012).
Mi occupo di ricerca sui seguenti temi del diritto pubblico: sovranità, globalizzazione, socialismo costituzionale, forme di stato-governo, partiti

E' possibile fuoriuscire dalla crisi della sovranità in via non extra-legale?

Lo squilibrio tra libertà ed uguaglianza è una costante della storia delle costituzioni, ma negli ultimi tempi lo sbilanciamento a favore del primo termine è stato ancor più accentuato dalla fuga della componente economica dei diritti liberali dal controllo democratico del circuito politico – rappresentativo.

Oggi, l’intero sistema democratico nazionale è costretto a muoversi entro compatibilità economiche e giuridiche esterne a quel circuito e lontane dal conflitto sociale, che restringono i margini delle politiche di redistribuzione e garantiscono alla proprietà di sottrarsi dal perimetro della sovranità nazionale.

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Ormai da tempo il mercato reclama per sé alcune funzioni secolari delle istituzioni politiche e statali.

La dottrina prevalente, ancora legata al punto di vista statocentrico ereditato dal cd. modello di Westfalia e fondato sui dogmi dell’unicità della sovranità e dell’indivisibilità dei requisiti dell’indipendenza e dell’effettività dell’ordinamento sovrano, ha finora letto il fenomeno secondo lo schema dell’erosione delle sovranità statali da parte della Ue e, in subordine, della sovranità della Ue da parte del mercato.

In realtà, la vicenda dello sviluppo dell’Unione Europea mostra una duplicazione della sovranità conseguente alla duplicazione delle constituencies: l’UE, infatti, si presenta come un iperstato che assume i connotati di sovranità e statualità secondo modalità compatibili con un ordinamento sovranazionale, che cioè si pone al di sopra della comunità degli stati nazionali (dai quali sussume i caratteri fondamentali della statualità), ma al di sotto dell’iperspazio pubblico globale, dominato dal sentiment dei mercati finanziari.

La sovranità dell’Ue è dunque duplice e derivata: essa attinge la propria autorità dalla sfera globale del mercato e la esercita mediante la rara prerogativa di poter “bucare” la sovranità degli Stati membri con norme direttamente applicabili ai loro cittadini. Il requisito statuale dell’indipendenza le è garantito dalla dipendenza dalla constituency economica del mercato (che superiorem non recognoscens), mentre quello dell’effettività è integrato direttamente dalla constituency politica rappresentata dalla recognitional community degli stati membri che le hanno trasferito parte della loro sovranità.

Questa configurazione corrisponde al nucleo fondamentale dell’ipotesi teorica della postdemocrazia, cioè di una forma statuale postmoderna in cui ai profili esterno ed interno della sovranità corrispondono due constituencies differenti (e non più una sola come nel modello moderno, democratico e nazionale), secondo un paradigma precedente all’affermazione degli ordinamenti fondati sul principio di sovranità popolare.

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Inoltrata una proposta di relazione dal titolo "Classe, partito, stato: il fondamento marxiano di una moderna teoria costituzionale" (A. Tedde) al Convegno di Studi "Karl Marx a 200 anni dalla nascita" che si terrà a Ragusa dal 10 al 12 maggio 2018.

La relazione è parte integrante dello sviluppo della linea di ricerca sul tema del partito lavorista e popolare, inaugurata nel 2016 con il contributo "Un partito lavorista e popolare per un socialismo costituzionale e repubblicano".

Nell'ottica di condivisione del nostro Centro Studi, è possibile leggere in anteprima la bozza della relazione, che viene periodicamente modificata ed aggiornata con riferimento all'avanzamento degli studi e delle ricerche sul tema. Come tutte le nostre ricerche, anch'essa è indipendente ed autofinanziata, ma è possibile contribuire al suo avanzamento con una donazione e con l'organizzazione di seminari di presentazione e approfondimento.

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Venerdì, 09 Gennaio 2015 09:12

Non siamo Charlie.

in Notizie

Diciamo la verità: fino alla tragedia di Parigi, la maggior parte dei commentatori ignorava l'esistenza del settimanale satirico francese "Charlie Hebdo". Sui social network e nelle tv, tutti però rimpiangono gli scomparsi vignettisti, non al grido di "Io sono  Charlie" perché ormai nessuno scende più in piazza a gridare, bensì con l'hashtag #jesuischarlie.

Je suis Charlie. Forse qualcuno che lo ha scritto, effettivamente era un lettore della rivista. I più, io credo, non lo erano (non lo sono e non lo saranno), eppure vivevano bene lo stesso. Dobbiamo diventare ora dei Charlisti? Non credo.

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Non è possibile costruire un soggetto politico senza individuare il proprio nemico e, su questo piano, la sinistra è deficitaria.

Chi è il nostro nemico e, di conseguenza, chi siamo noi? Meglio ancora: chi è il nemico del nostro gruppo sociale? E chi compone quest'ultimo? Sono interrogativi mai sciolti dai gruppi dirigenti che, dopo il '91, hanno rinunciato all'analisi del nemico o all'idea stessa che un chiaro nemico esista: negli anni, così, i nemici sono stati i padroni, lo Stato, i mafiosi, i corrotti, i banchieri, gli speculatori finanziari, i conservatori, i poteri forti, i reazionari, i populisti...

