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*la Sinistra del XXI secolo*

1. L'appello contro  il Jobs act, per l'art.18 - ottobre 2014

Il ri(s)catto del Lavoro

Il Governo Renzi, dietro gli slogan, cela la propria soluzione finale del problema del lavoro: potenziare la precarietà, legittimare il licenziamento politico e senza giusta causa. Ma i proclami sul contratto "a tutele crescenti" non riescono a nascondere l'intento di cancellare le tutele dei lavoratori conquistate in quarant'anni di lotte operaie. Nessuna parola, invece, sulla necessità di cancellare le quarantasette forme di contratto precario oggi esistenti. Nessuna garanzia sulla copertura finanziaria dei provvedimenti annunciati, né sulla quantificazione del salario minimo legale o sull'estensione degli ammortizzatori sociali.

E' il RICATTO del Lavoro.

Lo Statuto dei lavoratori è ancora oggi il segno tangibile del RISCATTO del lavoro contro il RICATTO del lavoro. L'articolo 18 è stato il primo simbolo dell'unità operaia del terzo millennio, di tre milioni di lavoratori nella splendida piazza del 23 marzo 2002. Rischia di essere anche l'ultimo.

Abolire l'ARTICOLO 18 è il primo passo per smantellare ogni tutela dei lavoratori.

Una volta caduto l'art.18, ogni articolo dello Statuto dei Lavoratori, ogni norma di tutela del lavoro sarà spazzata dalla furia liberista. E' la tanto attesa “Innovazione” del Mercato del Lavoro: la libertà dei padroni di licenziare ed agire indisturbati contro i lavoratori. La propaganda agita i numeri, ma il fatto che l'art.18 investa 3000 persone all'anno dimostra che abbia svolto effettivamente una funzione di tutela generale e di deterrente per i padroni.

Difendere lo STATUTO dei LAVORATORI. Estendere i DIRITTI.

Difendere oggi lo Statuto significa compiere il primo passo per la salvaguardia del lavoro a difesa dei continui attacchi del mondo della finanza e della speculazione, grandi protagonisti nei mercati internazionali ed italiani. Dire no a questo disegno non significa chiudere al cambiamento: significa rimettere nelle mani dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e dei giovani il potere di decidere delle loro vite. Non ci chiudiamo nell'isolata e sterile contrapposizione tra gli ultimi (disoccupati e precari) e penultimi (lavoratori ricattati e ricattabili): noi sappiamo ciò che serve alle genti del nostro Paese.

Ma quali Partiti e Governi della Nazione? Serve un POLO DEL LAVORO.

Alla retorica di governi e partiti della nazione noi ci opponiamo e riteniamo che il Lavoro debba ritornare ad essere un'opzione politica, una scelta di campo, un'alternativa di governo concreta. Serve un Governo che metta al centro il Lavoro che fonda la Repubblica e dunque la democrazia, l'emancipazione, la partecipazione ed il progresso della comunità in cui viviamo. Contro lo Status quo, contro lo stato di cose esistenti, serve un grande movimento di giovani, lavoratori, lavoratrici, pensionati, precari, disoccupati che mettano al centro il valore del Lavoro, come diritto individuale e come dovere collettivo per il progresso materiale e spiriturale della Repubblica.

Siamo il fronte del FUTURO.

Quando imperversa la tempesta, è l'unione di ogni granello di sabbia che fa da argine: pertanto chiamiamo alla mobilitazione politica e sociale, alla rivendicazione per l'estensione dello Statuto dei Lavoratori e per una scelta politica che guardi al Lavoro come inteso nella nostra Costituzione. Oggi non nasce il fronte del NO: nasce il fronte del FUTURO.

Per il RISCATTO del Lavoro.

Uniamoci in comitati spontanei in difesa del Lavoro, che costruiscano la partecipazione e la mobilitazione unitaria di tutte le realtà politiche, sindacali, associative e di lavoratrici e lavoratori sul territorio, che attraversino le mobilitazioni della CGIL, che rilancino l'azione di promozione della proposta politica, parlamentare e sociale. La nostra iniziativa, autonoma e territorializzata, solidale e conflittuale, condivisa e formativa, sarà parte di un percorso di costruzione di una proposta politica che faccia emergere un punto di vista alternativo al liberismo sulla riforma del lavoro e che rilanci il Lavoro come soggetto progressista della trasformazione sociale.

Il liberismo ha i giorni contati. Il Ricatto del Lavoro pure.

2. La prima approvazione del Jobs Act - Novembre 2014

Il 27 novembre 2014, come immaginabile visti i rapporti di forza, la Camera dei Deputati votò il Jobs Act, con le scarse mediazioni dell'area di Damiano e Speranza. Ecco le componenti del fronte parlamentare del no.

Civatiani

I Civatiani, sono coloro che da sempre, nel Pd, avevano preannunciato il loro voto contrario, voto che hanno espresso, quasi tutti, ieri alla Camera. Hanno voluto esprimerlo votando no e non uscendo dall'aula come vedremo invece hanno fatto altre componenti del fronte del no. Hanno però firmato il documento perchè non votiamo il Jobs Act, documento stilato dai trenta parlamentari Pd, che poi saliranno a trentaquattro, che non hano votato la controriforma del lavoro di Renzi. Quest'area è importante perchè, partendo da posizioni " centriste" già ai tempi degli ex Ds, si è progressivamente spostata a sinistra, con quell'irriverenza però, tipica di chi ha vissuto e combattuto certe pratiche di cooptazione e di collusione politica con l'avversario che non hanno visto indenne la sinistra. Non vi è ancora una cultura politica definita, fatto questo che porta alla compresenza di liberali che infatti si astengono in minoranza e invece a un interessante maggioranza che si orienta verso il socialismo e che si rende disponibile ad un lavoro comune a sinistra.

