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*la Sinistra del XXI secolo*

Alessandro Tedde

Alessandro Tedde

(Sassari, 1988). Avvocato e giurista, Presidente Nazionale di Sinistra XXI e componente della Direzione Nazionale di Sinistra Italiana.
Laurea con lode in diritto costituzionale all'Università di Sassari, diploma post-laurea in Studi e ricerche parlamentari all'Università di Firenze. Ho fondato la Rete degli Studenti Medi (2008) e Sinistra XXI (2012).
Mi occupo di ricerca sui seguenti temi del diritto pubblico: sovranità, globalizzazione, socialismo costituzionale, forme di stato-governo, partiti

Nell'estate 2015, nacque Sinistra italiana come gruppo parlamentare orientato a creare il partito nitario della sinistra: una nascita parlamentarista, ultrapartitista e romanocentrica, ultima chance per i vecchi dirigenti della sinistra di assumere la direzione del processo di ricostruzione della sinistra.

Nell'inutile ed insensato appuntamento di Cosmopolitica si discusse di tutto tranne che di programma, statuto, regole di comportamento, gruppi dirigenti. I margini per dare battaglia al primo congresso di SI sono stati insufficienti, sia in termini emendativi di statuto e documento che per l'accesso negli organismi dirigenti.

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Cosa caratterizzava lo stile di direzione politica gramsciano1? La capacità di ascoltare. E' dunque opportuno ascoltare i dubbi e le sollecitazioni che arrivano dalle compagne e dai compagni e provare, per quanto possibile, a darvi risposta.

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Lunedì, 05 Dicembre 2016 07:00

Lavoro contro Capitale

Le alleanze che si formano prima delle elezioni, anche sotto forma di coalizioni plurali di centro-sinistra o di centro-destra, non hanno la capacità di rappresentare la frammentazione sociale presente nel Paese.

La semplificazione è piuttosto il prodotto storico del lavorìo di una serie di meccanismi antidemocratici finalizzati a produrre due poli politici interclassisti (dunque non socialmente omogenei), che hanno nascosto la persistente attualità del bipolarismo di classe, il Lavoro contro il Capitale.

L'esistenza di tale bipolarismo sociale, nucleo del più ampio pluralismo sociale, è riconoscita della Costituzione repubblicana che, di fronte ad uno storico partito delle élites sostenitrici del capitale, ha legittimato la strutturazione politica di un partito "lavorista" che, per il tramite della stessa Costituzione, porti tutti colori i quali sono soggetti al lavoro e, più in generale, gli oppressi a sostituirsi alle élites borghesi nel governo della Repubblica.

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Venerdì, 11 Novembre 2016 10:09

Debiti sovrani europei

Uno studio internazionale dimostra la possibilità della semplificazione dei debiti sovrani europei detenuti dalle banche a causa della loro interconnettività, secondo il modello "Se A deve a B che deve a C che deve ad A": è una buona traccia per lo studio di un'alternativa alla gestione schizofrenica del problema dei debiti sovrani, senza dover cedere ad ipotesi inutilmente radicali che non tengono conto delle ripercussioni sull'economia reale (siano esse liberiste o no).

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Venerdì, 11 Novembre 2016 10:05

Giovani e formazione

A sinistra è presente un notevole deficit di formazione politica e culturare dei quadri, in particolare giovani, dovuta all'abbandono della pratica delle scuole di formazione. Siamo tendenzialmente contrari alla costruzione di classiche organizzazioni giovanili di partito, proprio per la ridotta integrazione dei giovani negli organismi dirigenti di partito. Ciò consente la riproduzione coatta di quelle dirigenze e burocrazie interne che basano le scelte strategiche sull'assenza di condivisione con la base militante. E' opinione da noi condivisa l'esistenza di un vero e proprio tappo generazionale che spesso si cela sotto una fumosa retorica tutta "giovani e precarietà" e su di un'analisi superficiale della condizione giovanile.

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Da Washington giungono ogni settimana echi di guerra, spero diretti verso la polveriera mediorientale.

Ribadita con forza la contrarietà ad ogni guerra, nonché ad ogni azione di governi stranieri che minacci l’autodeterminazione di un popolo, rimane però la confusione della sinistra su come comportarsi in politica estera, dove è necessario conoscere la composizione delle sinistre dei vari Paesi e le proprie  posizioni, cercando di affiancare quelle che in politica interna esprimano una vicinanza ad un progetto generale da noi condiviso.

In generale, è necessario diffidare da quei regimi che bandiscono le organizzazioni del movimento operaio.

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La riforma Renzi - Boschi danneggia la Costituzione quanto definirla la più bella del mondo!

Ma se è chiaro che bisogna votare NO al referendum del 4 dicembre, le ragioni per farlo non risiedono nel pregiudizio nazionalista di possedere la carta più bella del mondo. Un'affermazione che non ha senso per un giurista e ormai neppure per chi la coniò: Benigni, infatti, votando Si dimostra di non crederci.

La legge fondamentale dello Stato non è un'opera d'arte e, pertanto, la sua qualità non è la bellezza, bensì l'efficacia normativa.

Risultati dell'Assemblea Costituente del 1946

La più inattuata del mondo.

Una legge, infatti, si valuta in base agli effetti che produce nella società e, in questo senso, potrebbero avere ragione i sostenitori del Si, che ritengono la Carta del '48 inadeguata all'Italia attuale, nella quale nessuna forza dell'arco costituzionale è presente e, anche tra i sostenitori del NO, sono presenti forze palesemente anticostituzionali.

In realtà, è l'Italia attuale ad essere inadeguata rispetto alla sua costituzione, che, proprio perché nessuno in essa si riconosce, rimarrà comunque la più inattuata del mondo: non solo i 139 articoli della Carta, ma anche le poche leggi ordinarie approvate per darle attuazione sono costantemente sfregiate. Basti pensare alla modifica peggiorativa dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300 del 1970), che rappresenta anche una modifica della costituzione, pur se avvenuta su di una legge ordinaria, perché ha minato l'intangibile principio costituzionale della preminenza politica dell'interesse dei lavoratori sugli interessi confliggenti.

Difendere la costituzione significa lottare per il socialismo

La nostra carta è un unicum perché pone le basi per costruire il socialismo costituzionale, l'"ideologia comune" di un'assemblea costituente composta per l'80% da forze popolari e per quasi la metà da forze marxiste.

Quella costituzione non è attuata dai primi anni della Repubblica: sono più di sessant'anni che le forze conservatrici e reazionarie combattono una vera e propria lotta contro l'attuazione della costituzione.

Quelle forze conservatrici e reazionarie sono oggi ampiamente rappresentate nel fronte del si e in quello del no: non solo nessuna forza politica, neanche quelle più a sinistra, oggi rivendica il socialismo costituzionale della Carta, ma i sostenitori del SI hanno gioco facile a dire che bisogna cambiare se personaggi come Massimo D'alema hanno il coraggio di fare campagna per il No, dopo aver contribuito in passato a smantellare la Costituzione.

Votare NO con le ragioni di cambiamento di chi si affida al SI

Se è consentita una provocazione, il 4 dicembre bisognerebbe votare NO a partire dalle speranze di cambiamento di chi sostiene il SI: non solo non possiamo permettere che Renzi e Boschi peggiorino la Carta, ma non possiamo permettere che rimanga inattuata, così che le si possano imputare le disfunzioni dell'attuale sistema politico, che invece sono il prodotto di una inattuazione intenzionale del programma di trasformazione sociale previsto dai costituenti.

Votare NO come primo passo per costruire il socialismo costituzionale!

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