Accedi ai servizi con il tuo nome utente e password

Accedi - Registrati

*la Sinistra del XXI secolo*

L'inchiesta operaia è un metodo di intervento politico nell'azienda, inventato da Karl Marx, che fonda una conoscenza (dei lavoratori e della fabbrica) preventiva al lavoro politico e che nella storia del movimento operaio ha avuto alterne fortune.

Per la costituzione del partito antagonista, il solo di cui non si servono i grandi industriali, i quali non hanno "un partito politico permanente proprio [ma] si servono dei partiti esistenti [perché] il loro interesse è un determinato equilibrio, che ottengono appunto rafforzando coi loro mezzi, volta a volta, questo o quello dei partiti del vario scacchiere politico” (A. Gramsci, Note sul Machiavelli), più che promuovere “un accordo con i segretari delle federazioni e dei sindacati [serve] studiare ciò che avviene in mezzo alle masse operaie [nella] fabbrica capitalista come forma necessariamente della classe operaia, come organismo politico, come ‘territorio nazionale’ dell'autogoverno operaio” (A. Gramsci, L'Ordine nuovo).

Una proposta ai compagni della Pirelli e della Iveco: iniziare da noi stessi per proseguire con tutti gli altri

Un gruppo di lavoratori già impegnato sul terreno politico è da considerarsi un'avanguardia rispetto alla massa dei lavoratori dell'azienda.

Tuttavia, è possibile iniziare questo tipo di lavoro con una intervista introduttiva ai primi per fare esperienza sul metodo, purché si consideri che i risultati non rappresenteranno completamente il "senso comune" dei lavoratori dell'azienda,  meno politicizzati.

La struttura locale che svolgerà l'inchiesta non dovrà praticarla "in incognito", perché si tratta di uno strumento concreto di lavoro politico, che è anche opportuno sistematizzare e comunicare.

L'obiettivo minimo è costruire un nucleo di compagni, anche esterni alla fabbrica, che sviluppi continuativamente l'inchiesta come metodo permanente per conoscere preventivamente il terreno su cui  poter successivamente agire con più efficacia.

blog.sinistra21.it è il nostro contributo alla creazione di un polo mediatico della sinistra del XXI secolo, progetto che portiamo avanti da tempo.

I blog sono gratuiti per tutti coloro che si registrano al sito e facili da usare (possono essere aggiornati anche via email) e sono aperti a tutti i militanti e gli elettori di sinistra, senza distinzioni di sorta.

Cosa caratterizzava lo stile di direzione politica gramsciano1? La capacità di ascoltare. E' dunque opportuno ascoltare i dubbi e le sollecitazioni che arrivano dalle compagne e dai compagni e provare, per quanto possibile, a darvi risposta.

E' possibile fuoriuscire dalla crisi della sovranità in via non extra-legale?

Lo squilibrio tra libertà ed uguaglianza è una costante della storia delle costituzioni, ma negli ultimi tempi lo sbilanciamento a favore del primo termine è stato ancor più accentuato dalla fuga della componente economica dei diritti liberali dal controllo democratico del circuito politico – rappresentativo.

Oggi, l’intero sistema democratico nazionale è costretto a muoversi entro compatibilità economiche e giuridiche esterne a quel circuito e lontane dal conflitto sociale, che restringono i margini delle politiche di redistribuzione e garantiscono alla proprietà di sottrarsi dal perimetro della sovranità nazionale.

Il comitato organizzatore ha inviato i questionari di valutazione del Forum di Marsiglia. Possono essere compilati sia da coloro i quali vi hanno partecipato che da chi ha seguito l'evento in streaming o ne ha sentito parlare. Li mettiamo dunque a disposizione di tutti in download allegati all'articolo. Possono essere inviati direttamente alla mail degli organizzatori oppure all'indirizzo di sinistra21[at]gmail.com. Provvederemo noi ad inviarli tutti insieme entro la data del 22 gennaio.

La guerra scatenata dal capitale - caduta dei redditi da lavoro (salari, stipendi, pensioni); tagli al welfare; aumento dei prezzi; pressione fiscale; esplosione dei debiti pubblici provocata dalla socializzazione delle perdite private (salvataggio di banche d'affari e imprese decotte); disoccupazione; licenziamenti facili - per affermare il suo dominio sul lavoro può essere affrontata da una forza internazionale che agisca su un piano globale.

