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*la Sinistra del XXI secolo*

Alessandro Risi

Alessandro Risi

Nel nuovo scenario uscito dall'esito del referendum del 4 dicembre ritengo che siano diversi gli elementi da tenere a mente e nel cuore per una Sinistra che vuole rifarsi ai principi del Socialismo: in primo luogo, la necessità di difendere e di applicare la Costituzione, ma anche il carattere sociale del voto del NO, per cui la straordinaria partecipazione al voto è stato un modo per i giovani e per la fasce più povere della popolazione italiana per manifestare i propri crescenti disagi.

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Il referendum costituzionale del 4 dicembre è stato uno dei grandi eventi di partecipazione della Storia recente italiana.

La partecipazione è stata la vera vincitrice del voto, mentre le vere sconfitte dal voto sono le varie forze politiche che a titolo vario si sono schierate per il SI e per il NO e che ora si trovano a gestire un risultato che nessuna di esse attendeva, né tanto meno sperava.

L'elenco degli sconfitti ha senza dubbio al primo posto Matteo Renzi e il Pd che puntavano ad una sconfitta di misura e su si una bassa affluenza al voto per potersi intestare la minoranza dei SI e le cui aspettative si sono esattamente rovesciate con un numero altissimo di votanti e una nettissima prevalenza del NO.

Gli ulteriori sviluppi politici del PD si presentano quindi fortemente difficoltosi e saranno determinati dalle decisioni che Renzi prenderà a questo punto sul suo destino personale che segneranno inevitabilmente anche il partito che a lui si è legato tanto strettamente.

Hanno però perso anche le forze politiche sostenitrici del NO.

Le destre in primo luogo che aveva sostenuto in realtà un progetto di riforma analogo a quello proposto dal governo Renzi nel 2006, bocciato anche esso dagli italiani, per cui esse aderendo al fronte del NO e sostenendo argomenti opposti a quelli sostenuti nel 2006 si sono di fatto dichiarate incapaci di prospettare un progetto istituzionale coerente.

Hanno perso poi anche i cinquestelle sia perchè la partecipazione così ampia dei cittadini mette in discussione il modello partecipativo da essi proposti, quella virtuale che ha numeri ben più ristretti, ma anche per i meccanismi istituzionali prodotti dal referendum che non mette solo in discussione la riforma istituzionale del governo, ma anche il combinato disposto con la legge elettorale. Questo significa che il movimento ha perso come riferimento privilegiato per il suo costituirsi il sistema elettorale fondato sul maggioritario che ne ha favorito l'esplosione, ma non si può però dire che il punto di arrivo ovvero il neoproporzionalismo del consultellum sembra proporre sia acquisito. In un quadro politico fondato su meccanismi proporzionali la dimensione delle alleanze sarebbe infatti ineludibile, tema che il movimento cinquestelle ha sempre eluso, invece.

Ha perso infine anche la SInistra nel senso più ampio, perché ormai è falito il progetto di costruire un partito a SInsitra del PD. Questo schema è stato già bocciato dagli elettori nella scorsa tornata elettorale amministrativa dove le liste legate a questo schema hanno avuto risultati scarsi, ma con il compiuto emergere della crisi del PD innescato dal risultato referendario esso risulta ormai archeologico. Il destino di tutta la Sinistra e non solo di una parte sarà decisa dal decorso della crisi del PD e non sarà possibile restare alla finestra a guardare, ma sarà necessario intervenire personalmente, anche se in modi diversi, pena essere condannati ad una totale irrilevanza.

Il decorso della crisi mostra come il concetto di Sinistra non ouò essere riproposto senza quello di Socialismo. I soli diritti civili e politici senza quelli sociali non possono rispondere alle esigenze sociali che il voto evidenzia, per cui gli elettori soprattutto quelli più giovani sembra siano andati a votare in massa soprattutto per segnalare le loro gravi condizioni e lo stato di impoverimento sempre più accellerato e segnalato dall'ultimo rapporto dal Censis, ma non solo.

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