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*la Sinistra del XXI secolo*

Orietta Basso

Orietta Basso

(Svizzera 1961)

Infermiera presso l'ospedale di Mondovì, città in cui vivo

Ho sempre pensato che se non ci si occupa di politica, la politica comunque si occupa di noi, perciò ho preferito cercare di capire cosa mi succedeva intorno.

Sono sempre stata attenta alle questioni sociali e ritengo che la scelta di organizzarsi come stati dovrebbe essere vista come una tutela nei confronti dei più fragili, perciò il mio impegno politico è stato sempre rivolto a sinistra e teso alla solidarietà sociale.

Giovedì, 08 Dicembre 2016 17:00

Sanità pubblica o privata?

Un programma politico di sinistra si deve occupare anche di sanità, di salute pubblica e individuale.

Come sappiamo, il “gioco” che stanno portando avanti adesso, sotto la spinta del liberismo, è la tensione a privatizzare anche la sanità, in tutti i suoi risvolti. Cosa prevedere come partito di sinistra? L’assoluto contrario!

Si deve partire dall’articolo 32 della Costituzione Italiana: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Badate che in questo articolo c’è tutto, anche la tutela della dignità del fine vita!

Poiché la stessa Costituzione definisce la salute come bene comune (interesse della collettività), oltre che come diritto individuale fondamentale, nostro compito è fare in modo, semplicemente, che venga messo in atto questo articolo. Il motto deve essere: “Nessun profitto dalla sanità, manteniamo in salute le persone, che poi produrranno profitto”.

E’ chiaro che si devono fare i conti con quello che si ha e con quello che si può ottenere. Abbiamo una buona sanità, in generale, incentiviamola, controllando le corruttele degli appalti di approvvigionamento e costruzione delle strutture, vietando l’appalto dei servizi, anche a società a capitale misto.

Lo Stato si deve occupare della salute pubblica e individuale in prima persona, quindi le convenzioni con le strutture private vanno eliminate, quei soldi si devono usare per rinforzare le strutture pubbliche, si deve investire nei nostri ospedali, nei nostri servizi. 

Promuovere una sinergia tra sanità, politica ambientale e servizi sociali, perché l’ambiente in cui si vive deve essere sano.

Individuare quali siano i problemi più pregnanti per la salute delle persone e tentare di rimuoverli, abbattere la burocrazia (bizantina) che ostacola l’accesso ai servizi sanitari e sociali.

La linea politica che ha portato all’individuazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) ha una sua ratio, ma i LEA devono essere ampliati (anche un’unghia incarnita impedisce il benessere delle persone e deve essere curata dallo Stato): bisogna inserire nei LEA tutte quelle situazioni che ostacolano lo svolgimento delle normali attività lavorative, se vogliamo che il nostro motto sia applicato in tutti i suoi risvolti.

Si dice che questo metodo porta a sprechi… Non è vero, gli sprechi, nella sanità, sono altri: i costi delle attrezzature lievitano per via della corruzione, lo stesso per gli approvvigionamenti di farmaci e presidi.

La corruzione è il grande male della sanità, insieme a una burocrazia farraginosa, che fa usare 4 fogli di carta, laddove ne basterebbe uno. E, guardate che non è una piccolezza, moltiplicate all’ennesima potenza i 4 fogli e sono milioni di Euro.

Le strade tanto complicate per accedere ai servizi sanitari sono un costo immane per le persone e per il servizio: semplifichiamo. Vuol dire anche dare un colpo al clientelismo (nella sanità pubblica esistono un sacco di figure di cui non si capisce il ruolo).

Sull’onda del “risparmio” hanno centralizzato molti servizi, tagliato posti letto e chiuso reparti periferici, accorpato ASL, formando degli elefanti burocratici immensi, ecco… torniamo indietro! Ci sono reparti che sono essenziali e devono essere distribuiti sul territorio, penso ai reparti di base come la chirurgia generale, la medicina interna, l’ostetricia… questi devono essere a “portata di mano” delle persone, non a centinaia di chilometri di distanza.