Le classi lavoratrici, con un vistoso processo di proletarizzazione del ceto medio, subiscono un gigantesco processo di redistribuzione (verso l'alto) della ricchezza (e del potere politico) in linea col trentennio neoliberista: questa è una guerra. La crisi è una guerra contro chi non è in condizione di difendersi e perde reddito e lavoro,  una «guerra sociale scatenata dai super-ricchi che pretendono di essere esentati dal contratto sociale» (Paul Krugman).

La guerra sociale si traduce in milioni di disoccupati e di nuovi poveri, un esercito che si moltiplica per garantire benefici all'oligarchia autoctona e globale. «Guerra», si badi, non è una metafora. Si tratta di una guerra di nuovo tipo, senza visibile spargimento di sangue. Si tratta della prima guerra capitalista in senso proprio, se è vero che il capitale aspira a comandare ricorrendo alla pura coazione economica. Il suo sogno è governare per mezzo del solo mercato.

Ma perché è finalmente possibile questa nuova guerra, veramente fredda? Perché esistono finalmente le condizioni sistemiche per combatterla: la possibilità di delocalizzare ovunque le produzioni alla ricerca di condizioni più favorevoli per il capitale industriale; e la possibilità di spostare in tempo reale masse gigantesche di capitale finanziario, decidendo dei tassi d'interesse e di rendimento su tutti i mercati.

Oggi il pianeta è unificato sotto il dominio del capitale. Questo non significa che non sussistano, al tempo stesso, fattori di crisi strutturale. La guerra contro i corpi sociali consegue alla caduta del saggio di profitto e a sua volta la riproduce, radicalizzandola. Ma finché la sovranità sarà esercitata dal capitale, ci troveremo a vivere in quest'incubo.

La crisi è una guerra che il capitale scatena per consolidare il proprio dominio sui popoli e in particolare sul lavoro vivo. Per combatterla sulla trincea contrapposta è necessario, come dalla metà dell'Ottocento, creare un contropotere altrettanto globale, seguendo l'intuizione che il movimento operaio ebbe allora, quando diede vita alla prima Internazionale.

Mentre la concorrenza tra i capitali ne favorisce la centralizzazione, quella, eteronoma, tra i diversi segmenti della classe operaia ostacola l'unità del lavoro. Tuttavia la sinistra anticapitalista deve investire ogni sforzo per costruire la propria unità politica sul piano transnazionale, a cominciare dal livello europeo e, qui, dai paesi più esposti agli attacchi del potere finanziario.

Etichettato sotto:

Una compagna pone un interrogativo sul transpartitismo, un principio fondativo di Sinistra XXI: perché, in alcune fasi, nella tattica transpartitica di Sinistra XXI sembra essere privilegiata l'iniziativa nei confronti di una specifica componente della sinistra? Approfitto della circostanza per rimettere in ordine alcuni assi portanti della nostra azione.

Per rispondere ai dubbi della compagna, non cambia nulla rispetto a quanto storicamente Sinistra XXI ha sempre fatto: l'unica differenza è che in questi giorni/settimane si sta appunto combattendo la battaglia per la conquista di una casamatta (con il congresso di SI dal 17 al 19 febbraio), che non sarà risolutiva per vincere la lotta complessiva, ma il cui controllo può aprire nuovi spazi e spiragli per l'avanzamento della nostra strategia.

Entro febbraio il congresso di SI finirà e ad aprile, peraltro, si aprirà un'altra lotta: quella del congresso di Rifondazione comunista, dove le compagne e i compagni di Sinistra XXI impegnati in questa organizzazione saranno appoggiati e sostenuti, così come viceversa è successo in questi giorni con chi aderisce a SI.

Attualmente non esiste un compendio scientifico che analizzi la crisi di impresa secondo una prospettiva labor-oriented, cioè secondo il punto di vista dei lavoratori coinvolti nella crisi.

Come Sinistra XXI, in un'ottica di ricerca-azione partecipativa e di conricerca sui luoghi di lavoro, sarebbe auspicabile affrontare la tematica, tanto sul piano teorico quanto su quello pratico. Ritengo che questo filone potrebbe consentirci un interessante intervento, non meramente solidaristico, all'interno dei luoghi di lavoro e specialmente del lavoro produttivo.

Etichettato sotto:
Pagina 1 di 3

Newsletter

Dove trovi i nostri scritti

Autori