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*la Sinistra del XXI secolo*

Pubblicato in Formazione

La Costituzione Commentata - Artt. 33-36

Mercoledì, 31 Ottobre 2012 14:09 Scritto da 

Per quanto riguarda il presente articolo, si ricordi quanto denunciava già Gaetano Salvemini in un congresso degli insegnanti a Napoli nel 1907: "La politica scolastica del partito clericale non può essere, quindi, in Italia che una sola: deprimere la scuola pubblica, non fare nulla per migliorarla e più largamente dotarla; favorire le scuole private confessionali con sussidi pubblici, con sedi d'esami, con pareggiamenti; rafforzata a poco a poco la scuola privata confessionale e disorganizzata la scuola pubblica, sopprimere al momento opportuno questa e presentare come unica salvatrice della gioventù quella. Programma terribilmente pericoloso, perché non richiede nessun tipo di lotta aperta ed attiva, ma solo una tranquilla costante inerzia, troppo comoda per i nostri burocrati e per i nostri politicanti, troppo facile per l'oligarchia opportunista che ci sgoverna.", e che oltre 40 anni di governi DC non erano riusciti a concretizzare in toto, c'è voluto se ben ricordo il primo Governo Prodi, che con il ministro Berlinguer, ma Luigi, ha rotto la diga del: "senza oneri per lo Stato". E lo ha fatto nella forma più ipocrita e surrettizia dicendo che lui non finanziava la scuola privata per rispetto del dettato costituzionale, ma aiutava le famiglie che erano "costrette" a mandare i propri figli alle scuole private, in stragrande maggioranza confessionali.
Si aveva così, oltre comunque alla violazione costituzionale anche se sotto mentite spoglie, il paradosso che in tal modo si sottraevano cospicui fondi alla scuola pubblica, ed ai figli e nipoti di chi (lavoratori dipendenti, operai, stipendiati e pensionati) le tasse le paga al centesimo, per finanziare le famiglie di coloro (professionisti, autonomi, artigiani o artisti) che iscrivono i figli alle scuole private e che comprendono la maggior parte degli evasori fiscali, aggiungendo in tal modo oltre il danno anche la beffa.
Ma il gattopardismo ipocrita è arrivato al punto di giustificare il tutto con il capzioso ragionamento che essendo le scuole pubbliche carenti e non in grado di accogliere, tutte le altre non sarebbero più da considerare private ma "paritarie" , completando in tal modo quanto denunciato appunto dal Salvemini e realizzato verso i primi anni '90, a poco meno di un secolo di distanza.

art. 34. La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Anche qui, alla forma non corrisponde la sostanza, perché a parte i fondi sottratti di cui sopra, non è affatto vero che la scuola dell'obbligo sia gratuita: basta chiederlo alle famiglie che hanno dei bambini o ricordare quando eravamo studenti, quanto costa e costava frequentare la scuola dell'obbligo, in termini di libri e sussidi didattici, che ciascuna famiglia paga di tasca propria ad onta della gratuità tanto conclamata ma mai effettivamente praticata. Anche le borse di studio non sono mai tali da consentire ai più meritevoli di poter conseguire comunque i più alti gradi dello studio, ma c'è sempre il bisogno delle famiglie o che lo studente si trovi anche un lavoro, per poter colmare il disavanzo economico che la borsa non copre.

E, passando al titolo III, c'è da inorridire nel constatare quanto del dettato Costituzionale venga quotidianamente violato in fatto di diritti dei lavoratori, che a norma della Carta dovrebbero essere sostanzialmente tutelati, mentre poi all'atto pratico lo sono solo formalmente, come già chiunque può constatare senza neppure il bisogno dei commenti.

Titolo III - Rapporti economici

art. 35. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

Che la Repubblica tuteli il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni è, come si suol dire a Roma, "una bugia più spudorata di una lapide di cimitero": basti pensare che abbiamo il più alto numero delle morti bianche e degli invalidi del lavoro per renderci conto che alle affermazioni di principio non si da poi corso a soluzioni sostanziali come appunto sancito dalla Carta.

art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Affermazione questa smentita dai fatti in quanto basti guardare le modalità ricattatorie con cui è stato imposto il contratto a Pomigliano e non solo, in quanto dovrebbero spiegare come sia possibile con i cassaintegrati a 800-massimo 1.000 euro al mese, assicurare al lavoratore ed alla sua famiglia "un'esistenza libera e dignitosa". Per non parlare poi degli esodati dei precari e di tutti coloro sotto ricatto del lavoro nero, ma anche di quanti hanno visto negati i diritti come ad es. l'art. 18, che erano stati conquistati dopo almeno un secolo di lotte e che sono stati spazzati via in quattro e quattr'otto, dato che hanno tagliato anche pensioni, ferie, turni di riposo e chi più ne ha, più ne metta!

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