I reparti ad alta specialità (chirurgia toracica, neurochirurgia, cardiochirurgia e via dicendo) possono essere centralizzate in eccellenze, perché il fabbisogno di questa parte del servizio è meno diffuso e sarebbe uno spreco di risorse e anche deleterio: chi vorrebbe farsi operare al cervello in un posto dove ne fanno tre all’anno?

In ogni caso, il concetto fondamentale è che si deve estromettere il privato dalla gestione della salute delle persone: non si vuol dire che non deve esistere il privato, che ha tutto il diritto di essere presente e le persone hanno il diritto di accedervi, ma deve essere a spese private e lo Stato non ci deve versare neanche un soldo.

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Lunedì, 05 Dicembre 2016 16:38

Abbiamo vinto, abbiamo perso

Ha vinto il NO.

Non solo perché la Costituzione ci piace così com’è, anche se alcune cose sono da modificare, ma perché non è piaciuta la riforma…

Al netto di quanti hanno votato solo per cacciare Renzi, e sono meno di quanti si creda, anche se fanno più rumore, tanti hanno votato contro il merito della riforma, anche se magari non sapevano spiegarlo, anche se non riuscivano a controbattere al “politichese” che abbondava negli articoli riformati.

Non è piaciuto essere presi in giro da un fantomatico risparmio di 500.000.000 di Euro, quando in realtà si trattava di poche decine di milioni, non è piaciuta l’elezione in seconda istanza dei futuri senatori e, probabilmente, non è piaciuto per nulla il metodo… un metodo così distante da quello della prima Costituente, così divisivo, così “inciucista” (sostituzione dei componenti della commissione, canguri, ghigliottine), non è piaciuta la propaganda ad alzo zero, messa in campo in questi mesi, l’uso di immagini che definire demagogiche è un gentile complimento e non è piaciuto, agli italiani il blocco della nazione per almeno tre mesi… Sono tre mesi che Renzi e il governo si sono occupati quasi solo della riforma.

E il resto?

Ecco, gli italiani hanno detto NO, non ci sta bene.

Oggi, nel variegato mondo del NO, stanno cercando tutti di metterci il cappello su questa vittoria, però mi dispiace, la vittoria non è vostra, esattamente come la Costituzione, la vittoria deve essere di tutti, compresi i sostenitori del SI’, gli unici che devono sentirsi sconfitti sono i promotori di questa riforma: Napolitano, Renzi, Verdini, Boschi e aggiungerei JP Morgan e l’UE.

Domenica sera Renzi, nel suo discorso post-sconfitta, ha più o meno detto anche queste cose, per una volta sono quasi d’accordo con lui, però si è dimenticato di nominare i mandanti e si è accollato solo lui, la responsabilità della mancata approvazione della riforma, da parte del popolo italiano.

Lo ha fatto a denti stretti, la giornalista che commentava diceva che aveva avuto momenti di commozione. Io non li ho visti, ho letto ancora arroganza nel suo discorso: vi passo la patata bollente, salgo al Colle e rimetto il mandato e mo’ son cavoli vostri…

Ed è vero!

Anche se, a ragion di logica, lui ha fatto il casino e sarebbe bello che lui lo aggiustasse, questo non è possibile, se non rimettesse il mandato, il rischio di manifestazioni anche violente è tutt’altro che remoto, per cui il successore a Palazzo Chigi, si troverà una bella grana da risolvere.

E’ per questo che dico anche: Abbiamo perso.

Abbiamo perso, perché siamo divisi, troppo divisi in questo momento, forse JP Morgan un risultato lo ha ottenuto, divide et impera, un motto da non dimenticare MAI.

