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*la Sinistra del XXI secolo*

Pubblicato in Formazione

La Costituzione Commentata - Artt. 29-32

Lunedì, 22 Ottobre 2012 09:48 Scritto da 

Titolo II - Rapporti etico-sociali.

art. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

Ha qui inizio il titolo II che stabilisce i rapporti etico sociali a partire dalla famiglia. Articolo di cui i conservatori e i reazionari (in primo luogo i talebani clerico-bigotti) fanno uso ed abuso quasi che la Costituzione fosse composta solo da questo articolo. Dimentichi di tutti gli altri (a partire dell'art. 2 che "riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità") ne fanno abuso, dandone un'interpretazione forzosamente taroccata e distorta al solo fine di impedire, ad esempio, la parificazione tra coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali, quasi che il riconoscimento della famiglia in questo articolo abrogasse quanto sancito dall'art. 2. Ma siccome nell'affermare che "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" manca l'avverbio "unica", la famiglia non è altro che una delle formazioni sociali, che in questo articolo viene meglio definita, ma senza che possa prevaricare i diritti precedentemente riconosciuti. E' dunque curioso e paradossale il fatto che al tanto conclamato "Family day", (voluto e promosso in combutta dagli eversori e spergiuri che della Costituzione fanno quotidianamente strame assieme alle gerarchie clericali dello Stato Vaticano che, occupandoci dall'interno, ci pensano loro colonia) a marciare i testa c'erano fior di divorziati, separati e per la Curia "concubini" a partire dal Fra Inteso, sempre Piduista, eversore e spergiuro affiancato dall'ex missino Fini e dal Cattolico Divorziato, il chierichetto Casini, seguiti da altri.

art. 30. È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Con questo articolo è posto un ulteriore tassello per rendere concreto il dettato dei citati artt. 2 e 3 poiché aggiunge la parità dei diritti dei figli nati anche al di fuori del matrimonio (prima considerati cittadini di serie B), aggiungendo anche che, in caso di incapacità dei genitori ad esercitare correttamente i compiti che derivano dal matrimonio e dal "dovere e diritto di mantenere istruire ed educare i figli" comunque nati, sia la legge a fungere da surrogato, provvedendo nel merito. Altresì si stabiliscono i presupposti per la definizione di norme e limiti sulla ricerca della paternità.

art. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Altro articolo quasi del tutto disatteso ed inapplicato, proprio a causa delle scarse misure economiche e provvidenze a tutela della famiglia, comprese quelle con anziani e con figli disabili. Intanto, continui scandali, ormai divenuti normalità, vengono alla luce e anche gli istituti che dovrebbero assolvere questi compiti spesso sono lasciati a se stessi e fatti oggetto di chi, come nell'ultimo caso milanese sulle colonie estive dei minori, vi lucra a discapito di altri.

art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Ulteriore caso del pessimo concetto che si ha del diritto alla salute, pur tanto solennemente indicato come oggetto di chiara tutela "come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività". Si consente che si degradi ed inquini il territorio ed è più che accertato e provato che sui fondi destinati a tutela della salute ormai intingano tutti - dai politicanti alla curia, dal personale sanitario ai personaggi delle ASL - così che è persino inutile citare i singoli casi, dato che la sanità è stata ridodatta ad una palude, per cui seppur il livello del personale medico e paramedico abbia una media soddisfacente se non ottima (con anche punte di eccellenza), sono quotidiani i casi di "malasanità", dovuta al dilagare di corruzioni, concussioni e tangenti. Altresì esiste una burocrazia becera, inefficiente, corrotta, spocchiosa ed autoritaria, così che potremmo chiosare che "se i sanitari ti salvano, è poi il burocrate a condannarti".
"Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana": emerge chiaramente che nei casi Welby ed Englaro, questo comma sia stato totalmente disatteso e violato ed è quindi indispensabile che si faccia una legge sul testamento biologico e sulla disposizioni del "finis vitae". Questo per impedire che siano degli estranei - che prima affermano "la vita è un dono indisponibile" e poi negano al titolare la possibilità di disporne come meglio gli aggrada - a stabilire le cure e gli interventi, in totale spregio della norma in parola, pretendendo di impossessarsi delle vite altrui, con il paradosso di scambiare l'alimentazione forzata parentale con un pranzo familiare a tavola.
Al nostro liberale e democratico: "Tu puoi!" vorrebbero opporre ed imporre il loro illiberale ed antidemocratico: " Tu devi!". Ma ci chiediamo: "Tu devi" a chi e perché?

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