Il resto della minoranza Pd

Passiamo quindi a parlare dei trenta parlamentari a parte i Civatiani che non hanno votato il Jobs Act. La decisione è arrivata in modo sofferto, ma proprio per questo importante, una sofferenza che può avere tanti fattori, ma tra cui c'è anche quello, per noi l'unico interessante agli scopi di questa analisi, della provenienza dal Pci, valori come la disciplina e il centralismo democratico, ormai impossibili da praticare nel Pd ma anche già nei Ds che ancora hanno funto da spauracchio in queste ore. Alla fine però, grazie al lavoro dei militanti di base, alle sollecitazioni della Cgil, che proprio ieri ha incontrato questi deputati, ad una maturazione della coscenza politica ed anche al segnale dell'astensionismo Emiliano, si è giunti alla decisione di ieri. Tra i non votanti vi sono Sinistra Dem, l'area di Cuperlo, la quale già da tempo persegue una politica di ricostruzione del pensiero e dell'azione di sinistra all'interno, ma anche all'esterno con le sue assemblee aperte del Pd. Vi è poi l'area Fassina, che in parlamento vede il deputato Romano a fare da riferimento, ma che è molto attrattiva per economisti critici, militanti usciti dal Pd, un mondo insomma di intellettualità di sinistra non certo da sprecare. Si passa poi all'ala Bindiana, un ala che si basa sul cattolicesimo sociale, filone questo con cui una sinistra matura non può non tenere rapporti. In ultimo vi sono i Bersaniani che non hanno accettato l'improbabile richiamo alla ditta come Alfredo Dattorre, assieme a coloro che provengono da un associazionismo di sinistra, come Paolo Beni, Arci, il quale da ultimo in Emilia ha suonato l'allarme della mancanza di rappresentanza.

Sel

Vi è stato poi il voto contrario di Sinistra Ecologia e Libertà. Negli ultimi mesi il partito di Vendola e Fratoianni, ha mostrato una rinnovata attenzione al lavoro e soprattutto pare aver compreso, finalmente e davvero, la propria non autosufficenza, comprensione che ha spinto i dirigenti di Sel a convocare per gennaio una conferenza programmatica aperta a tutti coloro che sono interessati alla costruzione di un partito della sinistra, così Fratoianni a Parigi all'incontro Cherchez la Gauche promosso dai circoli parigini di Pd e Sel. Un occasione che sarà sicuramente da sfruttare e in cui tanto ruolo possono giocare i militanti e dirigenti di Sel che provengono dalla Fiom e che con la Fiom mantengono un rapporto, perchè, come ha spiegato ieri Landini a otto e mezzo su la7, La Fiom e la Cgil fanno politica seppur con l'autonomia che si addice ai sindacati.

Movimento Cinque Stelle

Contrari anche in blocco i deputati del Movimento Cinque Stelle. Anche tra i Grillini, il voto Emiliano ha portato a una sclerotizzazione dei conflitti già in atto. L'ala meno fedele al comico Genovese, che già ha subito espulsioni e che ora è capeggiata da Pizzarotti, sta esprimendo tutto il suo malcontento. A questo punto si dovrà analizzare a cosa porterà la probabile spaccatura del Movimento Cinque Stelle e se da questa possano " tornare a casa", ovvero nel campo del fronte per il lavoro, come già fatto da Zaccagnini, pezzi di quella classe lavoratrice che sono passati e attirati nel populismo Grillesco.

Le destre

Vi è stato anche il voto contrario di Lega Nord, Fi e An, tre forze, specie la prima che provano a cavalcare il malcontento dei lavoratori per riportarli su un lepenismo nazionalista e su un ottica di guerra alle istituzioni tecnocratiche Europee, le sovrastrutture capitaliste, senza però, ovviamente, contrastare il capitalismo e lo sfruttamento della classe lavoratrice, ma anzi scegliendo una borghesia nazionale e un padronato nazionalista e ancor più retrivo da cui fare ingabbiare i lavoratori. Sarà importante non concedere sfonde, non cedere al frontismo, come ha sottolineato appunto e ancora il leader Fiom Landini.

Conclusioni

Il fatto politico importante della votazione è stato il fronte del no al Jobs Act che ha dato una più solida, seppur insufficente rappresentanza parlamentare a coloro che scenderanno in piazza per lo sciopero generale del dodici dicembre e che in questi mesi hanno animato il conflitto e la ricomposizione sociale della classe lavoratrice. Un primo incontro tra necessità di ricomposizione sociale e ricomposizione politica del mondo del lavoro, un importante punto di partenza da non lasciare cadere nel vuoto. Ed allora appare ancora più fondato ed urgente, l'impegno a cui Sinistra 21 ha sollecitato, coi mezzi a nostra disposizione, tutti coloro che sono per un riscatto del lavoro come elemento emancipatore di democrazia e superamento progressivo del capitalismo, come pure l'invito a costruire dei Forum per l'Alternativa sui territori che costruiscano, praticandola e costruendola, l'alternativa politica capace di egemonizzare e ottenre la maggioranza dei consensi basata su un socialismo del ventunesimo secolo alternativo a questo sistema neoliberista.

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