La nostra mission, adesso, è ricompattare l’unità nazionale, pur nelle differenze, anche abissali, che ci sono tra i sostenitori del NO e coinvolgere anche i sostenitori del SI’, per non ripetere gli errori che hanno permeato questo tentativo di scardinare la nostra Costituzione e con essa la nostra democrazia, guardiamo al futuro tutti insieme, perché la vittoria del NO vuol dire anche questo: non ci sta bene, che la Costituzione venga modificata da UNA PARTE, deve essere un lavoro d’insieme.

Il M5S e la Lega chiedono elezioni immediate (il M5S ha buon gioco ad andare a elezioni con l’Italicum!), ma credo che non sia auspicabile, prima ci vuole una legge elettorale CONSONA al dettato costituzionale, che normi anche l’elezione del Senato, dopo e solo dopo, bisognerebbe tornare alle urne ed eleggere un Parlamento che proponga le sue modifiche alla Costituzione, ma deve essere un Parlamento con un mandato chiaro del popolo italiano, in questa tornata, nessun partito aveva la riforma della Costituzione nel suo programma e deve essere il Parlamento, non il governo, a modificare la Costituzione, devono essere modifiche e non riforme, per quelle ci vuole una costituente eletta con sistema proporzionale puro, visto che deve rappresentare tutti i cittadini.

Ecco in questa parte abbiamo perso, non ho ascoltato né letto tutti i commenti a questo referendum, ma sui commenti a caldo, nessuno, proprio nessuno, ha detto queste cose.

Eppure la richiesta del popolo italiano è questa: chiarezza, rappresentatività, meno marketing e più vicinanza. Loro sono troppo lontani, ancora persi nei corridoi della politica ad alto livello, peccato che poi ci si debba confrontare con quella a basso livello che facciamo noi, qui dabbasso.

Renzi e il suo governo ci hanno dato una bella facciata, speriamo che anche gli altri capiscano.

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In questi mesi ho svolto un lavoro certosino di comprensione e commento sulla riforma costituzionale che si andrà a ratificare o bocciare il 4 dicembre prossimo.

Non posso inviare tutto il lavoro che ne è scaturito, essendo piuttosto dettagliato, ma le cose più importanti si possono riassumere in 4 punti.

1. IL SENATO

Le cose che cambiano con la riforma renziana sono soprattutto politiche, nel senso che vanno a intaccare l’impianto della nostra Repubblica.

Non è stata modificata la prima parte della Costituzione, quella parte che ci definisce come popolo e nazione, ma praticamente hanno cambiato lo stesso l’articolo 1 laddove esautorano il popolo dalla sua sovranità.

Con la riforma hanno costruito un Senato che non viene mai sciolto, non viene eletto dal popolo, è formato da consiglieri regionali e sindaci, nominati dai consigli regionali, quindi in seconda istanza, ma mai viene passato al vaglio degli elettori.

Hanno anche tolto l’elettorato passivo ai cittadini: finora ogni cittadino che avesse compiuto 40 anni poteva essere eletto senatore, da ora in avanti non succederà più, i senatori sono già consiglieri o sindaci e fanno i senatori part-time.

Inoltre ai consiglieri che diventeranno anche senatori, viene concessa l’immunità parlamentare. Avete idea di quanti consiglieri e sindaci sono indagati al momento?

Occorre anche aggiungere che gli italiani all’estero non saranno rappresentati in questo Senato.

Mi dilungo un po’ sulla questione Senato, perché aver costruito un luogo, in cui gli elettori non hanno voce in capitolo, che rappresenta in seconda istanza i territori, con persone già incaricate di altri compiti (infatti fino ad ora, le cariche di consigliere, sindaco e senatore erano incompatibili!), senza obbligo di mandato (anche in Germania il Bundesrat è eletto in seconda istanza, ma ha vincolo di mandato!), che non ha più la funzione legislativa su parecchie materie pregnanti (ad esempio il bilancio, la finanziaria, per intenderci), che non ha più il controllo sul governo, che risponderà solo alla Camera dei Deputati, mi spaventa; ci hanno trasformato in una repubblica dei cachi, perché non è più parlamentare bicamerale, non è semipresidenziale, è un ibrido, che assomma i difetti dell’uno e dell’altro sistema.

