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*la Sinistra del XXI secolo*

Pubblicato in Formazione

La Costituzione Commentata - Artt. 21 - 24

Mercoledì, 10 Ottobre 2012 10:11 Scritto da 

Abbiamo di fronte uno degli articoli di cui maggiormente si parla in questi giorni, proprio in conseguenza della condanna del giornalista Alessandro Sallusti, direttore di Libero, che tutto l'ordine dei giornalisti - ormai anch’essa assurta al rango di “casta" parallela - che insorgono all’unisono e senza eccezione alcuna, dimostrando la pretestuosità di molte delle loro polemiche interpersonali, utili solo a “Darci la guazza” (come si dice a Roma) e farci credere che siano persone libere ed indipendenti, mentre molti di loro si dimostrano essere nient'altro che pennivendoli e velinari al servizio di boss, politicanti e lobbies che li stipendiano.
Così tutti si dimenano nel parlare in difesa della libertà di opinione, mentre la corretta informazione vorrebbe che si affermasse con chiarezza che molti di loro pretendono la licenza di denigrare, insultare, diffamare e calunniare chiunque senza doversene assumere la responsabilità, né penale né civile. Che è un po' il controaltare della licenza di "uccidere" di uno 007.
Sul caso specifico: ma sul serio costoro pensano che siamo talmente ingenui, sprovveduti e financo imbecilli che ci si possa raccontare tutto e il contrario di tutto, fino al punto da farci bere la storiella dei "fatti avvenuti a propria insaputa" di cui Scajola detiene il copyright?
Questo è quanto dichiarato giorni fa a Porta a Porta dal reale autore dell’articolo incriminato - già radiato dall’albo, pluripregiudicato, condannato, spia con il nome in codice di "Agente Betulla" - Renato Farina, calunniatore nascosto sotto lo pseudonimo di Dreyfus, che ha ben pensato di starsene in silenzio, adducendo la scusa che nessuno gli avesse chiesto nulla, portando alla condanna del suo direttore e degno compare che lo ospitava. Questo mentre costui, al pari di tanti mestatori vili e servili, riusciva a farsi eleggere parlamentare in quota PDL, così da proteggersi con lo scudo dell’immunità.
E' certamente un assurdo giuridico che, ad onta dell’art 27 “La responsabilità penale è personale", un direttore venga condannato al carcere per un reato commesso da altri, di cui non sarebbe stato difficile appurare l’identità. Ma ciò serve al gioco corporativo che si sviluppa attorno all'art 21 "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, ma che potrebbe così continuare: “a condizione che siano giornalisti o pubblicisti iscritti all’albo, o che siano possessori di radio, tv o giornali. A patto che abbiano la possibilità di pagarsi un giornalista o pubblicista professionista per ricoprire il ruolo di direttore responsabile”.
Infatti, la legge che dovrebbe regolare la libertà di stampa non fa differenza tra i grandi quotidiani ed i fogli  locali, le riviste o un semplice giornale di paese e persino di un bollettino di condominio, dato che sono tutti sottoposti alle stesse procedure e regole, mentre per una vera libertà di opinione e di stampa (sostanziale e non formale) basterebbe che i periodici locali fossero soggetti a registrarsi o presso i comuni o i commissariati o le stazioni dei CC.  per poter pubblicare le notizie senza bisogni né di registrazioni presso il tribunale, né di un direttore responsabile, giornalista o pubblicista iscritto all’albo:
Quanto poi alla vera libertà di stampa, questa è possibile solo se a farsene carico sono i lettori, senza sponsor né politici né finanziari, in considerazione che nessuno dà niente per niente e chi paga pretende sempre una contropartita. Per questo sarebbe importante prendere in considerazione che vi siano lettori disposti a sostenere il proprio giornale e, magari, invece del normale prezzo di copertina, siano disposti a versare un importo doppio, ma con la garanzia di ricevere, mese per mese, il corrispettivo di quote o azioni in quanto soci della testata, per poter dar loro voce in capitolo e non essere lettori passivi, confortati anche dal fatto che come diceva T. Jefferson:
“Quando la stampa è libera ed i cittadini capaci di leggere, tutto è sicuro". Proprio a dimostrazione dell’importanza fondamentale delle Costituzioni, egli aggiungeva anche che "nelle questioni del potere, non si parli più di fiducia nell'uomo, ma si vincoli quest'ultimo, contro il mal fare, con le catene della Costituzione.”

art. 22. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Anche quest’articolo è una dimostrazione dell’importanza della libertà personale ed individuale, tanto che nessuno per motivi politici può essere degradato al rango di apolide, che starebbe a significare: “Di senza Patria”  

art. 23 Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

Importante anche il fatto che nessuno possa imporre arbitrariamente nessuna prestazione a nessuno. Né prestazioni personali (di lavoro o meno), né patrimoniali (tasse,  imposte,  balzelli, tariffe) possono essere imposti solo in base alla legge. Ed anche questo rientra nel novero dei diritti riconosciuti e garantiti per la libertà dei cittadini, rafforzando quanto già espresso negli art.2 e 3. 

art. 24. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari

Sempre nell'enunciazione dei diritti e dei doveri del cittadino, non poteva certo mancare il “diritto alla difesa” che trae già origine dal diritto romano, il quale affermava: “In dubio pro reo”. Ciò significa anche assicurare ai non abbienti i mezzi per potersi difendere sempre ed in ogni occasione.
Qui però si apre una nota dolente perché, nelle condizioni in cui versa la Giustizia, nella sostanza essa salva i potenti e condanna i più deboli: basta leggere quanto quotidianamente ci ripostano la stampa e le televisioni, tanto che in fatto di Giustizia siamo sottoposti a continui richiami e sanzioni dell'Unione Europea, per le violazioni compiute dallo Stato italiano dei diritti umani e in special modo del diritto di difesa e dei principi del giusto processo.

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Ottobre 2012 11:13

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