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*la Sinistra del XXI secolo*

Mattia Gambilonghi

Mattia Gambilonghi

(Catania, 1987), laureato in Scienze politiche a Catania e specializzatosi in Storia contemporanea a Bologna, è nella redazione di Esseblog e della rivista La Costituente, collabora con Revue du projet (rivista politica del PCF) e con i Cahiers d'histoire. Revue d'histoire critique.

Ha scritto sulla crisi delle democrazie rappresentative nel volume “Il reale e gli spazi per la politica” (a cura di L. Caffo, Mimesis 2015); ha contribuito al volume “L'enigma dell'Europa” (a cura di R. Morea, Merlin 2016), annuario 2016 del think tank Trasnform! Europe, e al volume “La ginestra. Contributi per una nuova Sinistra” (a cura di S. Oggionni e R. Gramiccia, Bordeaux, 2017) con un contributo sul pensiero di Pietro Ingrao.

In uscita, per l'ed. Aracne, la sua monografia “Controllo operaio e transizione al socialismo. Le sinistre italiane e la democrazia industriale tra anni Settanta e Ottanta”.

Le odierne società complesse, in piena crisi di governo e di rappresentanza, criminalizzano il conflitto, il quale invece è centrale nelle costituzioni-programma democratico-sociali, che vivono di dinamicità e che solo dinamicamente possono essere difese, cioè tendendo al loro potenziamento nel senso del raggiungimento di un nuovo stadio sociale (e costituzionale), motivo per cui sono state poste.

Il fine attuativo della nostra Carta è una particolare forma di socialismo costituzionale definito intorno al progetto di democrazia economica consegnatoci dal combinato disposto degli artt. 1, 3, 41 e 46. Solo l’accettazione della indissolubilità originaria tra costituzione e socialismo potrà consentire di lottare per una costituzione materiale che non contraddica in toto quella formale

Per non presentarsi come il fronte della conservazione e della difesa dello status quo, la sinistra deve promuovere un’idea ricca e articolata di democrazia, opponendo una progettualità riformatrice alternativa, riconnessa alle radici del costituzionalismo democratico-sociale, che approfondisca le direttrici socialiste della Costituzione, promuovendo processi decisionali ed istituti di autogoverno popolare e dei soggetti del lavoro.

Una simile prospettiva non può ignorare gli ostacoli posti dai Trattati europei, ma proprio prendendo atto dell'inconciliabilità fra il modello sociale costituzionale e quello imposto a partire da Maastricht, è possibile chiarire la portata dello scontro rispetto alla “Europa reale” e non rifuggire da una critica da sinistra all'Unione secondo un percorso strategico che sia o di “rottura dell'Unione” o di riforma radicale dei suoi Trattati.

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