Un’altra cosa che mi preoccupa molto, è che la Camera dei Deputati avrà DA SOLA il potere di dichiarare lo stato di guerra.

2. LA RIDUZIONE DELLA SPESA

Ci dicono che con questa riforma ci sarà una riduzione della spesa della politica, visto che riducono il numero di senatori da 315 a 100 e che non avranno più l’indennità parlamentare.
E’ un piccolo raggiro: prima di tutto la spesa per il Senato è data soprattutto dall’apparato, che non viene smantellato, rimangono uscieri, segretari, portaborse, consulenti (anzi, questi aumenteranno, considerato che i senatori lavoreranno part-time, avranno necessità di una maggior consulenza per svolgere il proprio mandato) e tutti i dipendenti di Palazzo Madama, i nuovi senatori riceveranno, oltre alle indennità da consiglieri e sindaci (molto diversi da regione a regione), dei rimborsi spesa, per il fatto che dovranno muoversi spesso su e giù per la penisola e dovranno alloggiare momentaneamente a Roma (sicuramente non in un monolocale affittato per l’occasione o in un ostello) e sappiamo bene come funziona in Italia la questione rimborsi spesa!

Non ho i numeri esatti, ma la stessa Ragioneria di Stato ha stimato questo risparmio in poche centinaia di migliaia di Euro, che su un bilancio statale, sono briciole. In soldoni per risparmiare pochissimo, ci tolgono rappresentatività.

3. LA SOPPRESSIONE DEL CNEL

Il CNEL (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro) è un organismo di rilievo costituzionale, che era stato introdotto per coordinare la politica nazionale economica e sul lavoro, composto da 65 membri, tra cui 10 esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, 48 rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato, di cui: 22 rappresentanti dei lavoratori dipendenti, tra i quali 3 rappresentano i dirigenti e i quadri pubblici e privati; 9 rappresentanti dei lavoratori autonomi e delle professioni; 17 rappresentanti delle imprese; più 6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato.

In questi decenni ha lavorato pochissimo, risulta quindi essere un “ente inutile”, ma se andiamo a capire la ratio per cui è stato istituito e guardiamo la composizione del consiglio, forse sarebbe stato meglio farlo lavorare, invece di eliminarlo, praticamente tolgono ulteriormente rappresentanza alle parti sociali.

4. REVISIONE DEL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE

Il titolo V è stato già modificato nel 2001, quando si trattò di decentrare la legislazione di diverse materie, ne risultò un piccolo pasticcio, perché nessuna o ben poche materie sono legate solo ed esclusivamente a un territorio, per cui i conflitti di competenza tra governo centrale e regioni diedero il via a molte controversie. Con la nuova modifica si riporta al governo la competenza per molte di queste materie, praticamente si riduce l’autonomia regionale e viene data maggior importanza alla “ragione di stato” (chiamiamola così), che consentirà al governo, ad esempio, di deturpare il Salento per farci passare il TAP, di continuare a bucare il Moncenisio, fregandosene dei rischi per la salute della popolazione, anche se ormai il TAV non lo considera più nessuno e via dicendo.

Le mie considerazioni sono frutto di riflessioni fatte da una persona che non ha una formazione specifica, per cui è probabile che alcune cose non le abbia capite o interpretate bene, rimango dell’idea che la Costituzione di un paese, poiché è la fonte primaria del diritto di quel paese, debba essere comprensibile a tutti e non solo agli addetti ai lavori, pertanto non posso avere fiducia in questa riforma che ha complicato moltissimo la comprensione della nostra Legge Fondamentale.

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