Nessuno di questi, però, è mai stata associato realmente al vero nemico della fase storica: il sistema neoliberale capitalista nella sua forma imperialista postomoderna e postdemocratica, strumento di oppressione dei subalterni e di repressione dei dissidenti.

  1. La costruzione del “per”
    	consegue dalla definizione dell'”anti”.
Carl
Schmitt1
direbbe che non c'è futuro per la costruzione di un soggetto
politico2
che non abbia individuato il proprio nemico.
Su
questo piano, la proposta della sinistra è estremamente deficitaria:
chi è il nostro nemico e, di conseguenza, chi siamo noi? Meglio
ancora: chi è il nemico del nostro gruppo sociale? E chi compone
quest'ultimo?
Sono
interrogativi mai sciolti da quei gruppi dirigenti che, dopo il '91,
hanno rinunciato all'analisi del nemico, se non hanno abdicato
all'idea che esista un nemico che non sia il destino cinico e baro.
Negli
 anni, i nostri nemici sono stati i proprietari dell'apparato
industriale (i padroni), gli apparati coercitivi dello Stato
(compresa la magistratura), i mafiosi, i  corrotti, i banchieri e gli
speculatori finanziari, le istanze conservatrici (tra cui gli stessi
altri dirigenti della sinistra), i poteri forti (ma esclusa la
magistratura), i reazionari-populisti (Berlusconi, Grillo, Renzi3).

Questi
nemici, però, non hanno rappresentato che l'elemento più evidente,
in ciascuna fase, del sistema economico che usa lo stato come
strumento di imposizione del proprio dominio, di oppressione dei
subalterni e di repressione dei dissidenti. Questo sistema si chiama
sistema liberale capitalista, nella forma imperialista assunta oggi
nella società postomoderna e postdemocratica prodotta dal suo
sviluppo neoliberale.

1C. Schmitt, XXXXXXXX

2Per noi, nel senso gramsciano di soggetto storico (classe in sé), di cui il partito è conseguenza (classe per sé).

3Cioè l'espressione politica del neoliberalismo populista in Italia.

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Carl Schmitt1 direbbe che non c'è futuro per la costruzione di un soggetto politico2 che non abbia individuato il proprio nemico.
Su questo piano, la proposta della sinistra è estremamente deficitaria: chi è il nostro nemico e, di conseguenza, chi siamo noi? Meglio ancora: chi è il nemico del nostro gruppo sociale? E chi compone quest'ultimo?
Sono interrogativi mai sciolti da quei gruppi dirigenti che, dopo il '91, hanno rinunciato all'analisi del nemico, se non hanno abdicato all'idea che esista un nemico che non sia il destino cinico e baro.
Negli anni, i nostri nemici sono stati i proprietari dell'apparato industriale (i padroni), gli apparati coercitivi dello Stato (compresa la magistratura), i mafiosi, i corrotti, i banchieri e gli speculatori finanziari, le istanze conservatrici (tra cui gli stessi altri dirigenti della sinistra), i poteri forti (ma esclusa la magistratura), i reazionari-populisti (Berlusconi, Grillo, Renzi3).
Questi nemici, però, non hanno rappresentato che l'elemento più evidente, in ciascuna fase, del sistema economico che usa lo stato come strumento di imposizione del proprio dominio, di oppressione dei subalterni e di repressione dei dissidenti. Questo sistema si chiama sistema liberale capitalista, nella forma imperialista assunta oggi nella società postomoderna e postdemocratica prodotta dal suo sviluppo neoliberale.

 

  1. La costruzione del “per”
    	consegue dalla definizione dell'”anti”.
Carl
Schmitt1
direbbe che non c'è futuro per la costruzione di un soggetto
politico2
che non abbia individuato il proprio nemico.
Su
questo piano, la proposta della sinistra è estremamente deficitaria:
chi è il nostro nemico e, di conseguenza, chi siamo noi? Meglio
ancora: chi è il nemico del nostro gruppo sociale? E chi compone
quest'ultimo?
Sono
interrogativi mai sciolti da quei gruppi dirigenti che, dopo il '91,
hanno rinunciato all'analisi del nemico, se non hanno abdicato
all'idea che esista un nemico che non sia il destino cinico e baro.
Negli
 anni, i nostri nemici sono stati i proprietari dell'apparato
industriale (i padroni), gli apparati coercitivi dello Stato
(compresa la magistratura), i mafiosi, i  corrotti, i banchieri e gli
speculatori finanziari, le istanze conservatrici (tra cui gli stessi
altri dirigenti della sinistra), i poteri forti (ma esclusa la
magistratura), i reazionari-populisti (Berlusconi, Grillo, Renzi3).

Questi
nemici, però, non hanno rappresentato che l'elemento più evidente,
in ciascuna fase, del sistema economico che usa lo stato come
strumento di imposizione del proprio dominio, di oppressione dei
subalterni e di repressione dei dissidenti. Questo sistema si chiama
sistema liberale capitalista, nella forma imperialista assunta oggi
nella società postomoderna e postdemocratica prodotta dal suo
sviluppo neoliberale.

1C. Schmitt, XXXXXXXX

2Per noi, nel senso gramsciano di soggetto storico (classe in sé), di cui il partito è conseguenza (classe per sé).

3Cioè l'espressione politica del neoliberalismo populista in Italia.

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